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sabato 10 ottobre 2009

Sicurezza del lavoratore nel luogo di lavoro D. Lgs 81/2008

Il decreto legislativo n 81 del 2008 è stato integrato con un nuovo decreto legislativo il 106 del 2009 che lo ha sostanzialmente e in buona parte cambiato. Il D.Lgs 81/2008 rappresenta a tutti gli effetti il testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sono state abrogate tutte le vecchie leggi, decreti, norme precedenti, tanto per chiarire il D.Lgs 494/96 non esiste più, è stato ricompreso dentro gli articoli del Testo unico D.Lgs. 81/2008.

Iniziamo subito con il chiarire cosa si intende per LAVORATORE:

Ai fini ed agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto legislativo si intende per:
a) lavoratore: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari.
Più specificatamente si può leggere nel comma 1 dell'art. 2.

Gli obblighi del lavoratore invece riguardano innanzi tutto quello di prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle
istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.

Continuando nell'art. 20 si specifica anche che i lavoratori devono in particolare:
a) contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
b) osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;
c) utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto, nonché i dispositivi di sicurezza;
d) utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione;
e) segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi di cui alle lettere c) e d), nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità e fatto salvo l’obbligo di cui alla lettera f) per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo
grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
f) non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;
g) non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;
h) partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro;
i) sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente decreto legislativo o comunque disposti dal medico competente.

I lavoratori di aziende che svolgono attività in regime di appalto o subappalto, devono esporre apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro. Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavoro, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto.

Il lavoratore, alla cessazione del rapporto di lavoro, alle dipendenze di un'impresa dovrà ricevere dal medico competente copia della cartella sanitaria e di rischio,(ALLEGATO 3A) ed essere informato su come dovrà conservarla. vedi art. 25.

Il lavoratore dovrà essere informato dal datore di lavoro riguardo a:
a) sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro connessi alla attività della impresa in generale;
b) sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione dei luoghi di lavoro;
c) sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di cui agli articoli 45 e 46;
d) sui nominativi del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione, e del medico competente.
Inoltre il datore di lavoro deve informale il lavoratore
a) sui rischi specifici cui é esposto in relazione all’attività svolta, le normative di sicurezza e le
disposizioni aziendali in materia;
b) sui pericoli connessi all’uso delle sostanze e dei preparati pericolosi sulla base delle schede dei dati di
sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica;
c) sulle misure e le attività di protezione e prevenzione adottate.
Il contenuto della informazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le relative conoscenze. Ove la informazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della comprensione della lingua utilizzata nel percorso informativo. Per approfondimenti si veda l'art. 36.

Il lavoratore deve essere sottoposto a sorveglianza sanitaria, deve ricevere una visita medica preventiva intesa a constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore é destinato al fine di valutare la sua idoneità alla mansione specifica;
ricevere una visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. La periodicità di tali accertamenti, qualora non prevista dalla relativa normativa, viene stabilita, di norma, in una volta l’anno. Tale periodicità può assumere cadenza diversa, stabilita dal medico competente in funzione della valutazione del rischio.(specifiche ulteriori art. 41).

Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa.
2. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave e immediato e nell’impossibilità di contattare il competente superiore gerarchico, prende misure per evitare le conseguenze di tale pericolo, non può subire pregiudizio per tale azione, a meno che non abbia commesso una grave negligenza Maggiori specifiche art. 44.

Il lavoratore nelle varie fasi lavorative che eseguirà nella giornata lavorativa dovrà indossare e tenere dispositivi di protezione individuale, di seguito denominato DPI, allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi. (vedi art. 74)

Agli effetti delle disposizioni di cui ai CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI si intende per lavoratore autonomo: persona fisica la cui attività professionale contribuisce alla realizzazione dell’opera senza vincolo di subordinazione. (art. 89)

giovedì 8 ottobre 2009

Gli italiani preferiscono il sole al nucleare

Gli italiani non conoscono le energie rinnovabili e temono il nucleare. Tra i nostri concittadini afferma infatti di conoscere «molto bene» l'energia solare fotovoltaica solo il 26,4% del campione, l'energia solare termica il 17,1%, l'energia eolica il 26,6%, l'energia da biomasse il 12,3%, l'energia dalle onde del mare il 7,5%, la geotermia il 10,8% ed il mini-idroelettrico il 6,3%. Mentre sul fronte dell'energia nucleare solo il 28% degli intervistati ritiene sicura la produzione di energia nucleare, e pressoché assenti i rischi ad essa connessi, e soltanto il 26,3% inoltre sarebbe disposto ad accettare l'installazione di un impianto nucleare nella propria provincia.
approfondisci su ilsole24ore.it

mercoledì 7 ottobre 2009

SCAMBIO SUL POSTO: PROROGA DEI TERMINI PER L’ADESIONE

Dal 1° gennaio 2009, per effetto delle disposizioni contenute nella Delibera dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas 74/08, l’erogazione del servizio di scambio sul posto viene effettuata esclusivamente dal GSE.
Pertanto, coloro che prima del 31 dicembre 2008 avevano in corso un contratto di scambio sul posto con il proprio gestore di rete avrebbero dovuto presentare - tramite il portale www.gse.it – la relativa domanda al GSE.

In relazione alla numerosità degli interessati al nuovo servizio e per consentire di gestire in un congruo arco di tempo l’iter di sottoscrizione della convenzione con il GSE, il termine entro il quale presentare l’istanza è stato ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2009, fermo restando che i benefici economici derivanti dall’erogazione del servizio decorreranno a partire dal 1° gennaio 2009.

Si precisa che il nuovo regime di scambio sul posto non ha alcun effetto sugli incentivi erogati agli impianti fotovoltaici e riguarda esclusivamente la regolazione dell’energia scambiata con la rete. Il passaggio dal vecchio al nuovo regime di scambio sul posto non comporta, pertanto, alcuna modifica ai meccanismi di erogazione dell’incentivo previsto per l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici (conto energia fotovoltaico).

Il GSE, attraverso il proprio Contact Center (numero verde 800 19 99 89), fornisce a tutti gli interessati le informazioni e l’assistenza sul nuovo regime e sulla relativa procedura di attivazione.
Nel caso in cui il risponditore automatico dovesse segnalare una lunga attesa si consiglia di richiamare successivamente o di inviare una e-mail all’indirizzo scambiosulposto@gse.it.

Terremoto in Friuli venezia giulia 6 maggio 1976


Mai come in questa occasione si potè conoscere il carattere forte e la grande dignità del popolo friulano, al di là del grande dolore per la perdita di tutto, solo dopo pochi giorni dalla catastrofe, mentre ancora si cercavano sopravvissuti sotto le macerie e si dava sepoltura ai morti, già si pensava alla ricostruzione. Si rimuovevano calcinacci, si sgombravano strade, ci si occupava addirittura dei campi. Un popolo abituato da sempre alle calamità, pensava a rimettere a posto quel che si può: "di bessoi", cioè da sé, da soli. Non per sfiducia verso la solidarietà degli altri, ma per una radicata dignità che non lascia spazio ai piagnistei. I danni alle industrie presenti sul territorio provocheranno 5.000 disoccupati. Le prefetture di Udine e Pordenone si trasformano in basi operative per coordinare gli interventi. Il 7 maggio si fa una stima delle perdite in vite umane, sarebbero accertati fino ad allora: 584 morti e quasi mille i feriti. Il presidente della Repubblica Leone fa visita alle popolazioni ed ascolta commosso i racconti dei sopravvissuti. Anche il ministro degli interni Cossiga con il ministro dell'istruzione Malfatti si recano sul posto. Nelson Rockefeller, vicepresidente degli Stati Uniti, dopo la visita ai paesi disastrati annuncia lo stanziamento di 21 miliardi per aiutare le popolazioni colpite. L'8 maggio si reca in visita il Presidente del Consiglio On. Moro insieme al Commissario Straordinario del Governo Zamberletti. Tornano i friulani emigrati: dalla Svizzera dall'Austria, dal Belgio, Germania e Francia. Tutti per ricostruire il Friuli devastato. Dopo soli pochi giorni la macchina della solidarietà è già in movimento. A fianco dei nostri soldati anche militari austriaci, canadesi, tedeschi, americani, francesi hanno già montato 1.450 tende. Dall'estero arrivano numerosi aiuti. Per via aerea giungono 6.000 tende. Ospedali da campo, cucine militari, materiali e generi di conforto sono scaricati dalle navi attraccate nel porto di Trieste. Si spargono disinfettanti per evitare epidemie, la temperatura si aggira intorno ai 34 gradi e molte salme sono ancora insepolte. Quattro giovani vengono colti a compiere atti di sciacallaggio. Vengono processati sul posto e condannati in modo esemplare. Visita le zone colpite il presidente di Confindustria Agnelli che decreta: "Prima le aziende e poi le case" . Sottolineando come sia urgente soprattutto il riassetto industriale della regione. Il 13 maggio il tempo diventa inclemente. I Friulani sotto le tendopoli, incredibilmente istallate sotto il livello del suolo, si ritrovano con l'acqua alle caviglie. Il vento che soffia a 90 km orari porta via numerose tende. Tarvisio viene investita da una nevicata. Si pensa all'inverno successivo e quello che sarà quando la neve e i primi freddi faranno la loro comparsa di lì a pochi mesi. I friulani si oppongono alle demolizioni indiscriminate e vogliono recuperare quello che è possibile, per ricostruire più in fretta possibile. Vengono stanziati dalla Commissione Bilancio del Senato, 400 miliardi da erogare in vent'anni. Iniziano le inchieste sui crolli delle abitazioni più recenti. Il rumore delle ruspe è incessante, si scava nella speranza di trovare superstiti. Il 19 maggio il bilancio dei morti sale a 926. La pioggia rende impraticabili le strade di montagna e alcuni paesi sono isolati. L'opera di ricostruzione prosegue incessante, si pensa alla ripresa industriale, al turismo, Il consorzio pedemontano per l'Alto Friuli presenta un piano di ripresa industriale per le aziende di Rivoli di Osoppo. Anche nelle località turistiche tutto dovrebbe tornare a funzionare a pieno ritmo visto l'arrivo imminente dell'estate. È evidente la voglia di risollevarsi presto, di avere un incentivo per ricominciare. L'11 settembre la terra trema di nuovo: due scosse alle 18:31 e alle 18:40 superano 7,5 e 8 gradi della scala Mercalli. A Gemona crolla gran parte del centro storico che aveva resistito alle scosse di quattro mesi prima. Seguono altre 11 scosse, di nuovo crolli feriti, e il terrore della gente. Nei giorni seguenti altre scosse tra il sesto e decimo grado. Si presenta di nuovo l'emergenza. Il governo stanzia 160 miliardi che saranno reperiti dall'aumento sulle tasse dei veicoli e l'aumento di 50 £. Sulla schedina del totocalcio. È data ampia delega al commissario Zamberletti per l'assistenza ai terremotati.
approfondisci su pagine70.com

Il centro storico a L'Aquila

PESCARA - Il consigliere regionale dell'Italia dei Valori Carlo Costantini ha inviato una nota dove esprime il suo disappunto sulle azioni per la ricostruzione a l'Aquila.
...E’ chiaro a tutti – o almeno lo spero – che la normativa attualmente in vigore potrebbe rivelarsi un impedimento insormontabile alla ricostruzione del centro storico de L’Aquila.
Occorre una legge urbanistica speciale per la ricostruzione del centro storico de L’Aquila e degli altri centri storici, capace di accelerare i tempi; di semplificare le procedure; di rimuovere le difficoltà che potrebbero derivare dal rifiuto di singoli proprietari di intervenire, laddove si riterrà di dover intervenire; di consentire al Comune di rimodulare rapidamente gli ambiti sui quali intervenire e di definire anche un ‘cronoprogramma’ dei singoli interventi, partendo dalla considerazione che nel centro storico non potranno nascere 500 o 1000 cantieri in contemporanea, perché ognuno potrebbe costituire un impedimento alla funzionalità e alla operatività dell’altro.
Occorre, in buona sostanza, una legge urbanistica speciale per la ricostruzione del centro storico de L’Aquila capace di esprimere un principio molto chiaro, prima ancora che singole prescrizioni per il Comune o per il singolo cittadino: il centro storico è un patrimonio di tutti e la sua ricostruzione risponde a una esigenza di tutela di un interesse pubblico, prima ancora che di centinaia o migliaia di singoli interessi privati.
Ebbene, questa legge, così come una legge per l’organizzazione della ‘governance’ e tante altre disposizioni senza le quali la Regione e il Comune correrebbero il rischio di non essere neppure pronti a spendere i soldi (sempre che arrivino!) deve approvarsele il Consiglio Regionale e non il Parlamento.
Le leggi sulla ricostruzione dobbiamo farle in Abruzzo e lo Stato deve metterci i soldi; non è vero che, siccome lo Stato deve metterci i soldi, lo Stato deve decidere anche sulla ricostruzione: questa posizione è frutto di una inaccettabile subalternità culturale, prima ancora che politica, che 10 mesi di governo Chiodi hanno prodotto a L’Aquila e in Abruzzo.
vedi l'intero articolo su pagineabruzzo.it

martedì 6 ottobre 2009

Coordinate geografiche di Google Earth

41.861878,12.445892 (gradi sessadecimali)
Lat: 41°51'42.76"N (gradi sessagesimali)
Lon: 12°26'45.21"E (gradi sessagesimali)
Per indicare la direzione, si usa N, S, E o W.
La lettera può essere in maiuscolo o minuscolo ed essere messa prima o dopo il numero della coordinata. Ad esempio: N 41 51 42,76 è uguale a 41 51 42,76 N.

In alternativa si può utilizzare il segno meno “-” per indicare l’ ovest o il sud. Con questo segno non è ammesso specificare un simbolo a lettera (W oppure S).

Con il segno “+” indichiamo invece la direzione N ed E.

In google Earth le coordinate appaiono come riportate qui in alto e sono espresse in gradi sessagesimali. la coordinata N rappresenta la latitudine, mentre la coordinata E rappresenta la longitudine cioè i gradi dall'antimeridiano di Grennwich.

A volte necessita conoscere le coordinate in angoli ssessadecimale in quanto alcuni programmi richiedono tale formato per l'individuazione sulle mappe di google o altre.

42°34'27"

in formato sessa-decimale; l'angolo diventa:

42.574167

che coincide con il precedente, essendo infatti:

42 + 34 / 60 + 27 / 3600 = 42.574167


Resto del post

lunedì 5 ottobre 2009

Piano casa Lazio Interventi di ampliamento degli edifici

La legge regionale 21/09 nota come Legge piano casa del Lazio all'art. 2 come riportato in un precedente post individua le aree sul territori dove non si applica la legge.
all'art. 3 invece specifica come si può ricorrere in deroga agli strumenti edilizi e urbanistici per eseguire gli ampliamenti di costruzioni esistenti.
Per edifici residenziali sia mono che pluriabitativi si può eseguire un ampliamento del 20% dell'edificio però fino ad un massimo di 200 mc o di 62,5 mq.
Tali ampliamenti non sono cumulabili con eventuali ulteriori percentuali derivanti da altre leggi e la destinazione d'uso degli edifici ampliati deve restare inalterata per i prossimi 5 anni dalla data del fine lavori.
Si riduce al 10% gli ampliamenti ammessi per edifici non residenziali quali edifici per l'artigianato, piccola industria e esercizi di vicinato con superficie non superiore a 1000 mq quindi l'ampliamento max consentito può arrivare a 100 mq. n questi casi pero la destinazione d'uso deve restare ferma per i successivi 10 anni dalla data della dichiarazione di fine lavori.
Inoltre gli interventi devono essere subordinati all'installazione o miglioramento di sistemi per l'abbattimento di inquinanti, al risparmio energetico e con procedure e materiali per ridurre l'impatto ambientale.
Non mi sento di commentare queste forme di specifiche puntualizzazioni, ma questa credo che sia pura cecità culturale, riguarda il fatto che gli ampliamenti devono essere per forza aderenti alla costruzione e tutti realizzati al piano terra non si può sopraelevare, se sulla sopraelevazione si può discuterne non capisco la rigidità messa in atto su ampliamenti che devono per forza essere aderenti alla costruzione esistente.
Gli ampliamenti devono giustamente essere fatti seguendo le norme riguardanti il risparmio energetico e la bioedilizia,il rispetto delle distanze e delle altezze secondo la normativa vigente.

Per quanto riguarda gli ampliamenti in zona sismica bisognerà per le zone 1 e 2 saranno consentiti solo per quegli edifici dotati della certificazione antisismica se realizzati dopo l'attribuzione di tale classificazione. (2003).
In zona 1 o sottozona 2a gli ampliamenti sono consentiti se l'intero edificio venga adeguato o sia adeguato alla normativa antisismica, in questo caso l'ampliamento consentito sarà del 35% per edifici residenziali con un max di 350 mc pari a circa 110 mq di superficie utile. Per gli edifici non residenziali si avrà un ampliamento pari al 20% della superficie utile, qui sembrerebbe che non ci sia un limite max comunque da non superare.

Piano casa Lazio: Aree dove non si costruisce, divieto di ampliamento

LA LEGGE N. 21 del 11 agosto 2009 stabilisce all'art. 2 dove si possono attuare gli interventi di ampliamento e di sostituzione edilizia, demolendo e ricostruendo l'edificio.
si precisa giustamente, ma anche superfluo se pensiamo di stare in una nazione ancora civile, che gli interventi sono ammessi per costruzioni regolarmente autorizzate quindi non si attua su edifici abusivi.
Ancora correttamente si pone l'inapplicabilità in costruzioni di carattere storico architettonico vincolati ai sensi del decreto Lgs 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio).
Non saranno ammessi interventi neanche nelle Aree Omogenee distinte con la lettera "A" (sostanzialmente i Centri storici); con la lettera "E" (Zona Agricola) per quelle costruzioni che rivestono caratteri storici che facciano parte di specifici elenchi dei comuni e che siano stati costruiti prima del 1930. Per gli altri edifici a carattere residenziale vengono limitati ai coltivatori diretti ed agli imprenditori agricoli e loro eredi.
Il divieto continua nelle aree di inedificabilità assoluta (ci sarebbe da chiedersi: che senso ha vietare di costruire in aree dove già esiste il divieto assoluto)
Si passa poi a ribadire il divieto di attuare interventi nelle aree naturali protette, nelle fasce di rispetto costiere, dei laghi e dei corsi d'acqua interni individuati come tali. Nelle zone di elevato rischio individuate nei piani di bacino con l'eccezione di quei territori ricadenti in comprensori di bonifica in cui la sicurezza del regime idraulico è garantita da sistemi di idrovore (ma quante sono queste aree nel territorio Laziale?).

Il divieto continua nelle aree con destinazioni urbanistiche relative ad aspetti strategici (molto generico). Nelle fasce di rispetto delle strade statali e ferroviarie.
I Comuni possono inoltre ridurre ancora i margini di applicabilità del piano casa o addirittura annullarlo in ragione di particolari situazioni urbanistiche e architettoniche.
Mi chiedo: non si faceva prima a dire dove questo piano Casa si può ATTUARE???

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Risparmio energetico: pubblicate le UNI/TS 11300 sulle prestazioni energetiche degli edifici
fonte UNI
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Tutta la documentazione di approfondimento, compresi i decreti ministeriali attuativi delle Finanziarie 2007 e 2008 con le istruzioni dettagliate per fruire degli incentivi. Le risposte - elaborate a seguito di un attento esame delle Finanziarie e dei decreti attuativi - rappresentano la valutazione degli esperti ENEA
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