Piano casa, ecco le prime novità


Governo e regioni hanno concordato l’approvazione di leggi regionali entro 90 giorni per consentire l’ampliamento del 20% della volumetria di edifici residenziali uni-bi familiari. Sarà anche possibile demolire e ricostruire ex novo, ampliando la volumetria del 35%. Non sarà possibile ampliare le abitazioni abusive e quelle di condomini e dei centri storici. Sarà possibile ampliare le villette a schiera con giardino.

Vasco Errani, è soddisfatto per l’accordo. «Le differenze con l’ipotesi iniziale di un decreto legge del Governo sono evidenti - dice Errani - ora le competenze delle regioni sono rispettate. I condomini non potranno essere ampliati e non ci potrà essere la vendibilità dell’ampliamento del 20%». Soddisfatto anche Gianni Alemanno, sindaco di Roma, che ha firmato l’accordo a nome dell’Anci. L’accordo prevede che le leggi regionali per l’ampliamento delle cubature abbiano «una validità temporale definita, comunque non superiore a 18 mesi dalla loro entrata in vigore, salvo diverse determinazioni delle singole regioni». Berlusconi è ottimista sulla rapida applicabilità del piano casa: «Le famiglie possono già chiamare i progettisti».

Il Pd canta vittoria perchè «il governo ha fatto una totale marcia indietro». «Il piano casa di Berlusconi non c’è più e il premier che aveva annunciato l’invio a tutti i capi di governo europei ora farebbe meglio a fare un giro di telefonate dicendo che il piano casa non c’è più e gli restituiscano la bozza», rilancia il segretario Franceschini. «Il Pd - afferma Franceschini - fin dall’inizio non era contrario a ogni misura per far ripartire l’edilizia che si può riattivare senza il rischio di devastazione delle città e dei centri storici». E infatti nell’accordo attuale, evidenzia il leader dei democratici, «non c’è più la possibilità di deroga a piani regolatori e a regolamenti edilizi, sono esclusi dall’allargamento i centri storici e i condomini, non c’è più il cambio di destinazione d’uso e sono rispettate le competenze di comuni e regioni». Il decreto legge, aggiunge Franceschini, «è riferito solo alla semplificazione burocratica sulle norme nazionali e tutto questo è frutto del lavoro dell’ opposizione e degli Enti locali che hanno difeso le loro competenze in base alla Costituzione». continua su lastampa.it

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