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venerdì 14 agosto 2009

Case sempre più piccole e prezzi sempre più alti

Questa notizia è tratta da il sole24ore che pubblica i risultati di un sondaggio riguardante gli spazi abitativi delle case costruite negli ultimi anni.
Come mai si è arrivati a tanto? l'inghilterra è stata negli anni ottanta modello a cui inspirarsi per le abitazioni monofamiliari risulta ora all'ultimo posto tra le costruzioni meno adatte a svolgere le comuni attività casalinghe come cucinare, ospitare gli amici, far giocare i bambini?
Colpa degli architetti? oppure l'edilizia è ormai un bene di consumo in mano ai costruttori che non interessa la qualità quanto invece la quantità?
Un po' meglio in Italia ma anche qui le ultime costruzioni sono sempre più simili a monolocali divisi in tante piccole stanzette.

Famiglie che non hanno in casa lo spazio sufficiente per svolgere le normali attività quotidiane, cucinare agevolmente o invitare gli amici a cena. Famiglie che non hanno il posto per i mobili di cui avrebbero bisogno, anche solo per sistemare i propri effetti personali.
Il quadro ritratto da un sondaggio della Commissione per l'architettura e l'ambiente, Cabe, non lascia margini di fraintendimento: le dimensioni medie delle case britanniche costruite di recente sono le più piccole d'Europa. E i residenti spesso non sanno neppure dove mettere il forno a microonde o dove far giocare i bambini in attesa di preparare il pranzo. C'è chi lo chiama il fenomeno delle "case conigliera".
Quasi 12mila questionari sono stati spediti nelle abitazioni londinesi costruite tra il 2003 e il 2006.

Hanno risposto in 2.249, con risultati che la Commissione, consulente del governo su architettura, disegno urbano e spazio pubblico, giudica preoccupanti. Basta scorrere l'elenco. Il 72% degli intervistati non ha abbastanza spazio per sistemare i tre piccoli bidoni della raccolta differenziata; il 37% sostiene di non poter accogliere gli ospiti privatamente; il 57% non ha posto per conservare gli oggetti personali; il 47% non ha abbastanza spazio per sistemare i mobili; nel 35% dei casi la cucina non consente l'aggiunta di un tostapane o di un forno a microonde.
Si tratta di limitazioni che influenzano la qualità della vita, e perciò il rapporto del Cabe chiede un piano-casa che assicuri uno più alto standard minimo nella costruzione delle abitazioni. La media delle case costruite di recente nel paese è di 76 metri quadri, quella delle stanze è di 15,8 metri quadri. Con queste cifre, la Gran Bretagna si piazza all'ultimo posto nella classifica europea, capeggiata da Grecia, Danimarca e Olanda. L'Italia, con una media di 81,5 metri quadri per le case e 21,4 per le singole stanze, figura all'ottavo posto.

Ville e giardini fuori Roma

di Valeria Arnaldi
Una «vacanza» verde, tra storia e architettura: basta allontanarsi poco da Roma per concedersi un vero e proprio tour nella storia del giardino, tra parchi e ville. L’architettura verde è una passione che si confonde con le origini stesse dell’uomo, da sempre attratto dalla possibilità di dominare la natura e assoggettarla alle sue fantasie, ma i giardini romani sono i più antichi dei quali sia rimasta traccia. Si comincia da Villa Adriana a Tivoli, che, eretta tra 118 e 138, è uno splendido esempio del gusto imperiale, inteso sia come epoca che come specifico gusto dell’imperatore. Fu lo stesso Adriano, appassionato d’arte e architettura, desideroso di crearsi una piccola «isola» lontana dalla città, infatti, a progettare la maggior parte degli edifici della Villa, seguendo personalmente i lavori. Caratteristica della struttura è la sua complessità, testimonianza della ricchezza di un’estetica, intesa nel senso filosofico del termine, che anima i giardini con statue, ornamenti e architetture, dai portici realizzati secondo la moda ateniese alle terme, dalla biblioteca latina e greca al tempio di Venere, fino al Canopo.

Acqua, statue, colonne e ornamenti imperiali sono pure nella più antica Villa di Tiberio a Sperlonga. Costruita con un sistema di terrazze degradanti verso il mare, nel corso degli anni al corpus iniziale con cortile porticato e ambienti di servizio, ha aggiunto altre costruzioni, arrivando a inglobare una grotta naturale, che appositamente adattata con interventi architettonici, fu trasformata in Ninfeo e fronteggiata da un’isoletta artificiale, utilizzata durante l’estate come sala-banchetti. L’area era decorata con storie della vita di Ulisse. Nell’antichità, miti e leggende erano tra i soggetti più apprezzati per decorazioni che stimolassero la riflessione.
Nel medioevo, invece, a dominare l’attenzione è l’amore, sensuale e religioso, incarnato in entrambi i casi dalla rosa. A far fiorire giardini e chiostri sono però numerose piante, anche officinali, secondo precisi dettami estetici e etici, ornamentali e pratici. A Castello Orsini, a Vasanello, si può ammirare una ricostruzione con piante medievali, dal giardino cortese all’Herbularius, per erbe mediche, senza dimenticare alberi da frutta. Il parco rinascimentale è il luogo dell’otium. Tra le creazioni «tarde», il cinquecentesco Castello Ruspoli di Vignanello, con parco secentesco a più terrazze: il «Giardino di verzura», suddiviso in dodici parterre, e, a livello più basso, il «Giardinetto segreto», oltre a Barchetto e Barco, destinati alle battute di caccia, tra siepi di alloro e bosso, a comporre disegni, e limoni.
Tra i virtuosismi verdi più famosi del XVI secolo, Villa Lante a Bagnaia, in un trionfo di giochi d’acqua che corre su cinque terrazzamenti, con casini, parterre, sculture, colonne, e ha il cuore nella Fontana dei Mori firmata dal Giambologna. Acqua e pietra, simboli del bello naturale e di quello artistico, a unire il potere della Natura con il talento dell’uomo, si fondono e confondono pure nei parchi quadrati, tagliati da aiuole geometriche e da una scala-cascata, a Palazzo Farnese a Caprarola. A dare corpo alla moda del tempo, sintetizzandone apparenza e essenza, nonché gusto per lo spettacolo, è però, più di tutte, Villa d’Este a Tivoli continua su ilgiornale.it

martedì 11 agosto 2009

Piano casa Piemonte: Tutte le modifiche nel rispetto della legge


Tutte le modifiche
nel rispetto della legge
«E’ una legge che lega strettamente la possibilità di allargare le cubature al raggiungimento di obiettivi di risparmio energetico nel rispetto dei vincoli esistenti». Sergio Conti, assessore regionale all’Urbanistica, spiega così la filosofia che ispira la legge regionale numero 20 approvata dal Consiglio regionale l’8 di luglio. Si tratta delle norme che applicano in Piemonte il «piano casa» del governo Berlusconi. La Regione introduce procedure per la semplificazione in materia edilizia e urbanistica. Secondo Conti «la realizzazione del piano avrà positive ricadute economiche e occupazionali non solo nel settore edile ma anche in quello delle tecnologie energetiche». Ecco un vademecum per costruire rispettando la legge.

Fino a quando sono validi gli effetti di questa legge?
«Le disposizioni straordinarie entrano in vigore il 31 luglio e sono valide fino al 31 dicembre 2011. Si considerano validi i titoli edilizi e le denunce d'inizio attività presentati entro tale data. I Comuni hanno facoltà, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, di escludere tutto o parte del proprio territorio dall’applicazione delle disposizioni straordinarie che disciplinano gli ampliamenti e le demolizioni e ricostruzioni. Possono inoltre indicare quali parametri di piano regolatore non possono essere derogati».

Quali gli interventi di ampliamento edilizio realizzabili in deroga?
«La legge consente di realizzare interventi di ampliamento di case uni e bi-familiari a condizione che si utilizzino tecnologie volte al risparmio energetico nel rispetto dei requisiti minimi fissati o tramite la riduzione del 40% del fabbisogno di energia complessiva. E’ consentito in deroga un incremento massimo del 20% della volumetria esistente per un massimo di 200 metri cubi».

Ci sono altri limiti?
«Non è possibile superare i 1200 metri cubi di volumetria complessiva ad intervento compiuto».

Che cosa succede ai piani pilotis?
«Si potranno trasformare i piani pilotis in residenza, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie ed è prorogato di 10 anni il termine per recuperare i sottotetti esistenti».

Quali sono gli interventi ammessi sull’edilizia produttiva?
«C’è la possibilità di soppalcare gli edifici esistenti fino al 30% della superficie utile lorda (Sul) esistente e di ampliarli del 20% nel limite di 200 metri quadrati».

Quando si può demolire e ricostruire in deroga al piano regolatore?
«Il Comune potrà individuare edifici residenziali da riqualificare attraverso interventi di demolizione totale o parziale e relativa ricostruzione con un premio di cubatura fino ad un massimo del 35% del preesistente, a condizione che nella ricostruzione si utilizzino tecnologie per il raggiungimento di una qualità ambientale degli edifici secondo il Protocollo Itaca 2009».

Quali limiti dovranno essere osservati nelle aree vincolate?
«Gli interventi in deroga possono essere realizzati elevando l'altezza fino alla quantità necessaria per sopraelevare di un piano, senza derogare ai parametri qualitativi e all'indice di permeabilità dei suoli stabiliti nei piani regolatori, nel rispetto delle distanze dai confini, dalle strade e tra edifici fissate dagli strumenti urbanistici. E’ vietato modificare la destinazione d’uso degli edifici interessati».

Ci sono zone dove non si può applicare la nuova normativa?
«Sì. Gli interventi in deroga non si possono applicare nei centri storici, nei parchi nazionali, nelle aree protette istituite con legge regionale e nelle aree individuate dai piani regolatori in classe di pericolosità III e negli abitati da trasferire o consolidare».

Una legge che rinnova anche le procedure di autorizzazione...
«L’uso della Dichiarazione d’inizio attività (Dia) viene esteso rispetto alle disposizioni statali vigenti. Vengono introdotti due tipi di controlli: preventivo e successivo».

Come funziona il controllo preventivo?
«E’ un controllo formale sugli atti allegati, sul contributo versato e sull’ammissibilità tra il tipo di intervento progettato e la sua attuazione attraverso la denuncia di inizio attività. La verifica è in mano al Comune e deve essere effettuata entro i 30 giorni intercorrenti tra la presentazione della denuncia e l'inizio dei lavori».

Come funziona il controllo successivo?
«Si effettua dopo l'inizio dei lavori ed entra nel merito della soluzione progettuale con il confronto tra il progetto approvato e l'opera in corso di realizzazione. Si verifica anche la legittimità dell’intervento rispetto alla normativa ed alla pianificazione urbanistica. La legge prevede l'obbligo per i Comuni di controllare a campione almeno il 20% degli interventi edilizi».

Si potrà intervenire su zone ad alto impatto per il paesaggio?
«Sono previste norme per il recupero e la riqualificazione del patrimonio esistente. Lo scopo è di sollecitare i Comuni a prevedere azioni partecipate, anche con premi di cubatura e attraverso tecniche di perequazione, per riqualificare gli edifici, legittimamente realizzati, ma ritenuti incongrui, in funzione di una maggiore efficienza energetica o a fini sociali. Il provvedimento riguarda tutte le tipologie edilizie».
Fonte: lastampa.it

Pozzo, l’architetto delle «illusioni»

Creatore di inganni prospettici con i suoi falsi marmi, le colonne sedenti, quasi sdraiate, le finte cupole, le sue teatrali e scenografiche macchine barocche popolate di nuvole, angeli turbinanti e santi ma, allo stesso tempo, fedele interprete dell’arte gesuitica, secondo i dettami della Controriforma, assieme a Gian Lorenzo Bernini e Pieter Paul Rubens. Dietro questo ritratto si nasconde il gesuita trentino fratel Andrea Pozzo (1642-1709) architetto, pittore e scenografo che attraverso le sue opere più famose al grande pubblico come, ad esempio, la volta di Sant’Ignazio a Roma, l’altare della Chiesa del Gesù e le sue realizzazioni negli ultimi anni di vita per i gesuiti di Vienna e il trattato Prospectiva pictorum et architectorum ha reinterpretato il modo di vedere un’opera d’arte, grazie anche ai suoi trucchi prospettici, divenendo a ragione, secondo lo storico dell’arte Gurlit, il «vero intermediario tra il Barocco tedesco e quello italiano».

A trecento anni, il prossimo 31 agosto, dalla morte di Andrea Pozzo (che svolse, tra l’altro, nella veste di fratello coadiutore della Compagnia di Gesù anche le mansioni di cuoco) rimane viva tutta la sua eredità e attualità di gesuita sui generis che allo studio preferiva, fin da novizio, «far disegni e scarabocchi». Un lascito e un patrimonio di sapere che fu riconosciuto quasi unanimemente dalla critica d’arte italiana solo a metà degli anni Cinquanta, dopo un lungo ostracismo verso uno dei massimi interpreti dell’arte barocca poco amabilmente definito da Francesco Milizia come «l’architetto alla rovescia» per i suoi giochi di illusione pittorica.

«In un certo senso è stato più capito all’estero che dai suoi contemporanei in Italia – obietta il gesuita tedesco e docente di Storia dell’arte cristiana alla Pontificia università Gregoriana, Heinrich Pfeiffer – ma la sua grandezza è fuori discussione perché ha portato l’arte della prospettiva dal basso verso l’alto. Inventava nelle sue pitture marmi che non esistono in natura, come quelli di colore celeste perché devono assomigliare al cielo. In lui c’è una totale sinfonia di colori. La sua più grande genialità è stata unire il cielo con la terra attraverso l’illusione.

Basta guardare la volta di Sant’Ignazio a Roma per rendersene conto». Padre Pfeiffer sottolinea anche la fortuna editoriale del suo trattato sulla Prospectiva, studiato per tutto il Settecento anche dai protestanti. «Quel libro è stato un vero bestseller per quegli anni – rivela il gesuita –. Addirittura il più importante architetto inglese di quel tempo, Christof Brenn, ne consiglia l’acquisto alla corte britannica con queste parole: "È uno dei nostri nemici perché è cattolico, ma è talmente pratico e fatto bene che bisogna tradurlo"». E proprio sulla "opera prima" di Andrea Pozzo nella chiesa di San Francesco Saverio a Mondovì e sull’impronta che il pittore ha lasciato sull’architettura e pittura sabauda del Settecento si è soffermata l’ingegnere Elena Filippi, con una ricerca che ha portato alla pubblicazione per Olschki alcuni anni fa del volume L’arte della prospettiva e l’insegnamento di Andrea Pozzo e Ferdinando Galli Bibiena in Piemonte.

«Pozzo con le sue innovazioni prospettiche – annota la studiosa – ha influenzato tutta l’architettura e pittura a lui successiva in tutto il Piemonte. In particolare Filippo Juvarra, a mio avviso, in opere come Superga, Stupinigi ha messo in pratica ciò che ha appreso dagli scritti del gesuita. Quello che stupisce ancora oggi è che i suoi insegnamenti e le sue tecniche pittoriche hanno raggiunto l’America Latina sino a lambire persino la Cina, nell’opera della chiesa gesuitica di Pechino, oggi non più esistente». Vero terreno di sfida, nell’arte del dipingere, sarà per Pozzo il confronto con il contemporaneo Giovan Battista Gaulli detto il Baciccia (1639-1709). «Il Gaulli non utilizza mai la prospettiva nei suoi dipinti. – osserva Pfeiffer –. Le sue architetture sono solo nuvole; quando una nuvola cambia, nessun spettatore se ne accorge. Con Pozzo invece entra in scena il movimento grazie all’uso della geometria e dell’architettura».

Sulla stessa lunghezza d’onda è il giudizio dell’architetto Paolo Portoghesi, che proprio al gesuita trentino ha dedicato pagine molto dense nel suo bel saggio Roma Barocca: «Anche in questo è stato un uomo coraggioso – spiega – perché supera la ricerca del Baccicia, suggerita dal Bernini. Come si vede nella volta di Sant’Ignazio, rispetto a quella del Gesù che è di Gaulli, sfonda la navata attraverso una profondità infinita e molto ardita.

Entrano in scena il movimento, gli artifici prospettici, corti celesti, colonne inginocchiate che corrono verticalmente verso l’alto e offrono allo spettatore l’idealizzazione di uno spazio intermedio tra quello architettonico e quello celeste. Per la sua ricerca di verticalità è stato, a mio avviso, un degno erede di Francesco Borromini». Ma tra le tante opere pozziane presenti a Roma Portoghesi ha una predilezione per l’altare di Sant’Ignazio al Gesù. «Perché dietro a un’architettura pregiatissima fatta con materiali preziosissimi e l’utilizzo di tanti colori non c’è la confusione di eccessi che spesso coincide con le cose sontuose e ricche. C’è invece una semplicità incredibile, soprattutto di disegno, che si imprime nella memoria.

La più grande abilità di Pozzo? Sicuramente descrivere la trascendenza in termini di simulazione, attraverso la prospettiva e l’immagine. Oggi si parla tanto di virtualità ma nell’arte del gesuita c’è già tutto questo, una capacità di fondere il virtuale con il reale». In fondo la logica che guida Pozzo, attraverso la pittura e l’architettura, è la stessa che ispira, con inclinazioni diverse, altri famosi gesuiti del Seicento come Paolo Segneri (1624 -1694) nella predicazione, Daniello Bartoli (1608-1685) nello studio della storia o Athanasius Kircher (1602-1680) nella filosofia e nella scienza: dimostrare cioè, anche in chiave didattica, l’irradiazione gesuita nel mondo attraverso le missioni ma anche con i suoi saperi.

Di questo è convinto l’architetto Francesco Dal Co, che nel 1996 è stato tra i curatori per Electa di un volume dedicato al pittore trentino: «Pozzo è imbevuto di cultura gesuitica. Il filo-rosso del suo ragionamento sta nell’esaltazione del concetto docere et delectare, secondo il quale l’arte doveva indirizzare la storia, divenire suggestione e testimonianza della fede in una continua tensione alla divulgazione». Non a caso l’architetto ferrarese scorge un forte parallelismo con lo scienziato padre Kircher. «Pozzo realizza nella volta di Sant’Ignazio ciò che in forma scritta è presente nel trattato di Kircher del 1671 Ars magna lucis et umbrae.

C’è una forte continuità ideale tra i due gesuiti perché si parla di luci, ombre e punti di visione, di geometria e matematica. Ma il fine è sempre lo stesso. Per guardare le sue opere di Pozzo è necessario un unico punto di vista, non solo ottico, così come il vero spazio lo si raggiunge da un unico punto di osservazione. In fondo il suo suggerimento per raggiungere la vera fede, quella cattolico-romana, è la necessità di avere un solo punto di vista, perché solo così si può superare la differenza tra rappresentazione ed essere. In questo sta la sua grandezza, e di riflesso, forse anche il suo limite».
Filippo Rizzi
Fonte: avvenire.it

lunedì 10 agosto 2009

Il marmo e l' architettura


Le tradizioni del settore lapideo risalgono all'antichità, avendo poi acquisito valori espressivi di carattere universale
Carlo Montani - IL GIORNALE DEL MARMO

Le tradizioni del marmo si perdono nella notte dei tempi, cosa che ripresenta, assieme alla diffusione in tutto il mondo, la sua straordinaria universalità, da riferire anche alla costanza, o meglio alla continuità, con cui è stato utilizzato a scopo celebrativo, ancora prima che nelle costruzioni residenziali e nell'edilizia di rappresentanza. Del resto, non è forse vero che già nel secondo libro della Bibbia è data notizia della costruzione di un altare con le colonne di onice? Evidentemente, fin d'allora il marmo aveva acquisito un significato simbolico che poi ha confermato, che afferma la sua specifica peculiarità espressiva.

Oltre a questi valori, la pietra fu materiale da costruzione sin dall'antichità. La prima città di cui si conserva memoria storica, Gerico, fu edificata facendone un ampio uso strutturale, che ha preceduto quello decorativo. Poi, ebbe ampio spazio nell'architettura religiosa e in quella militare: in Brasile, ben prima che un telaio iniziasse a tagliare i blocchi, gli impieghi originari del granito furono destinati alle fortezze. Il marmo è cultura, ancor prima di essere un prodotto industriale. Ciò si deve al suo impiego nell'arte plastica, non meno che nell'architettura: anche in questo caso, con tradizioni che risalgono alle civiltà più antiche, come quelle egiziana e greca, da cui sono stati tramandati autentici e sorprendenti capolavori. La pantera in diorite nera che fa bella mostra di sé al Louvre e che risale al terzo millennio avanti Cristo, è un esempio particolarmente affascinante di quali livelli di perfezione si potessero raggiungere con i mezzi dell'epoca, oltre a tutto lavorando un materiale di straordinaria durezza.

Oggi, l'uso della pietra è diventato ancora più esteso e, per usare un paradosso, ancora più universale, nel senso che ha perduto i caratteri elitari che aveva conservato fino alla metà del secolo scorso, senza rinunciare alle altre prerogative che, anzi, sono state esaltate da uno straordinario progresso tecnico. Basti pensare che, secondo valutazioni compiute recentemente dal Dipartimento di Scienze della terra dell'Università senese, i consumi di marmi e pietre che si sono avuti negli ultimi 60 anni hanno già superato tutti i precedenti. La cultura del marmo ha trainato il consumo, e non viceversa, intendendo anche quella del travertino, del granito, dell'ardesia e di tante altre pietre.

È una cultura legata al fatto estetico e a un concetto universale di bellezza, ma non meno vincolata al fattore tecnologico, perché senza gli indici di resistenza e durata che può vantare, il prodotto lapideo di natura non avrebbe potuto ascrivere un successo senza soluzioni di continuità, laddove altri materiali hanno avuto glorie importanti ma effimere. Per terminare con un noto aforisma, si può ben dire che se il marmo non fosse esistito, si sarebbe dovuto inventarlo. Per fortuna esiste, e in misura talmente rilevante che, nonostante la progressione degli impieghi, gran parte dei giacimenti sono stati appena “assaggiati”, mentre in diversi paesi trainanti, le valutazioni delle riserve accertate, da coltivare e valorizzare, hanno permesso di definirne la durata in tempi biblici, talvolta secolari ed in qualche caso millenari.
fonte: ilsole24ore.com

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Risparmio energetico: pubblicate le UNI/TS 11300 sulle prestazioni energetiche degli edifici
fonte UNI
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Tutta la documentazione di approfondimento, compresi i decreti ministeriali attuativi delle Finanziarie 2007 e 2008 con le istruzioni dettagliate per fruire degli incentivi. Le risposte - elaborate a seguito di un attento esame delle Finanziarie e dei decreti attuativi - rappresentano la valutazione degli esperti ENEA
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"Energia Semplice" è la finestra che l’Autorità per l’energia elettrica e il gas ha voluto aprire verso il mondo dei consumatori per spiegare cosa cambia con l’arrivo della concorrenza nei mercati dell’elettricità e del gas. Semplici domande e risposte per capire come scegliere al meglio il nostro fornitore di energia e come approfittare dei nuovi diritti conquistati.

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