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giovedì 1 ottobre 2009

Osservatorio Mercato Immobiliare 2009

Pubblicata la nota sul Mercato Immobiliare nel 2009 - secondo trimestre
E' disponibile sul sito internet dell’Agenzia del Territorio la Nota trimestrale, che fornisce una breve sintesi sull’andamento dei volumi delle compravendite effettuate in Italia nel corso del 2° trimestre 2009, messi a confronto con i dati dello stesso periodo nel 2008.
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LINEE GUIDA NAZIONALI PER LA CERTIFICAZIONE ENERGETICA DM 26/06/2009 – Attuazione del DLgs 192/05 - Sintesi ANIT

1. INTRODUZIONE
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 luglio 2009 il DM 26/06/2009 sancisce la piena
attuazione della Direttiva 2002/91/CE- art. 7 e del DLgs 192/05- art. 4 comma 1 con
riferimento alla certificazione energetica degli edifici ed entra uf ficialmente in vigore il
25 luglio 2009.
Il decreto si compone di 8 articoli e di 2 allegati: le Linee Guida Nazionali per la
cert i ficazione energetica sono contenute nell’Allegato A (e sono suddivise a loro volta in
7 allegati), mentre nell’Allegato B sono elencate e aggiornate le norme tecniche di
riferimento.
Scarica la sintesi in pdf

Roma: SI al Prg dal Consiglio di Stato


Il Comune di Roma non era obbligato a riportare in Consiglio il Prg nonostante le modifiche apportate in sede di Conferenza di copianificazione perché non si trattava di variazioni «sostanziali» al Piano. Sarebbe stato superfluo e contrario ai principi della semplificazione dei passaggi normativi, principio per cui era nato il tavolo inter-territoriale. Non si riscontrerebbe, inoltre, in questo mancato passaggio, nessun vizio formale. La procedura di approvazione del Piano è la stessa, "ordinaria", sia per Roma che per gli altri Comuni del Lazio. La Giunta Veltroni, dunque, fece bene a mettere il turbo all'approvazione del Piano avvenuta a febbraio del 2008; modificando in corsa e finendo di complicare - aggiungiamo noi - le norme tecniche del Piano regolatore generale. Queste, riassumendo in parole povere, le motivazioni contenute nel documento di 15 pagine depositato lunedì dai Giudici della Quarta sezione del Consiglio di Stato. Una sentenza che di fatto ribalta quella del Tar del 19 marzo con cui il Tribunale, accogliendo il ricorso della società Boadicea property Services Co. Limited, bloccava il Prg capitolino.
contunua su iltempo.it

martedì 29 settembre 2009

In futuro le nuove case saranno a prova di radon

Presto tutte le nuove case potrebbero essere costruite rispettando le misure di prevenzione che consentano di evitare il rischio di esposizione al radon, il gas inodore e insapore naturalmente presente nel sottosuolo, che penetra negli appartamenti e che provoca un incremento di rischio di tumore polmonare molto alto anche per esposizioni relativamente basse, oltre ad avere una forte sinergia con gli effetti del fumo di sigaretta.

Lo ha annunciato il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, il 21 settembre scorso, quando l'Istituto superiore di sanità ha presentato a Roma nel pressoché totale silenzio dei media il rapporto WHO Handbook on radon: a public health perspective, la cui presentazione è avvenuta in contemporanea in soli 4 paesi Usa, Germania, Irlanda, Italia.

Il World health organization aveva chiesto all'Iss che con i suo esperti ha contribuito alla stesura del rapporto, di organizzare la presentazione in Italia. E proprio in questa occasione il ministro ha annunciato che una delle prime raccomandazioni del Who, riguardo appunto ai nuovi edifici, sarà presto portata in conferenza stato-regioni «al fine di avere in tempi brevi un'intesa con le Regioni e accelerare quindi il recepimento e l'applicazione di tale raccomandazione».
Sacconi si è impegno poi - fa sapere l'Iss -a garantire per quanto possibile la prosecuzione del finanziamento al Piano nazionale radon nell'ambito delle attività del Ccm (centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie) e di Iniziare a lavorare con le Regioni e gli altri ministeri coinvolti per l'elaborazione di una normativa complessiva sul radon nelle abitazioni, sulla base della discussione iniziata in ambito Piano Nazionale Radon e tenendo conto delle novità del rapporto Who. Infine secondo l'Iss Sacconi ha promesso di sollecitare ulteriormente gli uffici della Presidenza del Consiglio a convocare la Sezione speciale della Commissione tecnica per le esposizioni a sorgenti naturali di radiazioni, prevista fin dal 2001.
Continua su greenreport.it

Renzo Piano - (2007) - Vulcano "BUONO" (Nola - Italy)

Passaporto formativo per chi lavora nell'edilizia

Presentate il 22 settembre a Roma, in occasione dell'apertura delle giornate per la formazione nell'edilizia organizzate da INAIL, Formedil (Ente nazionale per la formazione e l'Addestramento professionale nell'Edilizia), Ministero del Lavoro e Conferenza Stato-Regioni, le iniziative per tutti i nuovi lavoratori edili: un corso di formazione obbligatorio di 16 ore e un libretto di formazione, una sorta di "passaporto" che certifica il profilo professionale. L'iniziativa fa parte delle strategie previste dal contratto nazionale del settore. Ogni impresa del settore edile dovrà fare partecipare preventivamente il proprio nuovo personale ad uno specifico corso di base, da una parte, per contrastare il sommerso e, dall'altra, per ridurre il numero di infortuni. Il corso sarà gratuito per l'azienda e si svolgerà all'interno delle scuole edili nazionali. Secondo quanto stabilito dall'intesa, già operativa in fase sperimentale, tutti gli operai che per la prima volta entrano in un cantiere debbono frequentare un corso di preparazione di 16 ore. L'obiettivo, oltre alla finalità primaria di ridurre la possibilità di infortuni, è anche di agevolare l'impatto iniziale tra lavoratore e azienda. Una banca dati rilascia un libretto che certifica le competenze di ogni singolo operaio, e con essa verrà garantito, entro la fine del 2009, il censimento delle competenze di ogni singolo lavoratore sulla base di un repertorio nazionale condiviso: ciò consentirà di monitorare costantemente l'offerta formativa di settore e di seguire in tempo reale i suoi utenti. Tale modalità operativa contribuirà in modo determinante a contrastare il lavoro irregolare e consentirà al sistema paritetico di conoscere in tempo reale il valore professionale del proprio patrimonio umano.

Impianto fotovoltaico dalla A alla Z


Il sole 24 ha pubblicato un vademecum sull'impianto fotovoltaico organizzandolo in ordine alfabetico, lo trovo molto efficace per chi vuole avere una panoramica completa e per certi versi anche di dettaglio (riferimenti con link per approfondimenti).
qui inserisco solo la lettera "A", A come assicurazioni, gli impianti finanziati con mutuo bancario sono tutti obbligatoriamente coperti da assicurazione. Assicurazioni che anche per impianti con investimenti in proprio sono sempre proposti dalle imprese installatrici.
A
Assicurazioni
Sul mercato sono presenti assicurazioni che coprono i rischi legati agli eventi naturali, guasti o danni di terzi. Spesso la sottoscrizione di una polizza assicurativa è richiesta dalle banche per concedere il finanziamento di un impianto fotovoltaico. Il premio dell'assicurazione è nell'ordine dei 10-20 euro annui per kWp installato (in media 30-60 euro all'anno per un impianto domestico).
Una formula diffusa è quella "all risks", per cui è coperto tutto ciò che non è escluso. Come specifica la descrizione di una delle polizze più note, si tratta di una copertura "property" di base corredata da garanzie opzionali che indennizzano in caso di: a) guasto macchine e/o fenomeno elettrico, per i danni dovuti, ad esempio, agli errori di fabbricazione e di progetto, ai vizi di materiale, alle sovratensioni elettriche; b) atti di terzi, come il furto, gli atti vandalici e dolosi, atti di terrorismo e sabotaggio; c) danni indiretti per le perdite pecuniarie derivanti dalla mancata o ridotta produzione di energia elettrica durante il periodo di inattività totale o parziale dell'impianto causato da un danno indennizzabile ai termini della garanzia danni diretti.
continua su ilsole24ore

lunedì 28 settembre 2009

La Finanziaria 2010: No al 55% delle detrazioni fiscali per il risparmio energetico?

Da quanto si apprende leggendo varie info pubblicate nei siti e blog sembrerebbe che non si potrà più richiedere le detrazioni fiscali del 55% per lavori in edilizia indirizzati al risparmio energetico.
Secondo Realacci, responsabile ambiente del PD: «Il bonus del 55% è stata una misura che ha ottenuto degli effetti ingenti e importanti. Lo hanno utilizzato centinaia di migliaia di famiglie e ha messo in moto un volano di affari superiore ai 3 miliardi di euro che ha favorito l'emersione del sommerso e l'attivazione di una nuova economia.
È un colpo anche per il sistema delle piccole e medie imprese».
per quanto ne so, il colpo ad usufruire del 55% lo si è già dato quando si voleva rendere obbligatoria la richiesta al bonus preventiva, cioè quando si pensava di stabilire un tetto finanziabile superato il quale le domande in eccesso non sarebbero più state agevolate dal "bonus". Accantonata l’ipotesi del tetto massimo, l’istanza all’Agenzia delle Entrate è stata trasformata in una “comunicazione”, ma solo per le spese a cavallo tra due anni ed è stato fissato in cinque anni il periodo su cui spalmare la detrazione delle spese del 2009 e 2010.
I vari piani casa per incentivare la ripresa economica del paese hanno scelta la via del risparmio energetico aumentando la cubatura per le costruzioni che seguono tale criterio.
Una situazione degna di chi da una parte da e dall'altra crea scompiglio e ansia fra gli stessi tecnici e operatori i quali non sanno più consigliare la scelta più adatta e rassicurare sul buon fine della pratica.
Credo che anche i vari "Piano casa" saranno di difficile attuazione troppi cavilli e incertezze nel modo di procedere almeno per quel che riguarda il settore privato, che invece dovrebbe essere il volano dell'economia.
La ristrutturazione

Chi decide di ristrutturare casa può continuare ad usufruire le agevolazioni Irpef, stabilite nelle precedenti manovre finanziarie: detrazione fiscale del 36% fino al limite massimo di spesa di 48.000 euro per ogni immobile sul quale vengono eseguiti gli interventi, da suddividere in dieci anni, che scendono a 3 anni per gli over 75.
Si ricorda inoltre che è possibile beneficiare dell'Iva al 10% sui lavori di recupero del patrimonio edilizio, mentre per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, l'Iva è del 20%.

Per fruire della detrazione del 36% i contribuenti sono tenuti ad inviare con raccomandata, prima dell'inizio dei lavori, una comunicazione di inizio lavori (redatta su apposito modello reperibile presso gli uffici locali dell'Agenzia delle Entrate o nel sito internetwww.agenziaentrate.gov.it.

domenica 27 settembre 2009

DEROGHE SULLE DISTANZE DAI CONFINI - D.Lgs. n. 115 del 30 maggio 2008

Premi volumetrici per pareti e solai (Art. 11 - Comma 1, 2)
Uno degli aspetti più rilevanti del nuovo provvedimento legislativo è indubbiamente l'introduzione di bonus volumetrici e deroghe sulle distanze minime dai confini condizionati tuttavia al raggiungimento di determinati livelli di efficienza energetica.
In particolare, negli edifici di nuova costruzione, lo spessore delle murature esterne, delle tamponature o dei muri portanti, superiori ai 30 centimetri, il maggior spessore dei solai e tutti i maggiori volumi e superfici necessari ad ottenere una riduzione minima del 10% dell'indice di prestazione energetica previsto
dal D.Lgs. 192/2005 e successive modificazioni, certificata con le modalità di cui al medesimo decreto legislativo, non sono considerati nei computi per la determinazione dei volumi, delle superfici e nei rapporti di copertura, con riferimento alla sola parte eccedente i 30 centimetri e fino ad un massimo di ulteriori 25 cm per gli elementi verticali e di copertura e di 15 cm per quelli orizzontali intermedi.
Nel rispetto dei suddetti limiti, è permesso derogare a quanto previsto dalle normative nazionali,regionali o dai regolamenti edilizi comunali, in merito alle distanze minime tra edifici, alle distanze minime di protezione del nastro stradale nonché alle altezze massime degli edifici.

Anche gli interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti che comportino maggiori spessori delle murature esterne e degli elementi di
copertura, se riducono almeno del 10% i limiti di trasmittanza previsti dal D.Lgs. 192/2005 e successive modificazioni, potranno derogare alle norme sulle distanze minime tra edifici e dal nastro stradale, nella misura massima di 20 centimetri per
il maggiore spessore delle pareti esterne, nonché alle altezze massime degli edifici, nella misura massima di 25 centimetri, per il maggior spessore delle coperture. La deroga può essere esercitata nella misura massima da entrambi gli edifici
confinanti.

Piano casa VENETO: Legge regionale 8 luglio 2009, n. 14 (BUR n. 56/2009)

INTERVENTO REGIONALE A SOSTEGNO DEL SETTORE EDILIZIO E PER FAVORIRE L’UTILIZZO DELL’EDILIZIA SOSTENIBILE E MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 12 LUGLIO 2007, n. 16 IN MATERIA DI BARRIERE ARCHITETTONICHE

Art. 1 - Finalità.
Art. 2 - Interventi edilizi.
Art. 3 - Interventi per favorire il rinnovamento del patrimonio edilizio esistente.
Art. 4 - Interventi per favorire la riqualificazione degli insediamenti turistici e ricettivi.
Art. 5 - Interventi per favorire l’installazione di impianti solari e fotovoltaici.
Art. 6 - Titolo abilitativo edilizio e procedimento.
Art. 7 - Oneri e incentivi.
Art. 8 - Elenchi.
Art. 9 - Ambito di applicazione.
Art. 10 - Ristrutturazione edilizia.
Art. 11 - Interventi a favore dei soggetti disabili.
Art. 12 - Modifiche all’articolo 10 della legge regionale 12 luglio 2007, n. 16 “Disposizioni generali in materia di eliminazione delle barriere architettoniche”.
Art. 13 - Dichiarazione d’urgenza.
Scarica la legge in formato rtf

Regione Venete: Piano casa Circolare esplicativa

Circolare esplicativa della Regione sul Piano Casa. Marangon ai Comuni: ora non ci sono più alibi
La giunta di palazzo Balbi ha dirama to, a firma del governatore Giancarlo Galan, la tanto invo cata «circolare esplicativa» del la legge a sostegno del settore delle costruzioni, approvata lo scorso luglio dal consiglio re gionale. È esplicativa, la circo lare, poiché affronta nel detta glio i principali dubbi affiorati in questi mesi negli uffici tecni ci comunali (e anche negli stu di professionali di architetti, ingegneri e geometri), fornen do agli interessati un’indicazio ne pratica per la corretta appli cazione del Piano. Pertanto, i Comuni ora do vrebbero procedere senza ulte riori incertezze all’adozione della legge per la parte di loro competenza: quelli che l’han no già fatto sono soltanto alcu ne decine, ma c’è tempo fino al 30 ottobre.

Tutti i dubbi La casistica dei quesiti irri solti, cui la circolare regionale ha fornito una risposta, era am pia e variegata. Il Piano casa, infatti, pur essendo essenzial mente una legge di tipo econo mico e finanziario, va a incide re profondamente su due com parti super-regolamentati co me l’urbanistica e l’edilizia, do ve Piani comunali si somma no a prescrizioni regionali e a norme generali. Ecco qualche esempio di problema e relativa soluzione indicata nella circolare. Caso primo: quando si dice che gli ampliamenti di cubatura previ sti dal Piano si estendono a tut ti «gli edifici esistenti alla data di entrata in vigore della leg ge », si precisa che per «esisten ti » si considerano anche quelli non ancora realizzati, ma il cui progetto sia stato presentato al Comune entro il 31 marzo scorso. Caso secondo: le case a schiera, al centro di quasi tutte le richieste di chiarimento avanzate dagli uffici tecnici co­munali ai quattro angoli della regione. A questo proposito, sia chiaro a tutti che: «L’am pliamento è ammesso in ma niera uniforme con le stesse modalità su tutte le case appar tenenti alla schiera». Perciò, andranno rispettati il Codice ci vile e il regolamento condomi niale, in modo che gli interven ti edilizi «non ledano i diritti degli altri condomini - specifi ca la circolare - o creino proble mi strutturali o estetici». In so stanza, il progetto di amplia mento dovrà essere esteso al l’intero complesso edilizio. Caso terzo: poiché il «Piano casa», per il suo carattere di norma straordinaria (che, in fatti, avrà durata di soli due an ni), prevale sugli strumenti ur banistici esistenti e sulle altre leggi regionali che fossero eventualmente in contrasto, come ci si regolerà, per esem pio, con la sempre spinosa que stione della distanza minima tra edifici? Risponde la circola re: vengono fatte salve soltan to le disposizioni statali sulle distanze, cioè quelle previste nel Codice civile (5 metri) e nel Codice della strada. Si potrebbe continuare anco ra, ma i dettagli troppo tecnici li lasciamo ai professionisti del settore.

Il potere dei Comuni Rimane inteso che i Comu ni hanno la facoltà di decidere - sempre eccezion fatta per le prime case - se applicare o me no la legge regionale e, in caso affermativo, con quali limiti e in quali porzioni del loro terri torio. Qualunque sia la decisio ne, andrà formalizzata con una delibera entro il 30 otto bre. In caso di inerzia, la giun ta regionale potrà nominare entro 15 giorni un commissa rio che si sostituirà al sindaco nella convocazione del consi glio comunale, di modo che ci sia una esplicita manifestazio ne di volontà. Rimarca l’asses sore Marangon: «Ora ci sono tutte le condizioni per decide re, per cui la mancata adozio ne del Piano sarà solo una scel ta politica e non tecnica. I Co muni non sono stati scavalcati nella loro autonomia deciso ria, anzi, sono invitati a essere protagonisti: lo facciano, ma gari senza attendere l’ultimo giorno per deliberare».

Alessandro Zuin pprofondisci su corrieredelveneto.corriere.it
Inoltre dal sito della regione veneto:
Emanata dal Presidente della Giunta regionale la circolare esplicativa della Legge regionale n 14/2009 a sostegno del settore edilizio, impropriamente definita “Piano Casa”. Obiettivo della Circolare è fare chiarezza sull’interpretazione della normativa fornendo quegli strumenti utili sulla sua applicazione. Nel ribadire che la legge ha carattere straordinario, con durata limitata a due anni a partire dalla sua entrata in vigore e che prevale sulle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali comunali, provinciali e regionali, la circolare definisce alcun termini e concetti contenuti nella normativa. Innanzitutto si ribadisce che la legge è immediatamente applicabile solo alla “prima casa”, per quanto riguarda tutti gli altri edifici si devono attendere le delibere applicative dei Comuni, che hanno tempo fino al 30 ottobre per decidere. Per quanto riguarda la prima casa la circolare la definisce “edilizia di necessità”, richiamandosi ad una fattispecie già presente nella legislazione statale sia relativa alla materia edilizia, sia alla materia fiscale, consentendo in sede di immediata applicazione gli interventi in favore del proprietario o avente titolo che intendano procedere all’ampliamento della prima casa di abitazione e riducendo l’onerosità di tale interventi”. Per edilizia esistente si intendono tutti quegli edifici caratterizzati perlomeno dalla presenza delle strutture portanti e dalla copertura, oppure quegli edifici che siano già stati demoliti o siano in corso di demolizione sulla base di un regolare titolo abilitativo, purché alla data di entrata in vigore della legge non siano già stati ricostruiti. Inoltre si considera “esistente” l’edificio non ancora realizzato, ma il cui progetto o richiesta di titolo abitativo siano stati presentati al Comune di competenza entro il 31 marzo 2009. Sono esclusi dal provvedimento tutti gli edifici anche parzialmente abusivi da demolire, così come quegli edifici esistenti in zone franose, a rischio idrogeologico o con instabilità geologica, oltre a quelli dei centri storici o vincolati. La circolare precisa anche che i benefici volumetrici del “Piano Casa” sono cumulabili a quelli del Piano Regolatore. “Con questa circolare – sottolinea l’Assessore all’Urbanistica e Politiche per il Territorio della Regione, Renzo Marangon – termina la parte amministrativa della legge 14, per cui ora non ci sono più alibi per quelle amministrazioni comunali che ancora non hanno adottato il cosiddetto Piano casa. Ci sono tutte le condizioni per decidere, per cui la non adozione sarà solo una scelta politica e non tecnica. Ribadisco – ha proseguito –per l’ennesima volta che quella della Regione non è una legge urbanistica, né una legge edilizia, ma solo una legge straordinaria per affrontare una crisi economica straordinaria e favorire l’economia venata. Tant’è che per rendere più rapida la sua applicazione abbiamo inserito norme semplici e chiare e ora fornito, semmai ce ne fosse bisogno, anche le relative indicazioni esplicative. I Comuni non sono stati scavalcati nella loro autonomia decisoria, anzi sono invitati ad essere protagonisti, i centri storici così come gli edifici di pregio mantengono tutte le tutele previste, per cui no a rimpalli di competenze che frenano opportunità e prospettive economiche e invito i Consigli comunali a non attendere la data del 30 ottobre per deliberare”.

Pronto? Ho fame


Lo so l'argomento di questo post non ha nulla che riguarda informazioni riportate su questo blog ma non potevo non segnalarlo perchè la notizia in se è ben presentata è completa per capire il fenomeno ma la vignetta di Mauro Patorno è superba sia nella sintesi: due parole Pronto ho fame che nel disegno.

Nelle campagne intorno ad Hyderabad, nell'India centrale, una piccola rivoluzione ha rovesciato, nel giro di pochi anni, rapporti di potere secolari. I veri padroni, fino a ieri, erano gli intermediari, i grossisti che compravano i raccolti di riso e grano da centinaia di migliaia di piccoli contadini, per poi rivenderli in città.

A che prezzo compravano? A quello che gli stessi grossisti assicuravano essere giusto, in quelle condizioni di mercato. Del resto, come avrebbero potuto controllare i contadini? Con una telefonata, certo, ma il buon, vecchio telefono non è mai arrivato in quelle campagne: nel mondo, dice la World Bank, in tutto ci sono un miliardo di linee telefoniche e più della metà sono in Europa e Stati Uniti. È questo che è cambiato, negli ultimi cinque-sei anni: adesso si può fare un colpo di telefonino, che è facile portare nelle campagne, funziona e consente di tenere a bada l'intermediario.

Il successo è stato tale che, oggi, i contadini di Hyderabad godono di una situazione non troppo diversa da quelle dei mitici trader di Wall Street. La Reuters, uno dei gig po reale, via sms, informazioni sul tempo e sui movimenti dei prezzi. Siamo abituati a pensare che l'arrivo del cellulare abbia profondamente modificato la nostra routine quotidiana di occidentali. Ma, in realtà, è poca roba. È in quello che una volta chiamavamo Terzo Mondo che il telefonino - neanche citato nei Millennium Development Goals indicati dall'Onu dieci anni fa - ha avuto un impatto dirompente, rivoluzionando in profondità la vita della gente, l'economia e lo stesso modo di concepire i soldi.

Dall'India all'Africa, il cellulare è, insieme, finestra su un remoto mondo esterno, strumento imprenditoriale, banca. I primi a capirlo sono stati i diretti interessati. Il boom dei telefonini, oggi, è nei Paesi in via di sviluppo. Dal 2000, il numero di abbonamenti alla telefonia mobile, nei Paesi sviluppati, è rimasto più o meno uguale. L'esplosione è avvenuta in Africa, in Asia, in America latina. Con risultati, anche, paradossali.

Su sei miliardi e mezzo di abitanti della Terra, oltre un miliardo non ha acqua corrente, 1,6 miliardi non ha elettricità, 2,6 miliardi non ha fogne. Ma solo 2,5 miliardi non ha un telefonino. La statistica, in realtà, è un po' stiracchiata: gli oltre 4 miliardi di abbonamenti al cellulare, censiti dalla World Bank, comprendono, infatti, anche chi, di schede telefoniche, ne ha due, tre o (alla Moggi) una ventina. Tuttavia, secondo uno dei grandi produttori di cellulari, la Ericsson, il numero di utenti con almeno un abbonamento è, a livello mondiare, pari a 3,6 miliardi: oltre il 70 per cento nei Paesi in via di sviluppo. Insomma, solo tre miliardi di persone non hanno ancora un cellulare.

Probabilmente, per molti di loro, non ancora a lungo. "Il prossimo miliardo di abbonati - scommette lo studio della World Bank - saranno contadini poveri". La storia recente sembra dimostrarlo: nella Repubblica Centrafricana, uno dei Paesi più poveri del mondo, dove meno dell'1 per cento della popolazione (4 milioni) ha accesso a un telefono fisso, in meno di un anno la rete mobile ha già raccolto 127 mila abbonati. Nella piccola e tormentata Guinea-Bissau (1,5 milioni di abitanti), in un anno e mezzo ci sono stati 60 mila abbonamenti.

Ma questi sono i casi estremi e più recenti. Nel continente più arretrato, l'Africa, nel 2000 c'era un cellulare ogni 50 abitanti. Oggi, la penetrazione del telefonino è arrivata al 28 per cento della popolazione: è facile vederli sulle barche da pesca, nel deserto fra i cammelli, davanti ad una pila di manghi nelle campagne. È una rivoluzione epocale che, sottolineano i ricercatori del Fondo monetario internazionale, "in meno di una generazione ha trasformato, nei Paesi in via di sviluppo, l'agricoltura, i mercati, la pesca, i trasporti, l'irrigazione, le banche e le piccole imprese".

E, in qualche modo, la stessa teoria dello sviluppo economico. Una volta, stabilire un servizio di posta nazionale e una rete di telefonia fissa, era un passaggio obbligato nello sviluppo di un Paese. Oggi non più: la telefonia mobile, osservano all'Fmi, consente ai Paesi in via di sviluppo di "saltare a piè pari una fase dell'evoluzione economica che, prima, impegnava per decenni un Paese".

Il motivo è evidente. Impiantare un rete telefonica fissa comporta infrastrutture pesanti, costose, capillari, lunghe da realizzare. La rete mobile non ha quasi nessuno di questi problemi. Paesi contadini, condannati all'esportazione di una o due materie prime possono creare reti senza fili su larga scala, modernissime, quasi nel giro di qualche settimana. La rete della Guinea Bissau è costata 25 milioni di dollari, quella della Repubblica Centrafricana meno di 40. E, al contrario di quanto sarebbe avvenuto, probabilmente, con la telefonia fissa, sono reti all'avanguardia, completamente digitali. Perché più sono moderne e meno costano. Il prossimo passo, avverte la World Bank, sarà la diffusione della banda larga (wireless) per Internet.

Ma anche solo con la voce e gli sms, il telefonino ha già rivoluzionato un canale cruciale: quello dei soldi. In particolare, i soldi dei poveri. Elizabeth Littlefield, del Fmi, nota che le famiglie povere hanno necessità finanziarie più complesse di quanto si pensi: risparmiamo comprando mattoni o animali, si fanno anticipare soldi dai negozi, ricevono rimesse da parenti all'estero, depositano quattrini dai vicini con case più sicure.

Una ricerca ha mostrato che le famiglie del Bangladesh usano almeno quattro diversi tipi di servizi finanziari (al nero o meno) e, alcune, anche dieci. Di solito, il problema cruciale è come spostare i soldi. Mettiamo che lavoriate a Dar-es-Salaam in Tanzania e vogliate mandare quattrini a casa, ad Arusha, nell'interno. Tradizionalmente, con qualche rischio, potevate affidarli a qualcuno o portarli personalmente, con una ventina di ore di autobus in mezzo alla foresta. È qui che entra in campo, oggi, la "banca mobile", dove per mobile non si intende un furgoncino che trasporta qua e là uno sportello bancario, ma il telefonino. Il segreto, non si sa scoperto da chi, è utilizzare il credito telefonico del vostro cellulare.

Il sistema ricorda le "lettere di credito" del Medio Evo ed è più semplice di quanto sembri. Comprate una carta telefonica prepagata e poi telefonate al cellulare del negoziante del vostro villaggio. Gli leggete il codice della carta, lui se lo incassa sul suo telefonino e dà l'equivalente in moneta sonante a vostra madre. O, se volete comprare una vacca, fate la stessa cosa sul cellulare dell'allevatore. Dato che le cifre coinvolte sono, di solito, relativamente modeste, il processo si conclude senza intoppi.

Nei Paesi in cui è possibile comprare direttamente chiamate dal gestore, il credito può essere trasferito direttamente, anche con un sms. Le compagnie telefoniche africane si stanno attrezzando, creando veri e propri conti correnti telefonici, in cui voi potete depositare soldi veri sul vostro conto telefonico e spedirli, con un codice, attraverso un messaggino, come un bonifico bancario.

Il maggior successo di questa finanza mobile è in Kenya dove, in due anni, 6,5 milioni di persone si sono servite del telefonino per trasferire soldi. Di fatto, un kenyano su due usa questo sistema per muovere denaro: quasi 2 milioni di dollari viaggiano ogni giorno nell'etere del Paese in questo modo, per lo più in transazioni dell'ordine di 20 dollari. Il punto è che costa poco, quasi nulla, rispetto alle alternative.

Inviare soldi per posta comporta una commissione del 5 per cento, attraverso la Western Union fino al 57,5 per cento. Via telefonino, il 2,8 per cento. Il risultato, calcola il Fmi, è che ogni settimana i kenyani poveri risparmiano, in questo modo, 4 milioni di dollari. In fondo, è un'intera nuova branca della finanza: la World Bank calcola che ci sia un miliardo di persone, al mondo, con un abbonamento al telefonino, ma senza conto in banca. Almeno 360 milioni potrebbero essere attirati, entro il 2012, a un servizio finanziario mobile. Via sms.
(26 settembre 2009)
Fonte Repubblica.it

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Risparmio energetico: pubblicate le UNI/TS 11300 sulle prestazioni energetiche degli edifici
fonte UNI
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