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mercoledì 25 gennaio 2012

Liberalizzazioni il commento di alcuni presidenti degli ordini degli architetti




«Se si vuole far crescere il Paese, il problema non è certo la riforma ordinistica. Serve piuttosto una politica e un piano che ridiano senso alla gestione del territorio. Di progettazione non si parla più e non c'è più modo di farla, questo è il problema».


Amedeo Schiattarella, presidente dell'Ordine degli architetti di Roma, ha pubblicato un appello sui giornali per dire che «non difendiamo gli ordini professionali così come sono», ma anche che bisogna tornare a «fare architettura». «Chi ha il compito di progettare le trasformazioni fisiche del territorio è depositario di una forte responsabilità etica nei confronti della società». E nel decreto liberalizzazioni, come nelle polemiche degli ultimi mesi e nel ritorno della questione della competizione tra società professionali e società di capitale, Schiattarella vede lo scontro fra due modelli culturali di architettura nell'era del mercato globale: il modello dell'Europa continentale «che ha una base culturale densa, legata più al pensiero che alla tecnica» e il modello anglosassone dove prevale la tecnica e grandi strutture societarie. «Noi possiamo vincere con la flessibilità e la capacità dei nostri studi».


Il presidente dell'Ordine degli architetti di Torino, Riccardo Bedrone, vede invece nel decreto «l'attacco ad alcune categorie molto forti, gli avvocati, i farmacisti, i notai», non ad architetti e ingegneri. L'abolizione delle tariffe professionali come minimo garantito è una questione ormai digerita da ingegneri e architetti. Il problema è semmai come sostituire il vuoto che si crea. «Ci vorrà - dice Bedrone - una determinazione degli Ordini per dettare un valore di riferimento per il mercato oppure bisognerà chiedere alle Regioni di adottare un prezziario regionale, come succede per altri lavori». Il «guazzabuglio», a proposito di riforme ordinistiche, è se saranno trasferite altrove le funzioni formative. «Sulla base delle posizioni dell'Antitrust, si dice che con un prossimo provvedimento si potrebbe lasciare agli Ordini solo la funzione di accreditamento, dando al mercato il compito formativo. Questo sarebbe un errore». Piuttosto gli Ordini dovrebbero diventare «organismi simili alle Camere di Commercio che facciano procedure di conciliazione e promozione» ed essere sottratti alla vigilanza del ministero di Giustizia per passare a ministeri economici, Infrastrutture o Sviluppo.


Stefano Calzolari, presidente dell'Ordine degli ingegneri di Milano, non rimpiange «l'Ordine della tariffa, come protezione di un privilegio economico di categoria». La tariffa ha ancora un senso, semmai, se fornisce un servizio alla collettività. «Dovrebbe essere - dice - un riferimento di mercato collegato all'adeguata descrizione di una prestazione professionale». Sulla formazione, «l'Ordine non può essere l'unico attore: deve conoscere meglio i propri iscritti per capire quali siano le esigenze specifiche e, una volta comprese queste esigenze, potrà decidere se soddisfarle direttamente o se invece individuare scuole dove possono essere altrettanto ben soddisfatte».


Anche per Vincenzo Sinisi, presidente dell'Ordine degli architetti di Bari, il problema non è «la tariffa come minimo garantito». Va però sfatata l'idea che siano le riforme della tariffa a muovere il mercato. Piuttosto Sinisi ricorda orgogliosamente che «la Puglia è stata la prima Regione a varare una legge sulla qualità architettonica»: è quella la strada per ricreare un mercato e dotarlo di regole capaci di fare sviluppo sostenibile.


ilsole24ore.it


di Giorgio Santilli

da Il Sole 24ore del 24.01.12

Decreto LIBERALIZZAZIONI

Entra in vigore il decreto legge sulle liberalizzazioni (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività). Il testo, firmato dal presidente della Repubblica e composto da 98 articoli, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, in vigore già da oggi – dovrà essere convertito in legge ordinaria nei prossimi 60 giorni. Riguardo ai professionisti, confermate le norme annunciate in precedenza; Il Decreto liberalizzazioni o "Cresci Italia" abolisce da subito le tariffe professionali e obbliga i professionisti ad assicurarsi e a concordare in forma scritta e dettagliata il compenso per la loro prestazionema il preventivo scritto del professionista al cliente è solo su richiesta.
Capo III Servizi professionali
Art. 9 Disposizioni sulle professioni regolamentate

1. Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico. 2. Ferma restando l'abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista e' determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante. Con decreto del Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze sono anche stabiliti i parametri per oneri e contribuzioni alle casse professionale e agli archivi precedentemente basati sulle tariffe. L'utilizzazione dei parametri nei contratti individuali tra professionisti e consumatori o microimprese da' luogo alla nullita' della clausola relativa alla determinazione del compenso ai sensi dell'articolo 36 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206. 3. Il compenso per le prestazioni professionali e' pattuito al momento del conferimento dell'incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessita' dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico e deve altresi' indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell'esercizio dell'attivita' professionale. In ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al cliente anche in forma scritta se da questi richiesta, deve essere adeguata all'importanza dell'opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. L'inottemperanza di quanto disposto nel presente comma costituisce illecito disciplinare del professionista. 4. Sono abrogate le disposizioni vigenti che per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle tariffe di cui al comma 1. 5. La durata del tirocinio previsto per l'accesso alle professioni regolamentate non potra' essere superiore a diciotto mesi e per i primi sei mesi, potra' essere svolto, in presenza di un'apposita convenzione quadro stipulata tra i consigli nazionali degli ordini e il ministro dell'istruzione, universita' e ricerca, in concomitanza col corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica. Analoghe convenzioni possono essere stipulate tra i Consigli nazionali degli ordini e il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica per lo svolgimento del tirocinio presso pubbliche amministrazioni, all'esito del corso di laurea. Le disposizioni del presente comma non si applicano alle professioni sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente. 6. All'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni: a) alla lettera c), il secondo, terzo e quarto periodo sono soppressi; b) la lettera d) e' soppressa. 7. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

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Risparmio energetico: pubblicate le UNI/TS 11300 sulle prestazioni energetiche degli edifici
fonte UNI
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Tutta la documentazione di approfondimento, compresi i decreti ministeriali attuativi delle Finanziarie 2007 e 2008 con le istruzioni dettagliate per fruire degli incentivi. Le risposte - elaborate a seguito di un attento esame delle Finanziarie e dei decreti attuativi - rappresentano la valutazione degli esperti ENEA
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