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sabato 7 novembre 2009

nuovo regolamento BAR e RISTORANTI a Roma

Approvato dalla Giunta Comunale un nuovo regolamento per la disciplina delle attività commerciali di somministrazione di alimenti e bevande. Per bar e ristoranti si punta sulla qualità del servizio e si definiscono nuovi parametri.

Con il nuovo regolamento sulla base della legge regionale n. 21 del 29 novembre 2006, il Comune di Roma identifica infatti nuovi criteri per il rilascio delle autorizzazioni per le nuove aperture e i trasferimenti di sede. In particolare stabilisce che gli esercizi dovranno rispettare requisiti strutturali che interessano la somministrazione di alimenti e bevande e la superficie destinata ai servizi, con particolare riguardo agli spazi dedicati alla manipolazione degli alimenti.

Il regolamento stabilisce inoltre il rispetto di determinati criteri di qualità riconducibili alla professionalità del titolare dell'attività commerciale e degli addetti al servizio di somministrazione, alle caratteristiche del locale e alla qualità del servizio offerto. A ognuno di questi criteri viene attribuito un punteggio.

Il regolamento suddivide il territorio comunale in tre zone, con la duplice finalità di salvaguardare le aree centrali della città per la loro particolare valenza storica, architettonica e ambientale, e, al contempo, di promuovere uno sviluppo diffuso sul territorio, garantendo vivibilità e sicurezza nelle aree periferiche.

Fatto salvo il rispetto dei requisiti strutturali, uniformi su tutto il territorio comunale, si dovrà soddisfare un punteggio minimo che varia in base alla zona dove si trova l'attività commerciale. Particolari agevolazioni saranno applicate alle richieste di autorizzazione per il trasferimento di attività già esistenti al momento dell'adozione del nuovo regolamento comunale. Il regolamento approvato in Giunta sarà inviato ai Municipi per il parere di competenza e sarà sottoposto al Consiglio Comunale per l'approvazione definitiva.

Presentando l'approvazione del nuovo regolamento l'assessore alle Attività Produttive, Davide Bordoni ha sottolineato come si sia scelto di puntare sulla qualità, identificando nuovi parametri per bar e ristoranti: "L'obiettivo è di offrire un servizio che vada incontro alle esigenze della cittadinanza e tuteli le aree di maggior pregio storico e architettonico della città. E' un regolamento che rappresenta un cambio importante nella disciplina dei pubblici esercizi e favorirà una crescita qualitativa del servizio offerto. I nuovi parametri rappresentano inoltre una spinta per promuovere la formazione del personale, dando un'opportunità a chi vuole fare impresa e investire nel settore".

In allegato la sintesi del regolamento

ROMA: variazioni e integrazioni al Regolamento Edilizio Comunale per il risparmio energetico


Roma, 6 novembre – Approvate dalla Giunta comunale le variazioni e le integrazioni al Regolamento Edilizio Comunale per il risparmio energetico e l'utilizzo di fonti rinnovabili di energia, regole valide per tutti gli edifici pubblici e privati di nuova edificazione e per quelli in fase di ristrutturazione complessiva, come da normativa nazionale e regionale.

Secondo i nuovi canoni ogni edificio dovrà essere dotato di impianti energetici alimentati da fonti di energia rinnovabili, come pannelli fotovoltaici o piccoli generatori a pale eoliche; l'acqua calda verrà fornita, almeno per il 50%, da fonti di energia rinnovabili (pannelli solari), e ogni appartamento dovrà produrre energia rinnovabile commisurata ai mq. della superficie. Inoltre, ogni nuovo edificio sarà provvisto di serbatoi interrati per la raccolta d'acqua, da riutilizzare poi per impieghi condominiali.

Negli spazi comuni (ingressi, androni, pianerottoli), verranno realizzati impianti per il risparmio energetico, come interruttori crepuscolari dotati di timer. Se poi le nuove costruzioni adottassero criteri costruttivi quali la costruzione di muri più spessi per trattenere maggior calore o l'installazione di serre solari sul tetto, non saranno dovuti gli oneri concessori per la realizzazione (scomputo della sul, superficie utile lorda).

"E' da tempo – ha dichiarato l'assessore all'Urbanistica Marco Corsini, che d'intesa all'assessore all'Ambiente De Lillo è firmatario della proposta - che stiamo lavorando sul rinnovamento e sul miglioramento delle regole urbanistiche ed edilizie. Questo è il primo passo che ci mette in linea con gli altri Paesi in materia di responsabile utilizzo delle fonti energetiche e di ottimizzazione dei criteri di risparmio ed economicità".

"Si tratta – ha sottolineato l'assessore all'Ambiente Fabio De Lillo – di un passo in avanti fondamentale sul fronte del risparmio energetico. Queste regole fanno sì che tutta la nuova edilizia ruoti intorno alle fonti di energia rinnovabili. L'approvazione in Giunta di un regolamento edilizio che vincoli la costruzione di nuovi edifici al risparmio energetico era una delle assolute priorità che ci eravamo posti all'interno del progetto che stiamo portando avanti per far diventare Roma la città del sole".

Le chiese brutte

È stato reso pubblico mercoledì in tutto il mondo, ed è una filiale supplica rivolta al Vicario di Cristo. Redatto in più lingue, sottoscrivibile da chiunque al sito www.appelloalpapa.blogspot.com, s’intitola papale papale «Appello a Sua Santità Papa Benedetto XVI per il ritorno a un’Arte sacra autenticamente cattolica» (come anticipato domenica da Libero).
Chiaro come il sole, ma al contempo inquietante. Vi si chiede infatti che l’arte sacra cattolica torni a essere semplicemente tre cose: arte, sacra e cattolica. Insomma, se stessa. Già, perché a quanto pare la maggior parte di ciò che oggi viene spacciato per tale non lo è affatto. Paradosso? Mica poi tanto. Basta guardarsi attorno. Hangar al posto di chiese, caos di materia che Platone avrebbe sprezzantemente detto chora invece di statue dalle figure riconoscibili, crocifissi che sembrano tralicci, e via discorrendo. Non bisogna essere un sottile critico d’arte né un raffinato intenditore per rendersi conto del brutto che ci circonda. Che ciò riguardi poi anzitutto e soprattutto l’arte sacra, in specie quella cattolica, è davvero troppo.

L’arte, infatti, è da sempre l’espressione massima della spiritualità, quale che essa sia, e della cultura umana. Parla del rapporto con il Trascendente, raffigura l’intersezione cruciale, come direbbe T.S. Eliot, fra l’infinito e il finito.

Quella cattolica, poi, è stata nel corso della storia la rappresentazione visibile, fin tangibile, dell’Incarnazione del credo in una civiltà fatta d’istituti, d’istituzioni, persino di politiche. Catechismo dei poveri e lectio per i dotti, l’arte sacra è la meditazione costante dell’uomo sulla imprescindibile carnalità della fede, la reificazione liturgica del bello, la lettura sacrale del tempo, il ringraziamento permanente al Creatore. Che oggi essa scelga dunque di farsi incomprensibile, sciatta e caricaturale è allora un triste ma anche allarmante segno dei tempi. Il sacro cattolico di oggi, con il permesso di certuni responsabili, ritiene che la buona novella di salvezza di Cristo equivalga alla (è una citazione, nessuno scandalo) «merda d’artista».

Nomi prestigiosi
Da qui l’appello al pontefice. Al quale, rispetto a quanto scritto su queste pagine nei giorni scorsi, hanno aderito numerose altre personalità, dal sociologo Leonardo Allodi al giornalista tedesco Paul Badde, dal filologo Francesco Colafemmina al sociologo Pietro De Marco, dall’editore Manuel Maria Grillo all’architetto Steen Heidemann, e poi la francesista Anna Maria Kummer, il teologo Michele Loconsole, l’architetto Ciro Lomonte, il vaticanista Sandro Magister, il grande scrittore tedesco Martin Mosebach, il celebre urbanista Nikos A. Salingaros, l’architetto Stephen J. Schloeder; e tra le centinaia di firmatari (il cui numero cresce di ora in ora, tanto che ogni calcolo mettessi qui in pagina sarebbe già subito vecchio), tra docenti, sindacalisti, architetti, storici, studenti e gente comune, compaiono i nomi del saggista Francesco Agnoli, del parlamentare Luca Volontè, del sociologo Massimo Introvigne, del direttore del periodico Cristianità Giovanni Cantoni.
continua su libero.it

giovedì 5 novembre 2009

Roma, arriva il PRIA riqualificazione casali fatiscenti

Roma, 6 ottobre - A Roma ne esistono oltre diecimila, sparsi su 52 mila ettari di campagna (il più vasto territorio verde tra i comuni d'Europa). Sono i vecchi manufatti agricoli abbandonati: casali, fienili, stalle, granai, appezzamenti. Un vasto patrimonio in lento degrado, ma anche una grande risorsa potenziale. Il Comune pubblicherà entro la metà del mese un bando, con il doppio obiettivo di farne case da affittare (una parte) e, per il resto, di rilanciare l'agricoltura, l'eco-turismo e gli sport all'aria aperta, creando così nuove imprese e nuovi posti di lavoro.


Il Programma di Riqualificazione degli Immobili Agricoli dismessi o sotto-utilizzati (PRIA) è stato presentato in Campidoglio dal sindaco Alemanno e dagli assessori Antoniozzi (Patrimonio), Corsini (Urbanistica) e De Lillo (Ambiente), oltre che dal presidente di Coldiretti Lazio, Massimo Gargano, e da quello di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.

Il PRIA è stato annunciato lo scorso maggio, quindi la Giunta comunale lo ha approvato con delibera del 23 settembre, ora uscirà il bando e si rivolgerà sia agli enti pubblici che ai privati "già proprietari di immobili ad uso agricolo sul territorio dell'Agro Romano". Al bando si aderisce con una "manifestazione d'interesse", presentando proposte di riuso e valorizzazione.

L'operazione è a costo zero per il Comune che nell'ambito di questo programma fa da "facilitatore", semplificando e abbreviando le procedure per le autorizzazioni e i cambi di destinazione d'uso. Chi invierà progetti, dunque, potrà avviare un'attività economica senza impacci burocratici e contribuirà, nel contempo, al ripristino dell'edilizia rurale.

Agriturismo, agricoltura biologica con vendita diretta, manifestazioni culturali, percorsi ciclabili in campagna; e poi gli edifici da ristrutturare per realizzare alloggi: queste alcune delle possibilità legate al recupero dei vecchi casali. Quattro, in particolare, le finalità del PRIA e, per conseguenza, i tipi di proposta che enti e privati possono fare al Comune:

1) sviluppo dell'agricoltura: razionalizzazione delle attività esistenti, creazione di nuove aziende, innovazioni tecnologiche, servizi ai residenti.

2) Recupero di fabbricati agricoli per uso residenziale: alloggi da affittare in parte a canone concordato con il Comune, in parte a canone libero; residenze per vittime di calamità, da dare in convenzione; nuove attività agrituristiche.

3) Riqualificazione dell'ambiente e del paesaggio: risanamento e sorveglianza del territorio agricolo, restauro dei manufatti di pregio storico-artistico e dei giardini storici; rimboschimento dei terreni improduttivi; creazione di "isole ecologiche" per il deposito temporaneo di rifiuti ingombranti (al posto delle discariche abusive); installazione di apparecchiature per la connessione internet.

4) Recupero di fondi improduttivi o abbandonati per finalità sociali: accordi con associazioni onlus per usare vecchi edifici a fini assistenziali; programmi di lavoro e integrazione per gli immigrati; riuso di manufatti e terreni a scopo didattico, di assistenza (a bambini, anziani e disabili) e per attività agricole di reinserimento; progetti di "co-housing", ovvero insediamenti composti da case private e da spazi comuni e condivisi come cucine, laboratori, ambienti per il gioco dei bambini, piscine, biblioteche…; nuovi canili attrezzati.

Il Comune sceglierà le proposte in base ad una serie di priorità. Queste le principali: creazione di posti di lavoro, inserimento dei giovani, maggior numero di addetti impiegati nel progetto, riconversione delle colture (meglio il biologico), uso di eco-tecnologie e impianti autonomi ad energia rinnovabile (solare termico, fotovoltaico…).

Quanto alle case ricavate dai casali fatiscenti: il Comune faciliterà ai proprietari i cambi di destinazione d'uso, senza aumenti di cubature; ma – specifica l'assessore Antoniozzi – se un ente o un privato "vorrà trasformare il suo casale in un complesso di appartamenti, per farlo dovrà necessariamente dare il 60% delle case in affitto a canone concordato al Comune per dieci anni".

Con il programma PRIA, ha detto il sindaco Alemanno, si intende "stabilire un ponte tra aree urbane e agricole". Con un occhio alla sicurezza: le zone rurali del territorio romano "sono state anche oggetto di gravi episodi di violenza"; ripopolarle di attività e lavoro vuol dire aumentarne la vivibilità.

Per inviare al Comune le proposte di riuso dei casali abbandonati ci saranno tre mesi dalla pubblicazione del bando.
www.comune.roma.it

martedì 3 novembre 2009

GUIDA ALLA COMPILAZIONE DELLA RELAZIONE PAESAGGISTICA CON PROCEDURA SEMPLIFICATA

GUIDA ALLA COMPILAZIONE DELLA RELAZIONE PAESAGGISTICA CON PROCEDURA SEMPLIFICATA Comune di Roma
La RELAZIONE PAESAGGISTICA deve contenere tutti gli elementi necessari alla verifica della compatibilità paesaggistica dell'intervento, ed accertare:
- la compatibilità rispetto ai valori paesaggistici riconosciuti dal vincolo;
- la congruità con i criteri di gestione dell'immobile o dell'area;
- la coerenza con gli obiettivi di qualità paesaggistica del Piano Territoriale Paesaggistico di riferimento.
E’ redatta in book in formato A4 seguendo questo indice:
0 : SCHEDA DATI URBANISTICO – PAESAGGISTICI (Dichiarazione Asseverata del Progettista) vedi modulo
1: LOCALIZZAZIONE DELL’AREA DI INTERVENTO E PIANIFICAZIONE URBANISTICA E PAESAGGISTICA
2: DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA


Normativa di riferimento: D.P.C.M. 12/12/2005
1: LOCALIZZAZIONE DELL’AREA DI INTERVENTO E PIANIFICAZIONE URBANISTICA E PAESAGGISTICA
In questa tavola sono riportate le informazioni sull’ubicazione dell’intervento e viene esaminata la sua integrazione nella pianificazione urbanistica e paesaggistica del Comune. Saranno compresi indicazione e analisi dei livelli di tutela operanti nel
contesto paesaggistico e nell'area di intervento considerata, rilevabili dagli strumenti di pianificazione paesaggistica, urbanistica e territoriale e da ogni fonte normativa, regolamentare e provvedimentale; indicazione della presenza di beni culturali tutelati ai sensi della Parte seconda del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
In questa sezione devono essere inseriti:
􀂃 Stralcio del foglio aerofotogrammetrico scala 1:2.000 (o scala opportuna in relazione alla natura e dimensioni
dell’intervento)
􀂃 Stralcio della tavola di N.P.R.G. “Sistemi e Regole” scala 1:10.000 a colori (delibera C. C. n. 18 del 12/2/2008)
􀂃 Stralcio della tavola di N.P.R.G. “Sistema paesaggistico” scala 1:50.000 a colori (delibera C. C. n. 18 del 12/2/2008)
􀂃 Stralcio della tavola di N.P.R.G. “Rete ecologica” scala 1:10.000 a colori (delibera C. C. n. 18 del 12/2/2008)
􀂃 Stralcio della tavola di P.R.G. previgente a colori (ove necessario).
􀂃 Stralcio di eventuale Piano Particolareggiato o altro piano attuativo (ove esistente).
􀂃 Estratto degli strumenti di pianificazione paesistica vigente quali stralci della tavola E3 (1: 10.000) E3bis ed E3
ter del P.T.P.
􀂃 Estratti del Piano Territoriale Paesistico Regionale (delibera G.R.L. n. 1025 del 21 dicembre 2007). Stralci delle
tavole A, B, C, D.
􀂃 Stralcio del foglio catastale scala 1:2.000 (o scala opportuna in relazione alle dimensioni dell’intervento).
Di tutti gli stralci dovrà essere:
- indicata la tavola da cui gli stessi sono stati tratti
- evidenziato chiaramente il sito di intervento (mediante indicazione puntuale)
- sempre allegata legenda e ove esistente tabella delle Norme Tecniche di Attuazione
2: DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA
Deve illustrare, in modo esauriente e dettagliato, lo stato dei luoghi da diverse angolazioni. Le foto, a colori e con i coni di visuale
riportati in planimetria, devono indicare la data dello scatto. Tutte le foto devono essere corredate da commento esplicativo.
E’ necessaria una vista dell'area di intervento o una panoramica da punti dai quali è possibile cogliere con completezza le fisionomie
fondamentali del territorio.
Sarà corredata da una foto aerea datata del lotto.
2 di 2
GUIDA ALLA CORRETTA COMPILAZIONE DEL GRAFICO DI PROGETTO
stralci: P.R.G. e N.P.R.G., eventuale Piano Particolareggiato, grafico sul vincolo
a. Stralcio del foglio catastale (ove siano riportati i dati relativi al foglio, particella e subalterno)
b. Stralcio P.R.G. previgente e N.P.R.G. (ove siano riportati i dati relativi al numero della tavola)
c. Stralcio di Piano Particolareggiato (ove esistente)
d. Stralcio di Grafico sul vincolo
stato di fatto:
a. Planimetria dello stato attuale in scala 1:200 del lotto e delle aree a verde con le seguenti indicazioni: proprietà confinanti per una profondità
di almeno 50 metri dai confini; quote altimetriche del terreno e di tutti i fabbricati circostanti; alberi di alto fusto e tutta la vegetazione esistente;
recinzioni ed ingressi; eventuali costruzioni esistenti sul lotto di cui occorre dimostrare la legittimità.
b. Sezioni dello stato attuale in scala 1:200 del terreno estese di almeno 50 metri lineari a monte ed a valle del fabbricato. Rappresentare lo
skyline dei luoghi, comprendendo strade ed edifici circostanti. Devono essere presenti almeno due sezioni, una longitudinale e una trasversale.
c. Nel caso di interventi su edifici e manufatti esistenti si richiede un rilevo geometrico (piante dei vari livelli, prospetti e sezioni) e dei materiali,
dei colori, delle tecniche costruttive, in scala 1:200 o 1:100 e dettagli architettonici. Andrà allegata, ove esistente, documentazione storica relativa al
singolo edificio.
progetto dell’intervento:
d. Inquadramento territoriale dell'intervento: planimetria generale quotata in scala 1:2.000 (o scala opportuna in relazione alle dimensioni
dell’intervento) su base topografica (carta tecnica regionale CTR - o ortofoto) raffrontabile - o coincidente - con la cartografia descrittiva dello
stato di fatto.
e. Area di intervento:
1. Planimetria dell'intera area in scala 1:200 o 1:500 (o scala opportuna in relazione alla natura e alle dimensioni dell’intervento) con inserimento delle opere di progetto con le seguenti indicazioni: quote altimetriche, posteggi, zone pavimentate, recinzioni, ingressi, eventuali altri edifici esistenti, giardini, nuove alberature, siepi, e quanto altro possa occorrere al fine di chiarire esaurientemente i rapporti
tra l’opera e il suolo circostante sia esso pubblico che privato. Le soluzioni progettuali per le parti inedificate devono garantire continuità
paesistica con il contesto.
2. Piano dell’Assetto Vegetazionale con relativa legenda delle essenze (alberature, siepi, percorsi pedonali e carrabili sistemazioni del
lotto e relativi materiali). Per i nuovi impianti, preferire essenze autoctone o naturalizzate.
3. Nel caso di interventi su edifici e manufatti esistenti le piante e le sezioni quotate di progetto devono essere rappresentate anche per
sovrapposizione dello stato di fatto e di progetto con le coloriture convenzionali (rosso nuova costruzione, giallo demolizione).
4. Profili dello skyline dei luoghi, comprendendo strade ed edifici circostanti estesi anche all'intorno (almeno 50 ml a monte e a valle del fabbricato). I profili in scala 1:200 (o scala opportuna in relazione alle dimensioni dell’intervento) e quotati devono rappresentare le strutture edilizie esistenti, le opere previste (edifici e sistemazioni esterne) e gli assetti vegetazionali e morfologici. Devono essere presenti almeno due profili, uno longitudinale e uno trasversale.
f. Opere in progetto:
5. Piante quotate degli interventi di progetto in scala 1:100 di tutti i piani dell’edificio con indicazione delle destinazioni d’uso dei locali, delle
quote planimetriche e altimetriche. La pianta relativa alla copertura deve essere corredata dalle indicazioni dei materiali usati, anche per i
camini, le gronde etc. Gli interventi vanno rappresentati anche per sovrapposizione dello stato di fatto e di progetto con le coloriture
convenzionali.
6. Sezioni quotate degli interventi di progetto in scala 1:100 estese anche all’area circostante e possibilmente all’intera superficie del lotto.
Le quote devono essere riferite a punti fissi (es : marciapiedi, strade) o al piano di campagna;
7. Prospetti dell'opera prevista in scala 1.100 di tutte le facciate dell’opera estesi anche al contesto con l'individuazione delle volumetrie
esistenti e delle parti inedificate. Va inoltre riportata indicazione dei materiali di finitura, rivestimenti, infissi, opere in ferro e balaustre,
coperture, pluviali in vista, volumi tecnici, descrizione delle tecniche costruttive ed eventuali particolari architettonici.
8. Particolari in scala 1:20 e 1:10 di eventuali recinzioni, cancelli, tetti.
N.B. In caso di VARIANTI IN CORSO D’OPERA occorre evidenziare, mediante retini, le modifiche rispetto al progetto precedentemente autorizzato e produrre la documentazione fotografica aggiornata raffigurante le opere in corso di esecuzione.

lunedì 2 novembre 2009

Coefficiente di riflessione del suolo

Coefficiente di riflessione del suolo : frazione riflessa verso l'alto della Rggmm che giunge il suolo, sul piano orizzontale.
Dipende dal tipo di suolo e può assumere valori compresi fra 0 e 1.
Ecco la tabella per alcuni suoli tipici (fonte: Norma UNI 8477/1; per una raccolta più estesa, vedi anche: M. Iqbal, An Introduction to Solar Radiation, 1983, pag. 288 e seg.; oppure: F.M.Butera: Architettura e ambiente, Etas, 1995, Appendice 1.3.a):

Tipo di suolo
Coefficiente di riflessione

Neve (caduta di fresco o con film di ghiaccio)
0.75
Superfici acquose
0.07
Suolo (creta, marne)
0.14
Strade sterrate
0.04
Bosco di conifere d'inverno
0.07
Bosco in autunno
Campi con raccolti maturi e piante
0.26
Asfalto invecchiato
0.10
Calcestruzzo invecchiato
0.22
Foglie morte
0.30
Erba secca
0.20
Erba verde
0.26
Tetti o terrazze in bitume
0.13
Pietrisco
0.20
Superfici scure di edifici (mattoni scuri, vernici scure, ...)
0.27
Superfici chiare di edifici (mattoni chiari, vernici chiare, ...)
0.60

fare architettura: lectio magistralis dell’architetto Renzo Piano al Palazzo dei Congressi.


“Parlo a braccio. Sono qui per far vendere ceramica, quando uscite dovete visitare la fiera e comprare una piastrella”. Comincia così Piano, senza cravatta e con fare informale, il suo discorso. O meglio la mirabile lezione, pratica, che non vuole essere altisonante, ma spiegare a studenti, giornalisti, architetti, gente comune, cosa significa fare architettura. “C’è chi comincia dalla visione per arrivare al progetto, e c’è invece chi parte dal costruire per arrivare alla visione”. Io seguo la seconda via: fare architettura significa costruire, non solo disegnare, ma realizzare, lavorare sui materiali, ascoltare la gente e interpretare i loro bisogni per migliorare la loro vita e l’aspetto delle città. L’architettura è la poetica del fare e del costruire, la sfida dell’ingegno che esplora. E’ un’arte di frontiera, contaminata dalla realtà. UN’arte corsara, di rapina, un prendere, riprendere dagli altri. Una rapina sì, ma fatta a viso scoperto, e finalizzata a ridare qualcosa in più.
Renzo Piano spiega così il suo mestiere facendo inoltre vedere al pubblico i suoi progetti, passando dal Centre Pompidou nel Beaubourg di Parigi all’Auditorium di Roma, dalla chiesa di Padre Pio a S.Giovanni Rotondo alla cupola nell’Alexanderplatz di Berlino, dalla Morgan Library di New York al Campus Columbia University.
Progetti lontani nel tempo e nello spazio, ma esempi del suo modo (che poi diventa universale e paradigmatico) di fare architettura, un’architettura che racchiude estetica, umanistica, innovazione nel costruire. L’architettura non è infatti solo l’arte del costruire, ma di rispondere ai sogni della gente. “Si parte dai bulloni per arrivare ai desideri”, continua Piano che continua “l’arte di produrre umili ripari ha sempre celebrato e rappresentato qualcosa di più”. fare architettura è costruire, fare calcoli, azioni pragmatiche che si uniscono all’immaginifico, per rendere possibile ciò che è impossibile, almeno all’apparenza. Come quando si è trovato a dover ricostruire il quartiere raso al suolo dell’Alexander Platz, un foglio bianco nel quale scrivere una nuova storia senza cancellare le tracce del passato. “Un progetto molto drammatico al quale però hanno lavorato 5mila operai di cui solo 500 tedeschi”. Il luogo dell’intolleranza semita per eccellenza si trasforma così in un posto multietnico che accoglie persone da tutto il mondo.
Piano racconta un aneddoto legato ai lavori in Giappone: 38 mesi, 36 terremoti, e nessun incidente. Perché come sottolinea Piano gli infortuni sul lavoro accidentali non esistono, non è il caso, ma la mancanza di manutenzione. I lavoratori giapponesi sono soliti fare allenamento prima di iniziare, e a fine giornata fissano i singoli pezzi, rimettendo tutto in ordine.
Altro punto toccato da Piano, la questione ambientale: il legno è un materiale antico che può essere reinventato grazie alle nuove tecnologie, dalle elevate prestazioni. E’ una fonte di energia rinnovabile perché ricresce, grazie alla riforestazione.
Come la ceramica, naturale e antico materiale, utilizzato come struttura, elemento di rivestimento sia verticale che orizzontale in numerosi dei suoi progetti.

continua su repubblica.it dove si possono vedere anche diverse immagini

Il discorso è on line e scaricabile dal sito del Cersaie.

domenica 1 novembre 2009

Edilizia a Firenze "Tutto Quadra"

Terremoto nel Pd fiorentino
Riccardo Chiari
In procura a Firenze l’inchiesta è stata chiamata “Le mani sulla città”. Con questa spiegazione: “C’erano pubblici ufficiali a piena e continua disposizione di imprenditori e professionisti per agevolare e gestire le pratiche edilizie. Fra di loro anche Formigli, che è stato abilissimo a interpretare il duplice ruolo di consigliere comunale e di socio occulto della società di progettazioni Quadra. Mentre l’altro consigliere Barbaro era stato messo a capo della commissione urbanistica per attuare le intenzioni di Quadra”.

Dalla voce dei sostituti procuratori Giuseppina Mione e Leopoldo De Gregorio, ecco quindi gli assai concreti motivi – corredati da intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video e documenti assortiti - che hanno portato il giudice delle indagini preliminari Rosario Lupo a mandare agli arresti domiciliari Alberto Formigli, ex capogruppo del Pd in Palazzo Vecchio, e denunciare a piede libero l’ex presidente della commissione urbanistica Antongiulio Barbaro, anche lui del Pd. Al tempo stesso il giudice Lupo ha disposto altre sei ordinanze di custodia cautelare. In carcere è finito il viceresponsabile dell’ufficio tecnico dell’assessorato comunale all’edilizia privata Giovanni Benedetti, agli arresti domicilari il suo diretto superiore Bruno Ciolli, i soci della società di progettazioni Quadra, l’ex dipendente comunale part-time Alberto Vinattieri, e soprattutto il potentissimo ex presidente dell’Ordine fiorentino degli architetti Riccardo Bartoloni. Indagati imprenditori e professionisti, anche assai noti in città, del settore edile. Insomma un, per quanto annunciato, terremoto.
Secondo le accuse, che parlano a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione, truffa ai danni dell’amministrazione comunale, abuso d’ufficio e falso ideologico, Quadra si era imposta come una sorta di monopolio dell’edilizia privata, grazie alle complicità dei responsabili nell’ufficio tecnico comunale. In sede politica invece sarebbero stati Formigli e il suo successore alla presidenza della commissione urbanistica Barbaro ad attivarsi su varianti al piano regolatore, o derogare a regolamenti comunali influenzando delibere consiliari e atti di commissione. Formigli era stato uno dei fondatori di Quadra. Poi ne era uscito. Ma per la procura fiorentina sarebbe rimasto come socio occulto. Soprattutto come garante, in Palazzo Vecchio, del buon esito di pratiche edilizie curate sia dalla società che da altri privati.
“Quadra costituiva un concreto monopolio – tira le somme il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi - andare da Quadra significava ottenere i permessi che si volevano. Più che di corruzione, si può parlare di vera e propria corrosione delll’etica pubblica”. A ruota il pm Mione: “In una intercettazione telefonica Barbaro afferma che non si muove foglia che il capogruppo non voglia”. I presunti abusi edilizi messi in atto sarebbero 21, in altrettante aree della città. Fra i tanti riscontri, hanno spiegato ancora i magistrati, ci sono anche filmati video in cui si vedrebbero imprenditori che operano direttamente sui pc dei dipendenti comunali. Mentre per la corruzione sono state rilevate somme di denaro poi investite in Ucraina. L’inchiesta era partita due anni fa, come filone di un’altra indagine in materia di viabilità, e aveva preso corpo anche con alcune anticipazioni pubbliche. Tanto che già l’anno scorso la cena natalizia del Cpa Firenze sud era stata propagandata con un esiliarante manifesto in cui Formigli era stato definito “Tutto Quadra”.
Leggasi commenti all'artico del "il manifesto"

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Risparmio energetico: pubblicate le UNI/TS 11300 sulle prestazioni energetiche degli edifici
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