Sicilia: l’urbanistica è “Cosa nostra”


Che in Sicilia non si andasse tanto per il sottile in tema di deregulation urbanistica lo si era capito fin dagli anni Cinquanta, quando la «premiata ditta» Salvo Lima (sindaco) e Vito Ciancimino (assessore ai Lavori pubblici) diede vita al famigerato sacco di Palermo, forse la più grande speculazione edilizia della storia italiana (in una sola notte furono concesse oltre 500 licenze per nuove costruzioni). Oggi, l’antica Trinacria forse sta messa peggio di ieri: secondo alcune stime, un edificio illegale su dieci, tirato su in Italia, si trova da queste parti. Guida la speciale classifica delle città con il più alto numero di alloggi e manufatti abusivi la provincia di Palermo, seguita a ruota da Catania, Agrigento, Caltanissetta e Siracusa.

Legambiente ha calcolato in almeno 141.913 le particelle con fabbricati non dichiarati che sono state scoperte da rilevazioni aeree e confronti con mappe catastali negli ultimi anni. A Lampedusa, ad esempio, sono state avanzate quasi 3.000 richieste di condono edilizio (su poco più di 5.000 e 700 abitanti), ma il rischio «colata selvaggia» incombe ancora sugli «appetitosi » terreni agricoli, sui quali si sono già poggiati gli sguardi vogliosi dei soliti palazzinari: da rilevare, inoltre, che l’isola non possiede né un piano regolatore, né un piano paesistico, ma soltanto un vecchio programma di fabbricazione, che non è certamente la Bibbia.

Restando ancora in provincia di Agrigento, nella baia di Lido Rossello, per la precisione, da quindici anni gli scheletri di alcune palazzine, in riva al mare, deturpano il paesaggio: la loro costruzione era stata avviata, agli inizi dei Novanta, attraverso una procedura che ha dell’incredibile: gli assessori del Comune di Realmonte, dove sorge il litorale, si erano autorizzati da sé l’edificazione degli immobili. I piloni affondati nella sabbia sono ancora lì, che aspettano di essere sradicati. E chissà quando questo avverrà. A pochi chilometri, invece, è tuttora in fase di realizzazione un albergo sulla spiaggia della Scala dei Turchi, del quale il Tar Sicilia ha già disposto l’abbattimento.

Ma finora, senza alcun risultato. Come senza risultato sono le battaglie degli ambientalisti contro le case abusive nella Valle dei Templi, edificate tra gli anni Settanta e Ottanta - si disse - anche grazie all’«interessamento» di Cosa nostra. La magistratura ha dichiarato che devono essere rase al suolo. Finora, soltanto otto su seicento sono crollate sotto i colpi dei bulldozer. A proposito di mafia e mafiosi, se ci spostiamo a Pizzo Sella, in provincia di Palermo, ci imbattiamo in un milione di metri quadrati di cemento dichiarati abusivi sia dalla Cassazione che dal Tar. Ma è come se non fosse successo niente. Le villette sono ancora al loro posto.
continua su terranews.it

Commenti