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sabato 30 maggio 2009

Il terremoto in Abruzzo: UN’OCCASIONE PERSA PER TACERE

SOLIDARIETA’ PER I TERREMOTATI DELL’ABRUZZO (UOMINI E DONNE CHE
HANNO PERSO CASA E VITE UMANE …. INGEGNERI ED ARCHITETTI CHE
PERDERANNO LA LORO RISPETTABILITA’ PROFESSIONALE): UN’OCCASIONE
PERSA PER TACERE

Neanche il silenzio delle macerie e del dolore è riuscito a fare tacere i “soloni” del sapere scientifico, che hanno fatto a
gara per spalancare le fauci e gridare le loro “non verità ignoranti”, che hanno fatto rabbrividire di stupore pure me…..
piccola (non d’età, ma di scienza) ingegnere generico.
Esprimo, mesta, la mia solidarietà umana agli abitanti delle zone terremotate; grido, a gran voce, la mia solidarietà ai
colleghi ingegneri e architetti che hanno lavorato nelle zone terremotate.
Sono nata all’Università di Catania con il professore di scienza delle costruzioni che alla prima affollata lezione
dell’anno accademico 1976-1977, ci fece sapere che le metodologie di calcolo strutturale che andavamo a studiare, erano
nate considerando coefficienti di sicurezza tali che c’era la possibilità che una costruzione su un milione crollasse: ci
dovevamo solo porre il problema di dover eventualmente e disgraziatamente spiegare al magistrato inquirente, che era
proprio la costruzione da noi progettata, ad essere quella “milionesima” costruzione…..
Ero prossima alla laurea di ingegneria civile, quando nel 1980 attraversai in macchina l’Irpinia, in rientro da Roma a
Catania, in un paesaggio spettralmente innevato e semidistrutto dal terremoto.
Ero appena laureata, quando nel 1981, giovane ed orgogliosa ingegnere, iniziavo il mio percorso professionale con un
corso di formazione a Roma per l’applicazione della nuova normativa antisismica, nata dalle macerie di quel terremoto e
dalla volontà di “prevenzione”.

Fui affascinata da quella scienza che tentava di sfidare i terremoti, che raccoglieva esperienze e ricerche, che ci
spiegava le masse, le inerzie, la duttilità; ma fui molto colpita da una storia il cui racconto ci fu regalato da un docente: un
uomo che era scampato bambino, miracolosamente, al terremoto del 1908, era cresciuto con l’angoscia delle macerie che
gli crollavano addosso e con il desiderio di costruire per se’ e per i propri figli un’abitazione “sicura”; in età adulta riuscì ad
esaudire questo desiderio commissionando ad un tecnico (non importa se architetto o ingegnere) una casa unifamiliare da
edificare con criteri antisismici; con l’avvento del terremoto dell’Irpinia, questa casa “sicura” riportò gravissimi danni e,
anche se non causò la morte dei sui abitanti, risultò inagibile, diversamente da altri edifici limitrofi, che invece erano
risultati illesi malgrado non fossero stati edificati con strutture antisismiche. Il nostro docente ci proiettò le incredibili
diapositive che mostravano l’edificio antisismico fortemente danneggiato, accanto a vari altri edifici quasi non toccati dal
sisma…… In conclusione, prima di farci immergere nei numeri e nelle formule matematiche, il nostro bravo docente ci
volle spiegare che le forze naturali del sisma sono trattate in forma matematica, ma non possono essere sempre
completamente fermate da una struttura antisismica, se non c’è anche il supporto di un’architettura, di un’economia e di
una cultura antisismica.
Rabbrividisco, e sono umanamente vicina ai miei colleghi ingegneri e architetti, che saranno indagati per aver preso
parte alla ristrutturazione dell’ospedale di ….., piuttosto che alla costruzione dell’edificio di….. come progettisti, o direttori
dei lavori, o collaudatori, o costruttori; sono solidale con loro e sono convinta già da ora della loro probabile innocenza,
della loro professionalità che nulla ha potuto, perché nulla e nessuno probabilmente avrebbe potuto, contro le forze di quel
terremoto ….. e nulla potrà con i “giustizieri” che già si pavoneggiano davanti alle telecamere.
Dobbiamo dire chiaramente che la ristrutturazione di quegli edifici, è cosa ben diversa dall’adeguamento antisismico
degli edifici stessi; che il direttore dei lavori coordina e dirige il progredire di una costruzione con controlli a campione
dettati dalle norme vigenti; che un collaudo (strutturale) è fatto in cantiere, ma anche con il controllo di certificazioni di
laboratorio e di fabbrica fatte su prelievi a campione; che i costruttori non sono tutti “brutti e cattivi” ma spesso invece
mantengono procedure di lavoro efficaci e corrette; che solo da pochi anni ci siamo resi conto che il conglomerato
cementizio armato ha una vita più limitata di quello che credevano potesse avere.
Non ci facciamo confondere da chi, per mestiere, non sa o non vuole dirci tutta la verità, e cavalca la tigre dell’angoscia
post-tragedia, per puntare ignobilmente il dito verso i soliti ingegneri e architetti, spesso anche immaginati corrotti dalle
imprese costruttrici e corruttori di pubblici amministratori.
Per risolvere i problemi non si può e non si deve sempre trovare un colpevole materiale, un capro espiatorio sul quale
neutralizzare la rabbia e asciugare le lacrime, non si devono necessariamente muovere accuse infamanti ed ingiuste per
omicidi colposi plurimi, o quant’altro di peggio.
Continuando con questa falsa informazione non so come andrà a finire, …… ma so come inizierà di nuovo: colleghi
posti alla gogna costretti per anni a dimostrare la loro estraneità; costose quanto inutili perizie in edifici costruiti prima
dell’entrata in vigore delle normative antisismiche, ulteriori leggi restrittive, volte quasi esclusivamente a fare della nostra
professione di ingegneri e architetti, un campo minato, gettandoci addosso tutte le responsabilità ….. fino al prossimo
terremoto.
AVEVO UN SOGNO ……… FARE L’INGEGNERE!
Giusi Cannata
Presidente Nazionale A.I.D.I.A.
Associazione Italiana Donne Ingegneri ed Architetti
www.aidia-italia.org

Architetti, Ingegneri e Geometri in ogni famiglia c'è n'è almeno uno


Nazzareno Iarrusso, segretario provinciale di Federarchitetti, ha inviato una riflessione “sulla tematica affrontata dal Quaderno in merito agli affidamenti degli incarichi professionali al Comune di Benevento e alla short - list (ormai bisognerebbe chiamarle long - list) pubblicata da Sannio Europa” che pubblichiamo integralmente:

“Le trasformazioni sociali, derivanti dalla caduta del muro di Berlino, hanno contribuito a far emergere le contraddizioni del sistema precedente basato sulla presenza dello Stato nei processi produttivi dato che lo stesso non poteva indebitarsi ulteriormente per assorbire le tensioni esistenti nella società civile.
Il repentino cambiamento della strutturazione economica ha visto impreparata la classe politica e dirigenziale la quale ha dovuto far ricorso ad esponenti provenienti dalla società civile per consentire il traghettamento, senza ulteriori scossoni, verso il nuovo modello di riferimento.

A questo va aggiunto l’allargamento all’Eurolandia dell’arena competitiva.
Gli anni novanta ed inizio di questo secolo, pertanto, sono stati interessati da sostanziali riforme in quasi tutti i settori economici della società tra cui il settore tecnico professionale; processo di trasformazione, peraltro, ancora non concluso.
Per quanto attiene la professione di Architetto (e non solo per tale settore professionale), l’ultimo decennio si è caratterizzato per il copioso accesso al mondo della professione scaturito dallo modifica del processo produttivo tendente a ridurre la manodopera a vantaggio della nuova tecnologia per cui si è preferito parcheggiare i giovani all’interno delle Università, anch’essa, però, ancora impreparata alla formazione verso la nuova economia ormai globalizzata.

Esaminando i dati locali prendiamo a riferimento quello a noi più vicini e relativi alle iscrizioni all’Ordine degli Architetti di Benevento negli ultimi tre lustri. Da essi si denota un incremento percentuale pari a circa il quadruplo di quello originario e se i dati li analizziamo per tutti i professionisti dell’area tecnica, cioè includendo anche gli ingegneri ed i geometri, operanti nella città di Benevento si ha un rapporto di circa un professionista ogni centotrenta abitanti.

A prima vista i dati sopra riportati possono apparire esorbitanti rispetto alla reale capacità di assorbimento della domanda professionale proveniente dalla città capoluogo. Però, la portata dei mutamenti in atto presenta diverse chiavi di lettura in rapporto alla domanda dei servizi professionali. Il mercato dell’architettura si va trasformando in presenza della crescente complessità tecnico – produttiva delle opere, della macchinosità della cornice normativa, della razionalizzazione delle risorse finanziarie, di un cambiamento nel ruolo e nelle funzioni del prodotto che tende sempre più ad integrarsi ad una componente di servizio.

L’introduzione di nuove tecnologie costringe a frequenti mutamenti sia delle strutture che dei processi gestionali. Sfuma il confine tra opere pubbliche ed edilizia privata e cresce, parallelamente al contenuto tecnologico degli edifici, il peso dei lavori e delle attività di servizio specializzati. La rivalutazione delle risorse umane, lo sviluppo di nuove conoscenze, l’evoluzione dei “saperi”, la ricerca di nuovi profili professionali per promuovere il rinnovamento dei cicli produttivi, costituiscono un imprescindibile fattore
strategico del nuovo scenario competitivo.

In tale contesto risulta pienamente coinvolta la figura dell’Architetto, costretto a ripensare il percorso di costruzione del proprio ruolo, le sue funzioni, i termini dell’identità professionale. Dai processi formativi di base alle scelte di specializzazione, dall’inserimento in organizzazioni pubbliche o d’impresa, alle forme di esercizio della libera professione, occorre sintetizzarsi con un mercato che detta nuove condizioni e impone nuove regole ma al tempo stesso offre grandi e per certi aspetti forse inedite opportunità.

Nel nuovo modello economico, la modifica del processo produttivo ha innescato una domanda di servizi a cui l’area professionale - tecnica può dare risposte opportune. Vi è la necessità, però, che anche le istituzioni pubbliche svolgano il proprio ruolo per favorire il processo in atto. In tale settore ancora sono evidenti sedimentazioni del modello economico ormai obsoleto. In tale contesto si evidenzia che il mercato delle opere pubbliche ancora non è “libero”.

La riforma delle opere pubbliche, avvenuta tramite le varie leggi “Merloni” fino a raggiungere con ben tre modifiche l’attuale “codice degli appalti”, ha privilegiato l’egemonia della classe politica e dei professionisti pubblici dipendenti costituendo di fatto un nuovo monopolio pubblico, in palese contrasto con la liberalizzazione dei mercati richiesta dalla Comunità Europea.

La necessità di risanare i conti pubblici negli anni novanta, ha favorito l’inserimento dei professionisti dipendenti pubblici nella realizzazione delle opere pubbliche; cioè, al posto dell’incremento degli stipendi per le prestazioni che svolgono nella pubblica amministrazione, sono stati attribuiti incentivi economici provenienti dal settore delle opere pubbliche anche se notevolmente ridimensionati con il D.L. n. 185/2008.

La distorsione al “libero mercato” è evidente e a sua volta produce ulteriore deformazione derivante dall’utilizzo dei liberi professionisti per renderli dipendenti dei dipendenti pubblici, stante l’impossibilità della struttura pubblica ad assolvere sia alle funzioni amministrative che al nuovo ruolo affidato per legge.

Se alle nuove generazioni che si affacciano alla professione non si vuole togliere il diritto a sognare il proprio futuro per far pagare le colpe della generazione che l’ha preceduta occorre che la classe dirigente si sforzi alla liberazione del lavoro professionale da tutti quei lacci e lacciuoli che favoriscono solo una piccola parte del mondo professionale.
Nazzareno Iarrusso
Presidente Federarchitetti Sezione di Benevento". Fonte: ilquaderno.it

venerdì 29 maggio 2009

GUIDA alla Certificazione energetica.

Uno strumento utile che illustra gli obblighi, le scadenze e i benefici.

29/05/2009 – È stata presentata martedì scorso, presso la Casa Dell'Energia di Milano, la Guida su “La certificazione energetica degli edifici”, messa a punto da ICMQ e Adiconsum, per la comprensione e l’uso della certificazione energetica per contenere i consumi diminuendo la spesa delle famiglie e delle imprese italiane.

Secondo l'European Insulation Manufacturers Association (EURIMA), il consumo di energia per il riscaldamento, per l’acqua calda e per il raffrescamento estivo degli edifici rappresenta all’incirca il 40% dei consumi energetici dell’intera Comunità europea. Da marzo 2007 esiste un accordo che vincola i paesi membri a ridurre entro il 2020 i consumi e le emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990, incrementando al contempo del 20% la produzione di energia da fonti rinnovabili. L’Italia, paese europeo con il maggiore impiego di energia nel patrimonio edilizio, secondo le stime dell’ENEA, dal 1990 al 2006 ha visto incrementare i consumi energetici del settore civile (residenziale e terziario) di quasi il 2% all’anno.

Il settore delle costruzioni ha quindi un ruolo strategico e una grande responsabilità nell’implementazione di politiche per il risparmio energetico e il contenimento delle emissioni dei gas serra. Nonostante ciò non si ritiene possibile il perseguimento degli obiettivi imposti dalla Comunità Europea operando solo sul miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici di nuova costruzione. Oggi, grazie ad un’attenta gestione degli impianti termici e all’utilizzo di tecnologie e materiali innovativi, i consumi energetici degli edifici civili vecchi e nuovi si possono ridurre anche del 40-50%, mantenendo le medesime condizioni di comfort, o addirittura migliorandole.

Per questo motivo Adiconsum, l’Associazione Nazionale dei Consumatori e ICMQ, Istituto di certificazione e marchio di qualità per prodotti e servizi per le costruzioni, hanno deciso di realizzare una Guida su: La certificazione energetica degli edifici. Gli obblighi, le scadenze, i benefici. Uno strumento utileperfornire alle famiglie, agli amministratori di condominio, agli enti locali e a tutti gli altri soggetti interessati indicazioni chiare per la comprensione e l’uso della certificazione energetica (previsto dal D.Lgs 192/05, modificato con il D.Lgs. 311/06 e successive modifiche e integrazioni), per contenere i consumi diminuendo la spesa energetica delle famiglie e delle imprese italiane. continua su edilportale.com

giovedì 28 maggio 2009

Piano casa, lavoro per tanti


L'assessore regionale all'Urbanistica Marangon ieri all'incontro degli industriali di Treviso: «Il progetto verrà approvato entro il 24 giugno». Ance: «Interventi su 20 mila abitazioni e investimenti per 1,5 miliardi»

«Entro il 24 giugno verrà approvato il piano casa». E' la promessa dell'assessore regionale all'urbanistica Renzo Marangon fatta ieri davanti ai costruttori dell'associazione industriali di Treviso e Venezia. Sono previsti investimenti privati per 1,5 miliardi di euro spalmati su 2 anni; il prodotto del settore passerà dall'attuale -14% su scala regionale a un +27%. Un'iniezione vitaminica che garantirà il posto a 20.000 persone.
Il riscatto dell'edilizia dovrà passare necessariamente per il disegno di legge regionale dedicato alle abitazioni. Il tracollo del settore sta portando all'introduzione di nuove norme che agevoleranno gli ampliamenti delle residenze fino a un massimo del 40% (in caso di ricostruzioni secondo criteri di edilizia sostenibile) rispetto all'attuale volume. In Veneto però il piano casa si è arenato pochi giorni fa in consiglio regionale, causa gli oltre 2.000 emendamenti presentati dalle opposizioni. «Stiamo registrando danni rilevanti a livello occupazionale - fa sapere Stefano Pelliciari, presidente Ance del Veneto -.

Con l'approvazione della legge, in Regione si darebbe vita ad interventi per 80.000 abitazioni private, con una ricaduta occupazionale di pari numero. Siamo andati in pressing sulla politica ma, visto il blocco del testo, sembra abbiano prevalso le ragioni partitiche». Solo a Treviso (che vale il 25% delle residenze ipoteticamente soggette agli interventi di restauro e ampliamento) si tratta di una fetta pari a 20.000 case, alle quali potrebbero essere aggiunti nuove camere, sale o garage. Con il clima elettorale che si scalda, gli accordi non sono però molto facili. «Le aziende si aspettavano maggiore attività da parte della politica locale - dichiara Flavio Sgambaro, vice presidente di Unindustria Treviso -. Questi sono ritardi che ogni giorno vanno a pesare sulle scelte di sviluppo della aziende trevigiane. In una situazione di crisi sollecitiamo più velocità».

Ma la sveglia degli industriali è suonata a vuoto, e per arrivare al traguardo bisognerà aspettare ancora un mese. «Ci sono tutti gli elementi per approvare il 23 giugno - ha dichiarato l'assessore Marangon - siamo sicuri del risultato e non indietreggeremo di un passo. La vicinanza delle elezioni ha fatto prevalere gli interessi dei singoli, ma ora vedo la strada sgombra». Non mancano però i richiami alla cementificazione selvaggia arrivati da più parti nei mesi scorsi. La proposta di legge veneta è infatti la più permissiva a livello nazionale e le cicatrici delle passate speculazioni sul territorio sono ancora ben visibili. «Saranno i comuni a dover decidere entro il 30 settembre dove sarà possibile mettere mano e dove no - continua Marangon - tempo sufficiente a disposizione anche dei sindaci che usciranno vincitori a dalle urne a giugno». Sulle tracce del piano casa anche le banche sono pronte a prendere la palla al balzo, come racconta l'assessore. «La Cassa di risparmio del Veneto ha già deciso di offrire un pacchetto di finanziamenti dedicati al piano casa. Si tratterà di procedure più snelle e veloci. Con un prestito intorno agli 80.000 euro si riuscirà a coprire certamente i costi e si sbloccherebbero le risorse necessarie a far ripartire i cantieri». Fonte: espresso.repubblica.it

Investire nel fotovoltaico è meglio dei Bot


La passione per il fotovoltaico non è isolata: nonostante la contrazione dei consumi e degli investimenti che stiamo vivendo, il numero di famiglie italiane che stanno spendendo 14mila-20mila euro per un impianto fotovoltaico è in forte ascesa. L'occasione è ghiotta (e non si sa per quanto ancora durerà, visto che secondo gli analisti le misure statali a favore delle rinnovabili sono tra le più generose al mondo); tra Conto energia e scambio sul posto, l'investimento rende più dei BoT e dei Btp (tema anticipato dal Sole 24 Ore Rapporti del 3 febbraio, poi pubblicato sul sito del Sole 24 Ore e linkato in 1.130 altri siti italiani).

Per dimostrare questa tesi, Il Sole 24 Ore si è avvalso dello studio Energy & strategy group del Politecnico di Milano (la ricerca è scaricabile previa registrazione) e della consulenza della società Ecoclima di Besana Brianza, che ha fornito preventivi-tipo per costruire il conto economico. La simulazione, naturalmente, è al netto di discorsi come la convenienza di investire su una casa dalla quale, dopo l'installazione, per 25 anni conviene non traslocare, o come alcuni ritardi denunciati negli ultimi mesi sull'allacciamento alla rete generale, per immettere l'energia prodotta in surplus e rivenderla a tariffa iper-agevolata.

Partiamo dall'indice più significativo: il tasso interno di rendimento (Tir o Irr, tasso annuale di ritorno effettivo che un investimento genera). Quello medio di un impianto fotovoltaico residenziale integrato architettonicamente è del 9 per cento. Vale a dire il doppio del rendimento dei Btp con scadenza nel 2034 (25 anni da oggi, una durata pari alla vita media di un impianto): quelli dell'asta del 19 maggio garantivano il 4,6% netto (il 5,25% lordo). Secondo la simulazione effettuata dalla Ecoclima, un impianto da 14mila euro Iva inclusa, dalla potenza di 2,1 kW, in Italia centrale e con integrazione architettonica parziale, garantisce un introito di 1.793 euro all'anno (1.264 da Conto energia e 529 da scambio sul posto). continua su ilsole24ore.com

Umbria: Piano Casa

Ampliamenti volumetrici possibili anche su edifici composti da più alloggi e a destinazione produttiva.
27/05/2009 – Potrebbe essere approvato nella prima metà del mese prossimo il Piano Casa dell’Umbria. È in fase di discussione il ddl 1553 sul governo e la pianificazione del territorio che ridefinisce edilizia e urbanistica regionale.

Aumenti di cubatura: Sono consentiti ampliamenti fino a un massimo del 20% degli edifici a destinazione residenziale uni-bifamiliari, di superficie non superiore a 350 metri quadrati, e comunque entro il limite massimo di settanta metri quadri per edificio. Gli aumenti, che devono essere accompagnati da un incremento dell’efficienza energetica, sono possibili anche se realizzati in forma indipendente dall'edificio, essendo in questo caso legati a valutazioni di sicurezza e interventi di miglioramento sismico. Per gli interventi di demolizione e ricostruzione è previsto un premio di cubatura del 25% da abbinare alla certificazione di sostenibilità ambientale di classe B. continua su edilportale.com

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mercoledì 27 maggio 2009

CON FOTOVOLTAICO SU 7% TETTI, uguale a sei centrali nucleari

(ANSA) - RHO-PERO (MILANO), 27 MAG - In Italia basterebbe che il 7% dei tetti fosse coperto da pannelli fotovoltaici per avere a disposizione una potenza di 10mila megawatt, equivalente alla potenza complessiva di circa sei moderne centrali nucleari: e' quanto emerge dai dati presentati a Milano dal vicedirettore generale di Legambiente Andrea Poggio.

''Si accusano le rinnovabili di essere aleatorie - ha attaccato l'ambientalista, intervenuto oggi a un incontro sul nucleare organizzato nell'ambito dei saloni LivinLuce e EnerMotive a Fieramilano - ma sull'atomo girano cifre e studi circa i costi, che presentano una forbice tale che francamente non so a chi credere''. La scala delle priorita' nelle scelte nazionali di politica energetica, secondo Poggio, dovrebbe essere questa: in primo luogo, investire sull'efficienza, riducendo gli sprechi; puntare poi in modo deciso sullo sviluppo delle rinnovabili e solo in terza battuta ragionare su un ricorso eventuale al nucleare adeguato al fabbisogno dell'Italia. continua su ansa.it

ICI SU RINNOVABILI - TASSA PER EOLICO E FOTOVOLTAICO

(ANSA) - ROMA, 27 MAG - Oltre alle questione burocratiche legate all'iter di autorizzazione, le fonti di energia rinnovabile avrebbero anche un altro problema: dover pagare l'Ici. La tassa che abitualmente si paga sugli immobili riguarderebbe soprattutto gli impianti eolici e fotovoltaici, considerati alla stregua di opifici in categoria D1. A deciderlo, l'Agenzia del territorio (con risoluzione n. 3 del 2008) sulla base di una disciplina catastale del 1949.

Una situazione analoga a quella delle centrali idroelettriche. A denunciare, per esempio, il pagamento di 150.000 euro all'anno di Ici per impianto eolico da 36 Mw, e' l'amministratore delegato di Unendo energia, Enrico Bruschi, nel corso del Forum Qualenergia oggi a Roma. ''Il comune - spiega Bruschi - vuole l'imposta che va a sommarsi alle royalties per aver accettato di ospitare l'impianto nel proprio territorio''. Per determinare la tassa, dice Bruschi, ''si e' risaliti al valore catastale in base all'investimento, con un'attualizzazione a un certo anno, che e' diventata la base su cui si paga tra il 5 e il 7 per mille''. A Bologna, pero', Unendo energia, come conferma Bruschi, puo' investire in eolico senza pensare all'Ici: una sentenza di gennaio 2009 della Commissione tributaria provinciale esclude dal pagamento dell'Ici gli impianti eolici, inquadrabili nella categoria catastale E, cioe' immobili con destinazioni speciali e di pubblico servizio, pertanto esenti da Ici. Per il fotovoltaico a terra, la questione, tutt'ora in discussione, sembra aperta. continua su ansa.it

60% ITALIANI, NO A NUCLEARE

(ANSA) - ROMA, 27 MAG - Il 60% degli italiani e' contrario al nucleare, per 7 su 10 e' pericoloso. Mentre le fonti alternative piacciono a 8 italiani su 10. Il 75% vorrebbe che l'energia fosse prodotta da solare e fotovoltaico.

In generale, le questioni ambientali preoccupano il 68,7% dei cittadini, piu' del rischio terrorismo e guerre al 22,1% e del problema casa al 4,9%. Questa la fotografia di una ricerca di Lorien Consulting e del mensile 'La nuova ecologia'. fonte: Ansa.it

domenica 24 maggio 2009

Nessun AQE o ACE per sostituzione impianti

Niente più obbligo di certificazione
Se il testo in discussione alla Camera in questi giorni non cambierà secondo il ddl approvato in Senato il 13 maggio ("Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria"), non sarebbe più obbligatorio presentare l'attestato di certificazione energetica nel caso della sostituzione di impianti di riscaldamento con impianti più efficienti. L'articolo 32, dal titolo Semplificazioni, amplia l'esenzione dall'obbligo di documentazione anche per caldaie a condensazione, pompe di calore e geotermico a bassa entalpia. Prima erano già esenti la sostituzione di infissi e l'installazione di pannelli solari termici.

L'Enea si augura di mantenere almeno l'obbligo di asseverazione di tecnico abilitato e intanto pensa a una scheda sostitutiva vedi: casaeclima.com

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Notizie

News edilizia&energia

Risparmio energetico: pubblicate le UNI/TS 11300 sulle prestazioni energetiche degli edifici
fonte UNI
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Tutta la documentazione di approfondimento, compresi i decreti ministeriali attuativi delle Finanziarie 2007 e 2008 con le istruzioni dettagliate per fruire degli incentivi. Le risposte - elaborate a seguito di un attento esame delle Finanziarie e dei decreti attuativi - rappresentano la valutazione degli esperti ENEA
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