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venerdì 19 giugno 2009

1° luglio 2009 OBBLIGO Attestato di Qualificazione Energetica

Dal prossimo luglio sarà necessario l'attestato di qualificazione, che per il momento dovrà attenersi alle disposizioni regionali in materia

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 132 del 10 giugno 2009 il decreto di attuazione sul rendimento energetico in edilizia, già approvato nella riunione del Consiglio dei Ministri del 6 marzo 2009. Il decreto definisce i criteri generali, le metodologie di calcolo ed i requisiti minimi per la prestazione energetica degli edifici e degli impianti termici, in riferimento alla climatizzazione invernale ed estiva, ed alla preparazione dell'acqua calda per usi igienici sanitari. I criteri generali si applicano alla prestazione energetica per l'edilizia pubblica e privata anche riguardo alle ristrutturazioni di edifici esistenti. Per le metodologie di calcolo della prestazione energetica degli edifici e degli impianti si adottano le norme tecniche nazionali predisposte da organismi deputati a livello nazionale o comunitario, quali ad esempio l'UNI e il CEN, o altri metodi di calcolo (motivandone l'uso nella relazione tecnica di progetto) recepiti con decreto del Ministro dello sviluppo economico e sviluppati da organismi istituzionali nazionali, quali l'ENEA, le università o gli istituti del CNR, purché i risultati conseguiti risultino equivalenti o conservativi rispetto a quelli ottenibili con i metodi di calcolo UNI e CEN.
Il decreto definisce criteri generali, metodologie di calcolo e requisiti minimi

* per la prestazione energetica degli edifici e degli impianti termici per la climatizzazione invernale e per la preparazione dell'acqua calda per usi igienici sanitari;
* per la prestazione energetica degli impianti termici per la climatizzazione estiva e, limitatamente al terziario, per la illuminazione artificiale degli edifici.

Per quanto riguarda le metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici l'art. 3 del DPR definisce che si debbano adottare le norme tecniche nazionali, definite nel contesto delle norme EN a supporto della direttiva 2002/91/CE, della serie UNI/TS 11300 e loro successive modificazioni, ovvero:

1. le UNI/TS 11300 - Prestazioni energetiche degli edifici - Parte 1: Determinazione del fabbisogno di energia termica dell'edificio per la climatizzazione estiva ed invernale;
2. le UNI/TS 11300 - Prestazioni energetiche degli edifici - Parte 2: Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria.

Dal punto di vista tecnico, l'art. 4 del DPR definisce i criteri generali e i requisiti delle prestazioni energetiche degli edifici e degli impianti; per esempio, è previsto che per tutte le categorie di edifici, nel caso di edifici di nuova costruzione e nei casi di ristrutturazione di edifici esistenti, si procede in sede progettuale:

* alla determinazione dell'indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale (EPi) e alla verifica che lo stesso risulti inferiore ai dlgs 192/2005;
* alla determinazione della prestazione energetica per il raffrescamento estivo dell'involucro edilizio (Epe, invol), pari al rapporto tra il fabbisogno annuo di energia termica per il raffrescamento dell'edificio, calcolata tenendo conto della temperatura di progetto estiva secondo la norma UNI/TS 11300 - 1, e la superficie utile, per gli edifici residenziali, o il volume per gli edifici con altre destinazioni d'uso, e alla verifica che la stessa sia non superiore, per gli edifici residenziali quali abitazioni civili e rurali al valore di 40 kWh/m2 anno nelle zone climatiche A e B; e 30 kWh/m2 anno nelle zone climatiche C, D, E, e F; per tutti gli altri edifici ai valori di 14 kWh/m3 anno nelle zone climatiche A e B; e 10 kWh/m3 anno nelle zone climatiche C, D, E, e F.

Il DPR prevede che il progettista inserisca i calcoli e le verifiche in una relazione attestante la rispondenza alle prescrizioni per il contenimento del consumo di energia degli edifici e relativi impianti termici, che il proprietario dell'edificio, o chi ne ha titolo, deve depositare presso le amministrazioni competenti, in doppia copia, insieme alla denuncia dell'inizio dei lavori relativi alle opere.

I calcoli e le verifiche devono eseguiti utilizzando metodi che garantiscano risultati conformi alle migliori regole tecniche, considerando tali le norme tecniche predisposte dagli organismi deputati a livello nazionale o comunitario, quali ad esempio l'UNI e il CEN, o altri metodi di calcolo (motivandone l'uso nella relazione tecnica di progetto) recepiti con decreto del Ministro dello sviluppo economico e sviluppati da organismi istituzionali nazionali, quali l'ENEA, le università o gli istituti del CNR, purché i risultati conseguiti risultino equivalenti o conservativi rispetto a quelli ottenibili con i metodi di calcolo UNI e CEN.

Per quanto riguarda i criteri generali e requisiti per l'esercizio, la manutenzione e l'ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale, l'art. 5 del DPR fissa le seguenti scadenze temporali:

* ogni anno per gli impianti alimentati a combustibile liquido o solido indipendentemente dalla potenza, ovvero alimentati a gas di potenza nominale del focolare maggiore o uguale a 35 kW;
* ogni 2 anni per gli impianti di potenza nominale del focolare inferiore a 35 kW dotati di generatore di calore con una anzianità di installazione superiore a otto anni e per gli impianti dotati di generatore di calore ad acqua calda a focolare aperto installati all'interno di locali abitati, in considerazione del maggior sporcamento delle superfici di scambio dovute ad un'aria comburente che risente delle normali attività che sono svolte all'interno delle abitazioni;
* ogni 4 anni per tutti gli altri impianti di potenza nominale del focolare inferiore a 35 kW.

VEDI ANCHE: DPR 59/2009 rendimento energetico in edilizia

giovedì 18 giugno 2009

COMPLESSO SCOLASTICO MARCHESI DI PISA DELL’ARCHITETTO LUIGI PELLEGRIN: NO ALLA DEMOLIZIONE





Promosso dalla Fondazione Bruno Zevi

Sempre più insistentemente si parla di un’iniziativa di carattere speculativo che condurrebbe all’abbattimento del Complesso Scolastico Marchesi di Pisa, progettato nel 1972 dall’architetto Luigi Pellegrin, per far posto a un intervento di edilizia residenziale.
Ci sono già atti amministrativi del Comune di Pisa che lo confermano: se il procedimento andasse avanti, si tratterebbe purtroppo di una nuova aggressione
a un caposaldo dell’architettura moderna del dopoguerra.

Il progetto di Pellegrin si affermò in un concorso per un Liceo Scientifico e un Istituto Tecnico per Geometri, la cui giuria era presieduta da Bruno Zevi.
Pellegrin elaborò un progetto che costituisce probabilmente il risultato più alto di una lunga ricerca da lui condotta nell’ambito dell’edilizia scolastica, che ha prodotto una radicale innovazione nel modo stesso di concepire l’istruzione nel nostro paese.
Innovazione sul piano tipologico, anzitutto, attraverso l’introduzione di spazi collettivi - caratterizzati da trasparenze, collegamenti e prospettive inusuali - destinati non solo agli studenti ma anche, in orario extrascolastico, alla popolazione del quartiere.

Innovazione sul piano tecnologico, con la messa a punto di un sistema di prefabbricazione estremamente sofisticato, capace di evitare gli effetti di standardizzazione e massificazione che troppo spesso si sono accompagnati, per insipienza più che per necessità, al processo di industrializzazione dell’edilizia.
Innovazione sul piano urbanistico, perché la scelta di sviluppare in senso orizzontale l’edificio non soltanto produceva una sua più agevole fruizione, ma offriva altresì una copertura interamente accessibile in guisa di piazza pensile al servizio della collettività urbana.

Le motivazioni avanzate a favore della demolizione sono legate alle difficoltà di manutenzione di una struttura di così grandi dimensioni. In realtà si tratta di una scelta dettata da corposi interessi speculativi, che non esita a sacrificare una testimonianza tanto importante dello sforzo di modernizzazione civile del nostro paese al quale l’intera opera di Pellegrin è stata ispirata.
Facciamo dunque appello all’Amministrazione Comunale di Pisa perché blocchi anzitutto qualunque opera di demolizione, frutto di interessi meschini e di una politica culturale di bassissimo profilo.
Chiediamo che sia avviato invece un processo di conservazione e restauro del complesso, valorizzandone la straordinaria qualità di polo di aggregazione della vita sociale, che ai nostri giorni non sembra meno necessaria di quanto lo fosse nel 1972.

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mercoledì 17 giugno 2009

I beni culturali di interesse religioso


Il patrimonio culturale italiano è costituito per l'80% da beni che hanno rilevanza religiosa.
Il solo patrimonio culturale ecclesiastico cattolico è composto da: 95.000 chiese parrocchiali, sussidiarie o di altra destinazione; 1.500 monasteri; 3.000 seminari, sacri monti, palazzi ecclesiastici, case di spiritualità; 5.500 biblioteche di cui soltanto 1.496 inventariate; oltre 27.000 archivi ecclesiastici; 605 musei ecclesiastici. Senza contare gli innumerevoli beni mobili (quadri, statue), gli arredi e le suppellettili sacre, a volte di enorme pregio artistico. Inoltre, a questi dati, vanno aggiunti quelli di altre confessioni, tra cui spiccano i beni culturali ebraici, infatti esistono numerose sinagoghe di indubbio pregio artistico e 12 musei di fede e cultura ebraica.

la tutela e valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici nel nostro Paese sono integralmente competenza dello Stato. I beni culturali ecclesiastici costituiscono sia per la Chiesa che per l'Italia una importante possibilità economica. Il nostro patrimonio storico e artistico ecclesiastico rappresenta una potenziale risorsa capace di portare una presenza turistica qualitativamente elevata e non necessariamente stagionale. Il turismo culturale come alternativa al superato turismo balneare rappresenta la nuova frontiera del terzo millennio.
Quello costituito dai beni ecclesiastici è, insomma, un grande giacimento artistico e culturale ancora troppo trascurato.

Giornata mondiale contro la desertificazione del territorio


il 17 giugno si celebra la “Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità”, l’evento, indetto nel 1994, aderiscono ogni anno, 190 Paesi.

In Africa il 73% delle terre coltivate sono a rischio desertificazione, questo potrebbe causare l’esodo di intere popolazione verso il nord-Africa e l’Europa. In Italia il 21% del territorio è a rischio desertificazione. Si tratta soprattutto di zone appartenenti a Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia.

martedì 16 giugno 2009

“Architettura Parassita. Strategie di riciclaggio della città”

giovedì 18 giugno presso la galleria SESV di Firenze alle ore 17,00 si terrà la presentazione del libro “Architettura Parassita. Strategie di riciclaggio della città”. Recentemente pubblicato da Quodlibet nella collana Architettura Ascoli Piceno, il volume a cura di Sara Marini intende dare un contributo al dibattito architettonico contemporaneo e in particolare allo sviluppo urbano, sulla possibilità di riutilizzare gli spazi esistenti.

Di fronte all’emanazione in diversi paesi europei di norme che limitano le nuove edificazioni in favore del riutilizzo, l’architettura “parassitaria” è una pratica progettuale antica che sta vivendo una forte riscoperta. Proprio come in natura, si tratta in sostanza di immettere corpi architettonici nuovi in edifici e strutture urbane preesistenti. I due organismi convivono e se il nuovo è distinto da quello originario, essi condividono un legame di necessità (di suolo, di impianti, di significato, etc…). maggiori dettagli

lunedì 15 giugno 2009

EDIFICI COME CENTRALI ENERGETICHE

ASCA) - Roma, 15 giu - L'uomo deve impegnarsi concretamente al recupero dell'ambiente partendo dalle proprie abitazioni, dalle citta' dove e' concentrato gran parte del problema energetico del pianeta. Una vera e propria ''rivoluzione'' in architettura come previsto dalla ''dichiarazione di Venezia'' firmata da arhitetti di fama internazionale sul tema della sostenibilita'.

L'obiettivo e' di consentire a milioni di persone di produrre energia pulita e rinnovabile propria tramite le loro attivita' commerciali, istituzioni pubbliche e abitazioni e di condividere le eccedenze energetiche con altri tramite reti intelligenti di servizi pubblici, avviando di fatto la Terza Rivoluzione industriale e una nuova era post- anidride carbonica.

E' quanto emerge dal workshop, promosso dal centro di ricerca Citera, svoltosi oggi alla facolta' di architettura Valle Giulia dell'universita' la Sapienza di Roma a cui ha partecipato con una ''lectio magistralis'' l'economista di fama internazionale Jeremy Rifkin , presidente della foundation on economic trends, firmatario della ''Dichiarazione''. Hanno offerto il loro contributo al seminario gli architetti Mario Cucinella, Stefano Boeri e Franco Purini
continua su asca.it

domenica 14 giugno 2009

Pellet radioattivo al Cesio 137


Sono stati i vigili del fuoco di Aosta ad avvertire ieri la squadra mobile della questura, dopo che l'aostano aveva fatto analizzare il pellet perché non bruciava bene. La strumentazione del gruppo Nucleare biologico chimico (Nbc) ha rilevato la presenza di Cesio137: sostanza radioattiva prodotta dalla detonazione di armi nucleari e dai reattori delle centrali nucleari. Subito è scattata l'operazione. Prima è stato individuato il rivenditore valdostano, poi l'importatore, un grossista di Varese, successivamente è stata ricostruita la rete di distribuzione in Italia. Nelle prime ore di oggi, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo d'urgenza emesso dal procuratore della Repubblica di Aosta, Marilinda Mineccia, agenti delle 29 questure coinvolte hanno messo i sigilli sui sacchi contenenti pellet con marca «Natur Kraft», conservati in 60 diversi depositi. Non tutti risultano comunque contaminati.

IN TUTTA ITALIA - La merce - un totale di 251 tir - era arrivata dal Baltico lo scorso autunno e poi venduta in tutta Italia, dal nord al sud. Oltre la Valle d'Aosta, le regioni coinvolte sono la Lombardia (Varese, Milano, Como, Lecco, Cremona, Bergamo, Pavia, Lodi, Sondrio e Brescia), il Piemonte (Torino e Cuneo), la Liguria (Savona e La Spezia), il Veneto (Vicenza), l'Emilia Romagna (Forlì, Ravenna Ferrara e Bologna), il Lazio (Frosinone e Viterbo), l'Abruzzo (L'Aquila), la Puglia (Bari, Brindisi e Taranto), la Calabria (Cosenza) e la Sardegna (Sassari e Cagliari). Ora l'attenzione è rivolta alle eventuali minacce alla salute a cui possono essersi esposti coloro che sono entrati in contatto con l'eco-combustibile contaminato.

I PERICOLI - Il Cesio 137, infatti, è un materiale radioattivo estremamente tossico. Il soggetto può subire danni cellulari dovuti alle radiazioni che possono persino provocare perdita di conoscenza, coma o morte. Dipende dalla resistenza delle singole persone, dalla durata dell'esposizione e dalla concentrazione a cui il soggetto è esposto. «I pellet contaminati - ha rassicurato oggi il questore di Aosta, Salvatore Aprile, nel corso di una conferenza stampa - non sono pericolosi per la salute dell'uomo quando sono inerti, mentre lo possono essere i fumi prodotti dalla loro combustione, così come le ceneri». E poi ha aggiunto: «Sono ancora in corso esami e accertamenti per testare quali sono i pericoli per la salute derivanti da questo materiale».
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News edilizia&energia

Risparmio energetico: pubblicate le UNI/TS 11300 sulle prestazioni energetiche degli edifici
fonte UNI
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Tutta la documentazione di approfondimento, compresi i decreti ministeriali attuativi delle Finanziarie 2007 e 2008 con le istruzioni dettagliate per fruire degli incentivi. Le risposte - elaborate a seguito di un attento esame delle Finanziarie e dei decreti attuativi - rappresentano la valutazione degli esperti ENEA
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