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giovedì 7 ottobre 2010

Palazzo Barberini Roma

Palazzo Barberini torna finalmente a mostrare la propria bellezza e i tesori della Galleria Nazionale di Arte Antica. 
Si sono conclusi i grandi lavori che restituiscono al pubblico il nuovo grande spazio espositivo dell'intero piano terreno del palazzo, già sede del Circolo delle Forze Armate. 
Si tratta del traguardo più importante nel definitivo assetto della Galleria Nazionale. Si concretizza finalmente, proprio in concomitanza con le celebrazioni di Roma Capitale, quel progetto ideato fin dal 1883, ispirato alla creazione di una grande Galleria Nazionale nella capitale dell'Italia da poco unita. Un progetto che non è stato possibile realizzare fino ad oggi a causa degli spazi ristretti di Palazzo Corsini, prima sede della Galleria, e dei molteplici usi di Palazzo Barberini durati fino al 2006, incompatibili con la vitale attività di un museo.
Nelle parole del Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali Francesco Maria Giro, "finalmente con l'apertura della grande Galleria Nazionale di Roma si colma una lacuna storica durata quasi 140 anni: la capitale d'Italia, alla pari delle altre capitali del mondo, avrà un suo piccolo Louvre dove saranno visibili capolavori straordinari costretti finora nei depositi; opere dal 1200 al nostro Rinascimento, sottratte al pubblico, del Lippi, Perugino, Bellini e Lotto, fino al nuovo allestimento dei capolavori del Caravaggio".

L'idea di fondare a Roma, nuova Capitale dello Stato Unitario, una grande Galleria Nazionale "degna della Capitale d'Italia", che la mettesse alla pari delle altre capitali europee, nasce nel 1883, con la donazione allo Stato della collezione della famiglia Corsini e si concretizza con l'inaugurazione del primo nucleo della Galleria Nazionale nel 1895 alla presenza del Re d'Italia. Alla donazione Corsini si aggiunsero nel tempo numerose altre donazioni e acquisti fino ad arrivare a circa 2300 opere, un patrimonio considerevole ricco di capolavori assoluti, per i quali mancava però uno spazio espositivo adeguato.
Per complesse circostanze storiche il progetto della grande Galleria Nazionale di Roma, così fortemente voluto dai nostri antenati post-unitari, non si è mai finora potuto realizzare, neppure dopo l'acquisto di Palazzo Barberini (1949), che doveva diventarne splendida sede, soprattutto per le note vicende legate alla presenza del Circolo Ufficiali che fino al 2006 occupava la metà del palazzo (pari circa a 5000 mq).


Approfondisci

I pittori del Risorgimento

La mostra 1861. I pittori del Risorgimento, che si apre a Roma, alle Scuderie del Quirinale il 6 ottobre e si chiude nell?anno che celebra l'Unità d'Italia, ha come tema il confronto tra la pittura italiana e gli eventi che tra il 1859-1860 (anni in cui si svolsero la Seconda Guerra d?Indipendenza e la spedizione dei Mille) e il 1861 (anno della proclamazione del Regno d'Italia), hanno determinato la conquista della libertà, dell?indipendenza e dell?unità nazionale.

Cosi' accanto ai grandi dipinti dei pittori protagonisti del Risorgimento, opere di dimensioni monumentali che rappresentano l?epopea bellica nelle sue tappe
fondamentali, vengono accostate opere di dimensioni piu' contenute, che documentano la partecipazione popolare e collettiva all?ideale risorgimentale.
Il cuore della mostra e' rappresentato dalla pittura di battaglie ad opera dei cosiddetti “pittori soldati”, lombardi, toscani e napoletani, quali Gerolamo Induno, Eleuterio Pagliano, Federico Faruffini, Michele Cammarano; tutti convinti patrioti, che presero parte in prima persona a molte di quelle battaglie, e ne resero testimonianza attraverso una pittura esatta e fedele agli eventi, mai retorica e sempre attenta ai tanti risvolti umani, naturalmente e tristemente legati alla guerra. L?altro grande protagonista della pittura di quegli anni, il livornese Giovanni Fattori, capofila dei Macchiaioli, pur non essendo partito come volontario, fu comunque ideologicamente partecipe alle lotte risorgimentali, e si reco' spesso sui luoghi degli scontri, per dare alle sue opere il senso drammatico della verità dei fatti.

Del tutto nuova rispetto alla tradizione accademica, questa giovane arte italiana fu rivoluzionaria anche nella forma. Prive di accenti celebrativi, per quanto di committenza pubblica e addirittura reale, destinate a residenze ufficiali quali il Palazzo Reale di Milano, queste opere rappresentano non tanto lo spiegamento di forze, le grandi manovre tattiche, gli alti ranghi, quanto il “dopo”, il “dietro le quinte”, le retrovie: i semplici soldati, i feriti curati grazie alle prime forme di assistenza (la nascita della Croce Rossa sarà frutto di quelle drammatiche giornate), gli stessi nemici caduti, accomunati all?esercito piemontese nella tragedia della morte, come si puo' vedere in due monumentali capolavori quali Assalto a Madonna della Scoperta o Episodio della battaglia di San Martino 1864-1868 di Giovanni Fattori, o La battaglia della Cernaja, opera del 1857 di Gerolamo Induno.

Come sorta di “anticipazione” alla pittura del 1859-1860, nella prima sala espositiva si trovano alcune opere emblematiche, introduttive ai temi della mostra. Gli abitanti di Parga che abbandonano la loro patria di Francesco Hayez, del 1826-1829, in cui l?artista rievoca l?abbandono della patria da parte degli abitanti della cittadina greca, durante la lotta di indipendenza dalla dominazione ottomana, una vicenda in cui intellettuali e patrioti italiani videro come uno specchio della storia del loro Paese sottomesso all?Impero austriaco e, per la prima volta nel genere della pittura storica, un?opera in cui gli umili divengono protagonisti ed eroi. Non a caso, Giuseppe Mazzini, attento al significato e al messaggio insito nell?arte, lo giudico' un quadro- manifesto che avrebbe aperto la strada ad una nuova arte nazionale.
Nella stessa sala, a inizio del percorso espositivo, sempre dal popolo vengono altri eroi del passato, visti, in anni “caldi” come quelli intorno al rivoluzionario biennio 1848-1849, come esempi di riscatto e desiderio di libertà: Spartaco, lo schiavo capace di sfidare la stessa Roma, nell?opera del 1848-1850 del patriota Vincenzo Vela, e Masaniello che chiama il popolo alla rivolta, il pescatore napoletano che a metà Seicento oso' guidare il popolo napoletano contro il vicereame spagnolo, nel marmo del veronese Alessandro Puttinati, del 1846.

Mentre il primo piano e' dedicato ai dipinti monumentali che illustrano l?epopea nazionale, dalla guerra di Crimea al 1870, con il coronamento del processo di unificazione e del sogno mazziniano e garibaldino rappresentato, il 20 settembre 1870, dall?entrata in Roma dell?esercito regolare italiano attraverso la breccia di Porta Pia (di forte impatto scenografico il grande dipinto di Michele Cammarano dedicato a I bersaglieri alla presa di Porta Pia), salendo al secondo piano delle Scuderie del Quirinale, si incontrano altre tappe fondamentali del percorso risorgimentale, e si entra attraverso una serie di dipinti di formato piu' ridotto, all?interno delle coscienze di quanti aderirono al Risorgimento non dal fronte degli scontri ma dagli interni domestici, popolari o borghesi, nelle strade, nelle osterie, nelle famiglie.

Alcune opere ricordano gli episodi salienti delle rivoluzioni del 1848-„49 e i fatti di Roma, Milano, Venezia: da un dipinto dalla forte carica allusiva quale La Meditazione di Francesco Hayez (inedita e drammatica rappresentazione dell?Italia, che tiene in mano la croce su cui sono impresse in rosso le date delle cinque giornate di Milano), al ritrovato capolavoro di Gerolamo Induno, che fu a Roma con Garibaldi nel 1849, La trasteverina uccisa da una bomba, omaggio al popolo anonimo che muore per un ideale.

Come era già avvenuto per i fatti di Roma, Milano e Venezia tra il 1848 e il 1849, anche l?epopea dei Mille godette di un grande favore nell?opinione pubblica mondiale, e fu seguita dalla stampa internazionale, celebrata dagli intellettuali, sostenuta, anche in prima persona, da uomini di cultura e artisti. Tra questi ritroviamo quei pittori che, “in diretta” o poco dopo, ricordarono gli avvenimenti ed i loro protagonisti, e si concentrarono sulla fase della preparazione e sulle aspettative create nel popolo dall?impresa di Garibaldi, aspettative a volte deluse e ugualmente documentate. Gerolamo Induno nel grande quadro dedicato a La discesa d'Aspromonte, rende un resoconto esatto e grave dello scontro fratricida di Aspromonte, tra l?esercito di Garibaldi e i soldati italiani.

Nell?ultima parte della mostra, capolavori tardi di Giovanni Fattori, riuniti insieme per la prima volta, come Lo staffato e Lo scoppio del cassone, denunciano, a ormai molti anni di distanza dall?Unità d?Italia, gli orrori della guerra e il sacrificio di tanti, quasi a monito di un nuovo impegno civile e morale: quello di essere, dopo tante sofferenze, finalmente italiani. Queste rappresentazioni forti, tragiche, si alternano ad un gusto elegiaco e crepuscolare, come nei dipinti del siciliano Giuseppe Sciuti o del toscano Odoardo Borrani che sottolineano, con scene che ricordano la partecipazione delle famiglie, delle donne, della gente comune, agli ideali di unità e libertà, che la nascita della nazione Italia e' stata veramente la realizzazione dei sogni e delle speranze di un intero popolo.

Come ormai e' consuetudine, le Scuderie del Quirinale proporranno una serie di eventi di approfondimento alla mostra: incontri, cinema, concerti. I Servizi Educativi-Laboratorio d?arte propongono per i piu' giovani “Giro d?Italia”, visita e laboratorio per approfondire la storia del Risorgimento. In programma attività per ragazzi dai 7 agli 11 anni tutti i fine settimana (prenotazioni e informazioni: 06.39967500; www.scuderiequirinale.it).



Redattore: RENZO DE SIMONE 
Fonte: beniculturali.it

orditure metalliche MagiZinK

Orditura Knauf MagiZinK®
per Sistema Aquapanel®
5 volte più resistente alla corrosione
delle orditure tradizionali in acciaio zincato
MagiZinK® è lo straordinario risultato di una intensa ricerca Knauf mirata ad un obiettivo specifico: un trattamento innovativo per le orditure metalliche che garantisca un aumento eccezionale della resistenza alla corrosione.




Tecnologia e qualità
Il materiale zincato a MagiZinK® viene prodotto in immersione a caldo in impianti di nastri a ciclo continuo. Con l’aggiunta di alluminio e magnesio nella vasca di zinco, si produce un rivestimento metallico che aumenta di molte volte la difesa anticorrosione catodica dello strato di zinco ottenendo, quindi, ottime prestazioni in ambienti umidi. Il risultato finale è che il rivestimento in MagiZinK®, a parità di spessore depositato, presenta una resistenza alla corrosione almeno 5 volte superiore rispetto al rivestimento in solo zinco* .
MagiZinK®-L’evoluzione dell’Orditura Metallica per Sistema Aquapanel®

* Dati da ricerca di settore.


Comparazione Rivestimenti
Rivestimento
Trattamento
Caratteristiche
Zincato (Z)
Zinco 99 %
Ulteriori trattamenti protettivi: Antifinger; Galvamag; etc…
AluZinc (ZA)
Alluminio 55 %; Silicio 1,6 %; Zinco 43,4 %
Tassi di corrosione rispetto a Z:
2 volte inferiore
MagiZinK® (MZ)
Alluminio 1,6 %; Magnesio 1,6 %; Zinco 96,8 %
Tassi di corrosione rispetto a Z:
5 volte inferiore

L’evoluzione delle Orditure Metalliche per Sistema Aquapanel®
La denominazione MagiZinK® richiama i due componenti principali del rivestimento - Magnesio e Zinco - ed evidenzia la differenza di questo prodotto rispetto al tradizionale acciaio zincato. Il rivestimento metallico MagiZinK® è ottenuto con l’immersione dell’acciaio, durante la produzione, in vasche a caldo di Magnesio, Alluminio e Zinco. Il nuovo componente di questa lega che riveste il Magizink® è il Magnesio, che si trova allo stato naturale nella magnesite (MgCO3) e nella dolomite (MgCO3.CaCO3). Da sottolineare che già da tempo, in vari settori, vengono utilizzate le leghe “superleggere“ di magnesio-alluminio-zinco, il cui peso è inferiore del 20% rispetto alle leghe di solo alluminio ed hanno proprietà di resistenza alla corrosione atmosferica e resistenza meccanica maggiori, ottenendo migliori prestazioni rispetto a molte comuni leghe di alluminio.
In base a queste referenze, Knauf ha scelto questo nuovo rivestimento protettivo.
Vantaggi principali delle Orditure MagiZinK ®

  • Tempi di formazione dell’ossidazione bianca: 2,5 superiori rispetto allo zincato tradizionale.
  • Tempi di formazione della ruggine rossa: 5 volte superiori rispetto allo zincato tradizionale.
  • Protezione dei bordi tagliati; si ricorda che i punti critici della corrosione nelle orditure metalliche sono fori per gli impianti, per il fissaggio ed il taglio alle due estremità dei profili.
  • Eccellente lavorabilità in profilatura per merito della forte adesività del magnesio con lo zinco.
  • Assenza di residui polverosi sulle attrezzature di produzione e sul prodotto finale.
  • Riduzione delle misure di protezione anticorrosive secondarie per l’immagazzinamento dei prodotti finiti.
  • Assoluta garanzia di resistenza alla corrosione delle orditure montate in ambienti umidi e aggressivi chimicamente.
  • Durabilità delle caratteristiche anticorrosive delle orditure metalliche sottoposte a condense interstiziali.
  • Assenza sulle orditure prodotte di cromo e di olio, prima e dopo laproduzione.
  • Eccellente protezione catodica.

Urbanistica in Veneto

IL VENETO CHE PIANIFICA
in Urbanistica Informazioni 229
È passato quasi un anno da quando abbiamo cominciato a discutere del convegno da tenere a Verona. Avevamo alle spalle il congresso di Ancona e davanti la VI Rassegna Urbanistica Nazionale.
L’evento di Verona rappresenta per l’Istituto Nazionale di Urbanistica una tappa importante del percorso, iniziato ad Ancona nel 2008, di riflessione sul tema del nuovo piano, cioè della nuova forma, ma anche dei nuovi territori, delle nuove emergenze e priorità che la pianificazione deve affrontare.
Siamo ad almeno quindici anni di distanza dal congresso di Firenze nel quale l’INU proponeva la propria riforma urbanistica e introduceva un nuovo modello di piano urbanistico che prevede la separazione tra piano strutturale e piano operativo. Oggi un buon numero di leggi regionali, con modalità diverse, ha recepito il modello proposto dall’INU e molti piani sono stati redatti in questa forma.
È venuto il momento, quindi, di fare il punto e verificare l’efficacia della proposta. Lo abbiamo fatto coinvolgendo cinque regioni che hanno riformato la legge urbanistica, oltre al Veneto: Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Puglia. Inizia così la scrittura di un taccuino di viaggio sul quale riportare i dubbi e le domande, i successi e le criticità per poter ragionarci attorno, collaudare il modello, verificare se davvero quello che ne esce è un nuovo piano.
Il Veneto è un buon punto di partenza per essere una regione complessa e variegata, ma anche per avere prodotto negli ultimi anni un numero notevole di piani comunali e intercomunali, provinciali e il piano regionale. E’ il momento di dare conto di ciò che si è fatto, ma anche di discutere e mettere a punto il nuovo percorso per il futuro.
Non a caso la città ospitante è Verona, il primo capoluogo veneto ad avere approvato il Piano di Assetto del Territorio e a sperimentare il Piano degli Interventi.
Lo facciamo in un momento particolare in cui la questione della crisi, economica sociale culturale, è al centro di ogni dibattito e discussione. Non solo il piano al tempo della crisi, ma tutto un mondo che ragiona sulla crisi: dall’informazione ai beni culturali, dalla guerra alla pubblicità, dai saldi all’innovazione. Se questo è il contesto nel quale ci muoviamo, sarà necessario interrogarci su come i piani devono e possono rispondere a nuove domande; chiederci per quale territorio ci accingiamo a produrre i piani e rispondere una volta di più a chi sostiene che i piani non servono.
Lo abbiamo fatto cercando tra le voci dei maestri che nel tempo hanno ragionato su questi temi, cercando di mettere a confronto il sistema della pianificazione con altri mondi, quello della produzione e della pubblicità ad esempio, per capire che cosa fa di un piano un buon prodotto utilizzando parametri di valutazione diversi da quelli strettamente disciplinari.
Abbiamo cercato le parole, i valori e i concetti che oggi alimentano il vocabolario del piano chiedendo competenze, attenzioni, strumenti che il piano di tradizione non aveva o teneva in secondo piano.
Lo abbiamo fatto scomponendo i piani, rivedendo le modalità e gli esiti delle più recenti ricerche sul tema, rileggendo le copertine delle riviste di urbanistica, organizzando una serie di incontri seminariali nei quali confrontare le esperienze. Come spesso avviene abbiamo avuto alcune risposte, ma soprattutto abbiamo raccolto molte domande che sono inevitabili dentro un percorso complesso come quello del piano.
Per saperne di più sull’evento clicca qui

Città e metropoli

Le città metropolitane

Le più recenti tendenze dello sviluppo economico in Italia, ma non solo, mostrano una tendenziale riconcentrazione della crescita nei nodi metropolitani: essi rappresentano, oggi più che mai, le aree di maggiore densità di opportunità e di fattori di innovazione, nodi di raccordo, connessione ed integrazione tra scala globale e dimensione locale, luoghi della raccolta ed elaborazione delle conoscenze, dove è possibile realizzare sempre nuove sintesi. 
Nel Veneto i modelli da considerare sono identificabili in almeno tre “città” diverse.
La prima è la città formata da Venezia e Padova e dal territorio compreso tra le due; la seconda la città di Verona da leggere anche nelle strette relazioni con il territorio lombardo. Questi due modelli di città presentano caratteristiche comuni per il ruolo che svolgono rispetto al territorio circostante e per le problematiche che oggi, ma ancora di più nei prossimi anni, sono chiamate ad affrontare. In particolare la progressiva trasformazione e riqualificazione delle aree centrali, produttive e residenziali, nelle quali ancora oggi si aprono ampie prospettive e possibilità di valorizzazione e incremento del ruolo urbano. I destini delle tre aree produttive, Marghera, la ZIP a Padova e la ZAI a Verona, ancora oggi aperti costituiscono un tema rilevante per le dimensioni estese, per la localizzazione, per gli investimenti necessari per una reale riqualificazione, per i benefici in termini di servizi ma anche economici che ne possono derivare. Altro tema è costituito dai comuni di cintura nei quali è ancora forte la pressione residenziale e anche produttiva e che rischiano di diventare una periferia estesa nella quale riversare funzioni che la città capoluogo non riesce ad accogliere.
Diverse le tematiche da affrontare in relazione alla città estesa che si innerva a partire dai nodi di Vicenza, Treviso e comprende i comuni a nord dei due capoluoghi tra i quali, di fatto storicamente e geograficamente, si è ormai creata una completa continuità urbana, in relazione alla residenzialità, ai servizi e alla produzione. Questo ambito può essere considerato come un’unica area metropolitana, derivante dalla sintesi di nuclei urbani, non tanto nel senso che non sussista più un’identità e un’autonomia di ciascuno come sistema (appunto) urbano, bensì per il fatto che è l’insieme che sostanzia la dimensione, la tipologia e il livello qualitativo delle caratteristiche e delle problematiche per le quali si ritiene appropriato l’attributo della metropolitanità.
Questa terza città contiene un alto livello di trasformabilità che è legato alla capacità del sistema di accrescere la propria produttività. Non è più pensabile infatti che il sistema cresca attraverso incrementi di dotazioni fattoriali fatte di accumulazioni di capitale che generano più strutture, più infrastrutture, più densità. 
La crescita del futuro deve essere legata molto alla qualità ambientale del territorio che è fondamentale per attirare capitale umano dall’esterno ma anche per trattenere quello già esistente. Ecco quindi che questa terza città deve migliorare il proprio sistema infrastrutturale che comprende oltre che la mobilità anche l’istruzione, la cultura e la sanità.

mercoledì 6 ottobre 2010

Lazio: i 10 punti del nuovo Piano casa

ROMA - Sostituzione edilizia attraverso la demolizione e ricostruzione, adeguamento sismico, premio di cubatura del 60%, housing sociale. Sono i punti cardine su cui si basa il nuovo Piano casa della Regione Lazio, illustrato all'Auditorium Conciliazione dall'assessore all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti.
POLVERINI: "INIZIA UN NUOVO CORSO" - "Da oggi inizia un nuovo corso della Regione. Il nuovo Piano casa della mia Giunta rilancia l'occupazione e risponde alle esigenze del territorio". Così la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, dal palco dell'Auditorium della Conciliazione, alla giornata di confronto con gli enti locali su "Lavoro e territorio: il Lazio una regione solidale e partecipata". "La mia intenzione è quella di far partire dal Lazio un nuovo modello di governo- continua Polverini- è una sfida che abbiamo preso e gia' si vedono i primi risultati: abbiamo un ruolo di primo piano nella Conferenza delle Regioni, abbiamo lanciato il patto regionalizzato e daremo risposte sulla sanita'".
PIANO CASA, IL DOCUMENTO - Il documento si articola in 10 punti:
1 - Semplificare ulteriormente le procedure con l’utilizzo della Dichiarazione inizio attivita' (Dia) e si procederà con il permesso di costruire, per gli interventi più rilevanti, accelerando l’iter amministrativo attraverso conferenza servizi per raccogliere in un solo giorno tutti i pareri.
2 - Estendere la possibilità di intervento di ampliamento anche a tutti gli edifici ubicati in zona agricola consentendo così di ampliare, al massimo, di soli 62 metri quadrati, una casa senza incidere sul patrimonio ambientale, ma contribuendo fattivamente alla conservazione del patrimoni edilizio. Questo contrasterà l’abbandono.
3 - Escludere gli interventi sugli edifici situati in zone vincolate, salvo che gli stessi non risultino coerenti e compatibili con gli strumenti di tutela con l’ottenimento del nulla osta dell’ente preposto alla tutela.
4 - Estendere gli interventi alle zone di pregio ma escludendo dalle stesse l’applicazione della presente legge di modifica negli insediamenti urbani storici come individuati dal Ptpr. Garantendo così la piena tutela e la preservazione di tutte quelle aree di valore storico.
5 - Estendere gli interventi a tutti gli edifici a destinazione non residenziale dismessi favorendo la loro sostituzione attraverso la demolizione e ricostruzione con cambio di destinazione d’uso verso il residenziale destinandone il 30% all’housing sociale, all'edilizia universitaria e monetizzando il 30% ai Comuni al di sotto dei 50mila abitanti.
6 - Estendere gli interventi di ampliamento del 20% anche agli edifici di dimensioni maggiori ai 1000 metri cubi ma comunque entro un massimo di 200 metri cubi.
7 - Possibilità di sostituzione di interi condomini in stato di degrado favorita con il 60% della volumetria esistente a condizione che venga mantenuta almeno il precedente numero di abitazione in capo agli attuali proprietari.
8 - Per favorire l’adeguamento sismico degli edifici esistenti la legge di modifica prevede un incentivo fino al 35% della volumetria esistente.
9 - Semplificare e incentivare la formazione di programmi integrati tesi al riordino delle periferie e alla riqualificazione ambientale con particolare riguardo al litorale marino per restituire la fascia costiera alla naturale fruibilità attraverso premi di cubatura fino al raddoppio di quella esistente da edificare in altro sito.
10 - La sostituzione edilizia attraverso la demolizione e ricostruzione consentirà il rinnovo del patrimonio edilizio esistente con architettura bio sostenibile con il contenimento dei consumi energetici, materiali eco compatibili di nuova generazione evitando inoltre il consumo di ulteriore territorio.
1 ottobre 2010
Fonte «Agenzia Dire»  «www.dire.it»

Architettura alpina ed energia



Aosta - Ricercare le strategie di intervento per conservare e innovare il patrimonio architettonico esistente valorizzandolo e rendendolo nuovamente vivo nella contemporaneità. Ad Aosta un momento di confronto e un viaggio tra esperienze alpine. (nella foto, case Walser a Edelboden) vedi





In data 3 aprile 2009, la Giunta Regionale ha approvato con DGR n°913 la proposta progettuale “ ALPHOUSE – alpine building culture and ecology. competence development of local craft companies in the area of energy - efficient renovation of traditional alpine old buildings and settlements” nell'ambito del programma operativo di cooperazione territoriale europea transnazionale obiettivo 3-2007/2013-“SPAZIO ALPINO”.
Il progetto si pone come obiettivo la crescita della competitività e dell'attrattività delle regioni coinvolte attraverso il recupero sostenibile e la valorizzazione del patrimonio edilizio storico, traducendo antichi modelli costruttivi in progetti che si adeguino al “vivere contemporaneo”, con particolare attenzione agli aspetti relativi all'efficienza energetica. Attività fondamentale del progetto è la formazione delle Piccole Medie Imprese regionali finalizzata allo sviluppo di competenze  innovative, per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.  
Inoltre, in data 9 ottobre 2009, è stata approvata con DGR n°2722 la “Variazione al bilancio di previsione della regione per l'anno 2009 e a quello pluriennale 2009/2011 e conseguente modifica al bilancio di gestione per l'iscrizione di assegnazioni statali in attuazione del programma di cooperazione territoriale transnazionale spazio alpino 2007/2013”.
In data 13 gennaio 2010 con la firma della Convenzione per la realizzazione, nell'ambito del PROGRAMMA SPAZIO ALPINO 2007/2013, del progetto “ALPHOUSE è stata avviata la collaborazione tra la Regione Autonoma Valle d'Aosta e la Finaosta S.p.A. che, avvalendosi dei tecnici del COA Energia, si impegna a svolgere le attività previste nelle fasi di progetto definite nell'Application Form.

Per maggiori informazioni sul  Programma e sullo stato di avanzamento del progetto:
Fonte: Regione.vda.it

martedì 5 ottobre 2010

Sistema a cappotto knauf nell'edilizia


Il Sistema Cappotto Termico M
Il Sistema Cappotto Termico viene utilizzato come rivestimento dall’esterno di facciate nuove o in ristrutturazione allo scopo di ottimizzare la prestazione termica dell’edificio. Il Sistema Cappotto Termico comporta l’eliminazione totale di quei punti della struttura in cui si hanno delle vie preferenziali per la dispersione del calore.


Tutto ciò al fine di migliorare il comfort abitativo e di fornire una soluzione alla formazione di condensa di vapore acqueo, macchie e muffe sulle superfici interne delle pareti. Knauf, in tal modo, risponde al d.lgs 311 entrato in vigore da febbraio 2007, che mira ad una riduzione delle emissioni inquinanti prodotte dalle unità abitative.

Perché usare il Sistema Cappotto Termico M
 Comfort abitativo:
elimina i difetti termici


 Risparmio energetico:
grazie alla buona coibentazione della superficie esterna degli edifici permette di ridurre notevolmente le dispersioni termiche verso l’esterno mantenendo caldo d’inverno e fresco d’estate, garantendo una temperatura interna costante

 Risparmio economico:
riduzione del consumo energetico per un incremento del valore dell’immobile

 Rispetto dell’ambiente:
il contenuto ecologico del nostro sistema sta nella sua capacità di non disperdere sostanze inquinanti, di non contenere sostanze nocive per l’ambiente, di riciclarsi e di ridurre le emissioni di gas CO2

 Garanzie del Sistema:
per colla, rasanti e tasselli Certificazione ETA del Sistema

 Isola anche acusticamente:
L’isolamento termico a cappotto può risultare utile anche per migliorare l’isolamento acustico degli edifici dall’ambiente esterno, con l’impiego dei pannelli in lana di roccia.

 Incremento del valore dell’immobile

Agriturismo in Basilicata

Per attività agrituristiche si intendono esclusivamente le attività di ricezione ed ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, singoli od associati*, e da loro familiari di cui all'articolo 230-bis del codice civile, attraverso l'utilizzazione della propria azienda, in rapporto di connessione rispetto alle attività agricole. Rientrano fra tali attività: a) dare ospitalità, nell'abitazione dell'imprenditore agricolo, ovvero in locali a ciò destinati siti all'interno dell'azienda agricola, o in spazi aperti destinati alla sosta di campeggiatori all'interno dell'azienda stessa; b) somministrare per la consumazione sul posto pasti e bevande, costituiti prevalentemente da prodotti propri ( il 75% della materia prima deve provenire dalla propria azienda o da aziende agricole ad essa collegate); c) svolgere attività ricreative, culturali e didattiche, nell'ambito della diffusione di prodotti agricoli biologici o di qualità, ivi inclusa l'organizzazione di fattorie didattiche; d) svolgere, anche all'esterno dei beni fondiari nella disponibilità dell'impresa, attività ricreative, culturali e didattiche, di pratica sportiva, escursionistiche e di ippo-turismo finalizzate alla corretta fruizione e conoscenza del territorio, nonché attività rivolte alla degustazione dei prodotti aziendali, ivi inclusa la mescita del vino; e) vendere direttamente prodotti aziendali, anche previa degustazione degli stessi. Possono essere utilizzati per attività agrituristiche gli edifici o parte di essi esistenti nel fondo e non più necessari alla conduzioni dello stesso. La edificazione di nuovi volumi potrà essere consentita solo se si configura in termini di adeguamento igienico-sanitario delle strutture esistenti e di più funzionale fruizione delle stesse.

lunedì 4 ottobre 2010

Murature massive

Il consumo energetico degli edifici
Oggi, i paesi industrializzati coprono l'80-85% del proprio fabbisogno energetico mediante l'impiego di combustibili fossili (petrolio, gas, carbone; fig. 1).
Tuttavia, la disponibilità di tali combustibili tende ad esaurirsi, a dispetto di una domanda di energia sempre crescente, soprattutto da parte degli stati asiatici [fig. 2].
Ciò comporterà inevitabilmente un incremento insostenibile dei prezzi, in particolare del petrolio e dei suoi derivati.
A fronte di un aumento incontrollato del prezzo del greggio, le uniche alternative possibili saranno:
  1. utilizzare fonti energetiche rinnovabili;
  2. migliorare l'efficienza energetica.
In caso contrario, sarà necessario che i Paesi più ricchi, e quindi più energivori, limitino drasticamente la capacità produttiva o i livelli di comfort.
Alle problematiche di tipo economico e sociale, si aggiungono quelle di carattere ambientale: l'uso indiscriminato dei combustibili fossili sta producendo sul pianeta alterazioni ecologico-ambientali preoccupanti, dovute all'intensificarsi dell'effetto serra; quest'ultimo provoca, a sua volta, un incremento della temperatura media terrestre1, il cosiddetto "riscaldamento globale". Tale fenomeno, alterando le attuali condizioni climatiche del pianeta e modificando il volume dei ghiacciai e degli oceani, può avere conseguenze disastrose per l'ecosistema mondiale.
...

Murature massive e comfort sostenibile
Come si è visto, il consumo di energia per usi civili è in costante aumento. Questo aumento è dovuto in larga parte alla crescente domanda di raffrescamento estivo che, secondo gli studi EECCAC11, si quadruplicherà tra il 1990 e il 2020 [fig. 12].

resistenza meccanica delle murature D.M. 14/01/2008

Lorenzo Bari

Una delle domande più ricorrenti sulle murature portanti è la seguente: qual è la resistenza meccanica della muratura? Nella Newsletter POROTON® n. 66 (Maggio 2010) abbiamo trattato l'aspetto relativo alle caratteristiche dei materiali da impiegare, così come previsto nel D.M. 14/01/2008.
Si illustra ora come si possono determinare i parametri meccanici che caratterizzano una muratura portante, con riferimento alle normative vigenti. Un sintetico vademecum per la valutazione delle caratteristiche meccaniche delle murature di nuova costruzione.
Resistenza della muratura
Una volta note le caratteristiche tipologiche e di resistenza dei materiali (malta ed elementi in laterizio) [cfr.Newsletter POROTON® n. 66 – Maggio 2010], la determinazione della resistenza della muratura può avvenire in due modi:
  • per via tabellare;
  • per via sperimentale.
I parametri della muratura utili ai fini dello svolgimento delle verifiche previste dal D.M. 14/01/2008 sono, in relazione alle diverse metodologie di calcolo previste, la resistenza caratteristica a compressione (indicata con il simbolo fk) e la resistenza caratteristica a taglio (indicata con il simbolo fvk), ma anche la resistenza media a compressione (indicata con il simbolo fm) e la resistenza media a taglio (indicata con il simbolo fvm); questi ultimi valori medi sono da considerare nel caso di analisi statica non lineare.

Determinazione tabellare della resistenza

Il D.M. 14/01/2008 "Approvazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni" (di seguito definite NTC) fornisce, nel § 11.10.3.1.2, una tabella che consente di determinare la resistenza caratteristica a compressione fk della muratura a partire dalle caratteristiche dei materiali (malta e blocchi in laterizio) e, nel § 11.10.3.2.2, una analoga tabella inerente la resistenza caratteristica a taglio della muratura in assenza di carichi verticali fvk0.

N.B. - La determinazione tabellare delle caratteristiche meccaniche della muratura (sia a compressione che a taglio) è consentita esclusivamente per le murature costituite da blocchi pieni o semipieni aventi giunti orizzontali e verticali riempiti di malta, di spessore compreso tra 5 mm e 15 mm.

Si riporta di seguito una tabella [tab. 1], equivalente alla "Tabella 11.10.V" delle NTC, ma opportunamente estesa per interpolazione ad un maggior numero di valori di resistenza caratteristica del blocco, utilizzabile esclusivamente per determinare la resistenza caratteristica a compressione di una muratura costituita da blocchi pieni o semipieni e giunti orizzontali e verticali riempiti di malta, di spessore compreso tra 5 mm e 15 mm.
La tabella ammette interpolazioni ma non estrapolazioni. La fig. 1 fornisce graficamente l'andamento dei dati della tab. 1. 

domenica 3 ottobre 2010

Maledetta burocrazia

Sui problemi della burocrazia fiorentina e toscana. E parte proprio dall'edilizia, un campo dove le regole spesso si accavallano tra loro. Tanto che, come racconta il presidente dell'ordine degli architetti toscani, Antonio Bugatti, la nuova segnalazione certificata di inizio attività (Scia), tanto sbandierata dal ministro Giulio Tremonti come esempio di semplificazione, rischia di non essere applicata: "Stiamo lavorando a un "codice di comportamento" tra le istituzioni e i professionisti toscani, visto che la Scia è in aperto conflitto con le leggi già esistenti".
Norme nuove che vanno contro quelle vecchie senza annullarle. Oppure regole troppo contorte. "Anche l'assessore all'urbanistica della Regione, Anna Marson, ha ammesso che la legge 1 del 2005, la principale per il governo del territorio, induce a interpretazioni troppo personali". Se il professionista e l'ufficio tecnico del comune hanno due interpretazioni diverse, il progetto viene bocciato. Se invece si chiedono nuovi documenti integrativi, i tempi allungano. Ad oggi ci sono ancora pratiche aperte, presentate nel 2009. "Noi  -  dice Bugatti  -  passiamo l'80% del tempo a capire le regole". 

continua su repubblica.it

Regione Umbria: Riqualificazione Urbana e Centri Storici

La Riqualificazione Urbana è finalizzata al miglioramento della qualità della vita negli ambiti urbani e nei centri storici, e a promuovere lo sviluppo economico-sociale e la competitività del territorio su cui agisce.
L’attuale politica di Riqualificazione Urbana, in Italia, muove le mosse dalla crisi del modello di sviluppo della “città”  attuato fino agli anni ’80 e caratterizzato dall’espansione urbana e da un’offerta edilizia prettamente quantitativa, priva di servizi e monofunzionale di fronte all’emergere, in quegli anni e nei successivi anni ’90, di nuovi bisogni di qualità del costruito e di efficienza economica e infrastrutturale.

In questo contesto nascono i Programmi Complessi (Programmi di Recupero Urbano, Piani Integrati di Intervento, Programmi Urbani Complessi, Contratti di Quartiere), strumenti operativi di programmazione economica e territoriale, per la rigenerazione dell’ambiente urbano, per ridurre il degrado dei centri storici, delle città, per la rifunzionalizzazione delle aree produttive dimesse, per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e per la realizzazione di un buon livello della qualità infrastrutturale, rafforzando il sistema di funzioni e servizi in genere anche privati.

I programmi complessi si caratterizzano anche per la pluralità delle risorse pubbliche ad essi destinate e per la partecipazione delle risorse private offrendo in cambio una rapidità nelle scelte e una contrazione dei tempi tra la programmazione e la realizzazione degli interventi.
La Regione Umbria sin dal 1995 ha promosso programmi di riqualificazione urbana, ma soltanto dopo l’entrata in vigore della Legge regionale n. 13/97, con i Programmi Urbani Complessi (PUC), si è assistito ad un interesse crescente dei Comuni e degli operatori privati, che è andato ben oltre ogni più ottimistica previsione.
La Legge regionale 13/97 in Umbria è stata la capostipite di una serie di atti e regolamenti volti a migliorare l’utilizzo e la qualità dei Programmi, tale evoluzione si completa con l’entrata in vigore della L.r. n. 23/03 che detta norme per il riordino in materia di edilizia residenziale pubblica, stabilendo tra l’altro che le politiche abitative si integrano con quelle di riqualificazione urbana promosse dai comuni e concorrono prioritariamente al recupero del patrimonio edilizio esistente, anche non occupato, in particolare nei centri storici.

Fotografiamo il Paesaggio dell'Umbria



La Convenzione Europea sul Paesaggio stabilisce che il "Paesaggio" designa una determinata


parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni.
Il Codice Italiano per i Beni Culturali e il Paesaggio dichiara che per "Paesaggio" si intendono parti di territorio i cui caratteri distintivi derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni.
La Regione Umbria, Direzione Ambiente Territorio e Infrastrutture, Servizio Valorizzazione del Territorio e Tutela del Paesaggio, nell'ambito delle attività connesse alla redazione e approvazione del Piano Paesaggistico Regionale, e al fine di avviare l'Osservatorio Regionale sulla Qualità del Paesaggio, intende raccogliere, catalogare e documentare attraverso una serie di immagini, come i cittadini Umbri percepiscano il proprio Paesaggio e come percepiscano il Paesaggio dell'Umbria anche quelli non residenti.
Allo scopo tutti i soggetti interessati sono invitati a trasmettere immagini fotografiche digitalidel Paesaggio Umbro, così come è da loro oggi percepito, o come lo è stato in passato, indicando il giorno, il luogo fotografato e il punto da cui la foto è stata scattata.
Possono essere inviate foto che rappresentino immagini a contenuto sia fisico-naturalistico, che storico-culturale che sociale-simbolico, fotografando così quei contesti di Paesaggio che
meglio rappresentano, secondo l'autore, l'identità dei Paesaggi regionali a lui più cari o più vicini, facendo riferimento quindi anche ai paesaggi identitari definiti dal Piano Paesaggistico Regionale.
Si richiede di inviare per via telematica non più di dieci immagini per ogni autore unitamente ad una dichiarazione liberatoria di autorizzazione all'uso per le finalità dell'Osservatorio Regionale sul Paesaggio (cfr art. 22 della L.R 13/2009) e alla eventuale pubblicazione in una mostra o catalogo delle immagini scattate, sulla base delle scelte di una commissione, unitamente a nome cognome e altre generalità come da scheda allegata. 
Inoltre, sempre a giudizio della suddetta commissione, le migliori immagini caratterizzanti il relativo paesaggio identitario saranno utilizzate per le finalità e gli scopi del Piano Paesaggistico Regionale.
L'indirizzo mail cui richiedere informazioni e a cui inviare le immagini è il seguente:
tutelapaesaggio@regione.umbria.it
Vai alla pagina dedicata e scarica la scheda per partecipare.

Definizioni per il PSR regione umbria

DEFINIZIONI
Località abitata 1 : area più o meno vasta di territorio sulla quale sono situate una o più
case, raggruppate o sparse. Le località abitate sono classificate in:
􀁸 centri abitati : La località abitata caratterizzata dalla presenza di case
contigue o vicine con interposte strade, piazze e simili, o comunque brevi soluzioni di
continuità, caratterizzato dall'esistenza di servizi o esercizi pubblici costituenti la
condizione di una forma autonoma di vita sociale.
􀁸 nuclei abitati : La località abitata caratterizzata dalla presenza di case
contigue o vicine con almeno cinque famiglie e con interposte strade, sentieri,
spiazzi, aie, piccoli orti, piccoli incolti e simili, purché l'intervallo tra casa e casa non
superi i 30 metri e sia in ogni modo inferiore a quello intercorrente tra il nucleo stesso
e la più vicina delle case sparse e purché sia priva del luogo di raccolta che
caratterizza il centro abitato.
􀁸 case sparse :la località abitata caratterizzata dalla presenza di case
disseminate nel territorio comunale a una distanza tale tra loro da non poter costituire
né un nucleo né un centro abitato.
Edificio 2: insieme di strutture portanti ed elementi costruttivi, architettonici e decorativi,
reciprocamente connessi in modo da formare con continuità da cielo e terra una entità
strutturalmente autonoma ed esteticamente omogenea, sia isolata o parzialmente collegata
ad edifici adiacenti, composta da una o più unità immobiliari o parti di esse,
______________________
1 Definizioni ISTAT tratte da http://www.istat.it/cgi-bin/glossario/indice.pl
2 Le definizioni riportate sono in parte tratte dall’allegato “A” all’atto di indirizzo approvato con D.G.R. n.420 del 19/3/2007,
indipendentemente dal regime delle proprietà (Per ulteriori precisazioni in merito alla
definizione di “edificio” si rimanda all’ art 5 della DGR n. 420 del 19/3/2007)
Edilizia ordinaria tradizionale prevalentemente3 integra : edifici tipologicamente ricorrenti
di origine storica, realizzati ed eventualmente modificati o ristrutturati in epoca comunque
anteriore alla seconda guerra mondiale che presentano, insieme ad elementi di particolare
pregio o qualità storico artistica, un sistema organico e prevalentemente integro per
materiali, tecniche costruttive, tipologie architettoniche e decorative, tale da rappresentare,
sia individualmente che in rapporto al contesto in cui sono inseriti, una caratteristica
testimonianza della tradizione e della cultura edilizia locale. Si precisa che la definizione
riportata è tratta dall’allegato “A” “Disciplina degli interventi di recupero del patrimonio
edilizio esistente , D.G.R. n.420 del 19/3/2007. Sono comunque compresi gli edifici
corrispondenti o assimilabili alle tipologie descritte nel Repertorio (art 2 dell’allegato “A”
all’atto di indirizzo approvato con D.G.R. n. 420 del 19/3/2007), costituiti, in massima parte,
da elementi costruttivi, architettonici e decorativi rappresentati nel repertorio medesimo.
Es: casa colonica, villa o casa padronale di campagna, casa colombaia, casa a schiera
unifamiliare, casa torre, casa medioevale.
Edilizia storico produttiva4 : manufatti storicamente utilizzati per attività produttive
agricole che presentano particolari caratteristiche tecniche, costruttive e tipologiche di
interesse storico e architettonico, attualmente anche in condizioni di degrado o disuso da
utilizzarsi per finalità diverse da quelle originarie.
Es: mulini a grano ed olio, essiccatoi, granai, cantine, fienili, capanna in muratura, stalla e
fienile.
Spazi aperti e aree inedificate di pertinenza degli edifici esistenti5: Sono comprese le
aie, le corti , i cortili, le chiostrine, i giardini, gli orti, le strade private ed ogni altra superficie
che, pur occupata da manufatti precari, è comunque libera da volumi e strutture edilizie
permanenti e risulta in un rapporto di contiguità fisica e dipendenza funzionale con l'area
di sedime di un edificio esistente, in modo da costituire effettivamente o potenzialmente una
pertinenza esclusiva dell’edificio medesimo.
Sono compresi elementi architettonici storico-tradizionali quali fontane, lavatoi, forni, muri di
recinzione, ingressi.
Manutenzione straordinaria: le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire
parti anche strutturali degli edifici e delle loro pertinenze, nonché per realizzare ed integrare i
servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle
singole unità immobiliari e non comportino modifica della destinazione d’uso, e inoltre le
opere e le modifiche necessarie a sostituire o eliminare materiali inquinanti (art. 3 comma 1
punto b L.R. 1/2004);
Interventi di restauro e di risanamento conservativo: gli interventi edilizi rivolti a
conservare l'organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme
sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali
dell'organismo stesso, ne consentano destinazioni d'uso con essi compatibili. Tali interventi
comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell'edificio,
l'inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell'uso,
l'eliminazione degli elementi estranei all'organismo edilizio, nonché la conseguente modifica
delle aperture (art. 3 comma 1 punto c L.R. 1/2004);
Interventi di ristrutturazione edilizia: gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi
mediante un insieme sistematico di opere che possono portare a un organismo edilizio in
tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono la sostituzione degli
_______________________________
4 Idem
5 Idem
Supplemento ordinario n. 5 al «Bollettino Ufficiale» - serie generale - n. 33 del 21 luglio 2010 7
elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi e
impianti, la modifica o realizzazione di aperture anche esterne, nonché la modifica del
numero delle unità immobiliari e delle superfici utili interne. Nell'ambito degli interventi di
ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e
ricostruzione con la stessa volumetria, sagoma e area di sedime preesistenti, fatte salve le
sole innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica, per gli interventi
di prevenzione sismica e per l'installazione di impianti tecnologici (art. 3 comma 1 punto c
L.R. 1/2004 );.
Per le definizioni delle tipologie edilizie si rimanda alla D.G.R 420 del 19/3/2007 e per le
tipologie di intervento alle leggi, normative vigenti e discipline vigenti(es. L.R. 1/2004 ,
D.G.R 420 del 19/3/2007)
Per le definizioni e procedure di carattere generale si rimanda alla D.G.R n 392 del
16/04/2008 disponibile sul sito www.regione.umbria.it

Regione umbria: PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE PER L’UMBRIA 2007/2013

BANDO CONCERNENTE MODALITA’ E CRITERI PER LA CONCESSIONE
DEGLI AIUTI PREVISTI DALLA MISURA 3.2.2 “SVILUPPO E RINNOVAMENTO
DEI VILLAGGI”

La misura prevede interventi relativi al patrimonio edilizio tradizionale caratterizzante i
villaggi rurali ed il paesaggio rurale regionale al fine di:
>> contrastare, attraverso interventi di recupero, l’abbandono dell’edilizia ordinaria
tradizionale, dell’edilizia storico produttiva connessa all’agricoltura, non più utilizzata a tali
fini, inserite sia in contesti paesaggistici rurali che in villaggi rurali;
>> migliorare ed aumentare l’attrattività e la fruibilità dei luoghi e dei territori rurali attraverso
interventi di riqualificazione del patrimonio rurale e paesaggistico;
>> migliorare le condizioni di vita e la possibilità di permanenza in loco della popolazione
rurale.
vedi Bando

Il Dirigente
D E T E R M I N A
1. di prorogare la scadenza dei termini per la presentazione delle domande di aiuto a valere
sulla Misura 3.2.2 (D.D. 6166/2010 pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Umbria
supplemento ordinario n. 5 serie generale n. 33 del 21/07/2010) dal 30 settembre 2010 al
22/10/2010 entro e non oltre le ore 12:00;

Pratiche antincendio.

Comando Provinciale Vigili del Fuoco Ufficio Prevenzione Incendi 
Le attività che sono soggette a CPI, di cui all'elenco del D.M. del 16.02.1982,devono presentare la documentazione necessaria al SUAP del Comune che provvederà ad inoltrarla al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco. La documentazione può essere: - presentata personalmente all’ URP oppure inviata per posta allegando un documento d’identità.


(art. 3 DPR 37/1998 - art.2 e 3 DM 4/5/1998).
La seconda ed ultima fase per ottenere il certificato di prevenzione incendi consiste nel richiedere al Comando provinciale dei Vigili del fuoco la visita sopralluogo che accerti l'effettiva adozione delle misure di sicurezza previste nel progetto precedentemente approvato e l'adempimento delle eventuali prescrizioni aggiuntive formulate dallo stesso Comando all'atto del rilascio del parere di conformità.
SOPRALLUOGO
Allegata all'istanza per il sopralluogo, che firma il titolare, deve essere presentata la documentazione tecnica composta da certificazioni e dichiarazioni atte a comprovare la conformità delle opere realizzate, dei materiali impiegati e degli impianti installati, alla normativa vigente. Detta documentazione deve essere a firma di un professionista abilitato, di un professionista iscritto negli elenchi del Ministero dell'Interno di cui alla legge n. 818/1984, dell'Installatore, del fornitore ecc., ciascuno per la parte di propria competenza. La domanda di sopralluogo finalizzata al rilascio di Certificato di prevenzione incendi deve essere redatta secondo il modello PIN3, e va presentata al Comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio allegando la seguente documentazione:

a) copia del parere rilasciato dal Comando provinciale dei Vigili del fuoco sul progetto;
b) dichiarazioni e certificazioni atte a comprovare che le strutture, gli impianti, le attrezzature e le opere di finitura sono stati realizzati, installati o posti in opera in conformità alla vigente normativa in materia di sicurezza antincendio;
c) attestato del versamento effettuato a mezzo di conto corrente postale a favore della Tesoreria provinciale dello Stato.

Entro novanta giorni dalla data di presentazione della domanda il Comando effettua il sopralluogo per accertare il rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa di prevenzione incendi nonché la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio richiesti. Tale termine può essere prorogato, per una sola volta, di quarantacinque giorni, dandone motivata comunicazione all'interessato.
CPI
Entro quindici giorni dalla data di effettuazione del sopralluogo viene rilasciato all'interessato, in caso di esito positivo, il certificato di prevenzione incendi che costituisce, ai soli fini antincendio, il nulla osta all'esercizio dell'attività. Nel certificato sono indicati, tra l'altro, i divieti, le limitazioni e le condizioni di esercizio da osservare ai fini della sicurezza, nonché i dispositivi, gli impianti e le attrezzature antincendio che devono essere presenti e perfettamente funzionanti. Qualora venga riscontrata la mancanza dei requisiti di sicurezza richiesti, il Comando ne dà immediata comunicazione all'interessato e alle Autorità competenti (Sindaco, Prefetto, ecc.) ai fini dell'adozione dei relativi provvedimenti.

DIA
La vigente procedura prevede inoltre la possibilità per l'interessato di presentare, in attesa del sopralluogo, una dichiarazione finalizzata all'esercizio provvisorio dell'attività in cui lo stesso titolare attesta il rispetto della normativa di sicurezza antincendio e si impegna ad osservare gli obblighi gestionali e di esercizio. La suddetta dichiarazione consente al richiedente, ai soli fini antincendio, senza ulteriori incombenze e costi aggiuntivi, di avviare l'attività, purché sia stata preventivamente presentata al Comando la domanda di sopralluogo, completa della prevista documentazione. La dichiarazione di inizio attività deve essere redatta secondo il modello PIN 4, e va resa come atto notorio o dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, secondo le forme di legge.


Icona del fileCertificatoResistenzaFuoco.pdf  Icona del fileparereProgettoPIN1.pdf 
   
 Icona del file  PINderoga.pdf  Icona del file   richiestaCPI.pdf  Icona del file rinnovoCPI.pdf 


 Icona del file ValutazResistenzaFuoco.pdf 

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Notizie

News edilizia&energia

Risparmio energetico: pubblicate le UNI/TS 11300 sulle prestazioni energetiche degli edifici
fonte UNI
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Tutta la documentazione di approfondimento, compresi i decreti ministeriali attuativi delle Finanziarie 2007 e 2008 con le istruzioni dettagliate per fruire degli incentivi. Le risposte - elaborate a seguito di un attento esame delle Finanziarie e dei decreti attuativi - rappresentano la valutazione degli esperti ENEA
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"Energia Semplice" è la finestra che l’Autorità per l’energia elettrica e il gas ha voluto aprire verso il mondo dei consumatori per spiegare cosa cambia con l’arrivo della concorrenza nei mercati dell’elettricità e del gas. Semplici domande e risposte per capire come scegliere al meglio il nostro fornitore di energia e come approfittare dei nuovi diritti conquistati.

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