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sabato 13 agosto 2011

PIANO CASA LAZIO 2011 Testo della legge - aggiornamento 17.9.2011


17.9.2011 TESTO INTEGRATO DELLE DUE LEGGI del PIANO CASA
1.9.2011 - TESTO UFFICIALE DELLA REGIONE LAZIO
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Pubblichiamo il testo approvato (non coordinato) del nuovo piano casa Lazio 
In allegato il testo di tutti gli emendamenti e le modifiche al Piano Casa Lazio 2011 non ancora pubblicato ma in vigore dal 15 settembre 2011

Scarica 02__pianocasadef.pdf 

Approvato l’elenco delle opere edilizie “minori” CALABRIA



Data pubblicazione: 12-08-2011

L’assessore regionale ai Lavori pubblici Giuseppe Gentile ha comunicato agli Ordini professionali calabresi l’avvenuta approvazione, da parte della Giunta regionale in una delle ultime sedute, dell’elenco delle opere edilizie dichiarate “minori” e degli indirizzi interpretativi in materia di sopraelevazione di edifici esistenti.
“L’atto deliberativo – ha dichiarato Gentile - risponde ad una diffusa esigenza, manifestata dagli ordini professionali, di semplificare e snellire l’iter autorizzativo per le costruzioni. In particolare il documento, frutto del lavoro di una commissione mista Regione e Ordini professionali, istituita nello scorse mese di marzo, elenca le opere cosiddette “minori” che, pur dovendo essere progettate nel rispetto della vigente normativa tecnica sulle costruzioni (D.M. 14.01.08) non necessitano autorizzazione e/o deposito del progetto presso i servizi tecnici regionali. Inoltre – aggiunge l’assessore – il documento fornisce elementi interpretativi in materia di sopraelevazioni precisando e chiarendo alcuni aspetti relativi alla normativa tecnica sulle costruzioni, al fine di una loro uniforme applicazione sul territorio regionale”.
L’assessore Gentile ha, poi, sottolineato l’importanza del coinvolgimento delle categorie professionali interessate “nella consapevolezza - ha detto - che tutti gli operatori del settore devono cooperare, salvaguardando ovviamente ruoli e competenze, nel superiore e comune interesse della sicurezza dei cittadini”.
La deliberazione sarà pubblicata sul Burc nei prossimi giorni e diventerà così operativa sul territorio regionale. Gli uffici dell’assessorato daranno notizia tramite comunicazione sul sito web ed apposita informativa alle amministrazioni comunali, dell’entrata in vigore della deliberazione e delle modalità operative. p.g.

Comuni dell’aerea dello Stretto sulla riqualificazione dei Centri storici Calabria




Data pubblicazione: 03-08-2011


L’assessore regionale all’Urbanistica Piero Aiello ha presieduto un incontro con i sindaci dei Comuni dell’area dello Stretto sulla delicata questione di riqualificazione dei Centri storici.

Alla riunione, che si è svolta nella sede dell’assessorato all’Urbanistica, era presente anche il dirigente generale Saverio Putortì.

“Si rende necessario – ha affermato l’assessore Aiello - ritornare, nuovamente e pubblicamente, sulla scabrosa questione della riqualificazione dei Centri storici ereditata dalla precedente Giunta regionale. Ricordo, infatti, che la sottoscrizione delle convenzioni con i Comuni per il finanziamento delle opere di riqualificazione dei Centri Storici ad opera della passata gestione è avvenuta del tutto contra legem dal momento che le risorse di cui al PAR-FAS 2007/2013, che avrebbero dovuto finanziare gran parte di quelle opere, non erano ancora nella disponibilità della Regione. Tanto è talmente vero che, successivamente alla sottoscrizione delle convenzioni con i Comuni selezionati, il PAR-FAS Calabria 2007/2013, approvato dalla Giunta regionale con la delibera n. 157 del 31.03.2009, non ha ottenuto il parere favorevole del Comitato CIPE, al cui vaglio era stato nelle more sottoposto secondo le modalità previste dalla delibera CIPE del 06.03.2009. Si è così determinata l’improvvisa, ma certamente non imprevedibile, scopertura di buona parte del pacchetto di operazioni selezionate ed oggetto delle convenzioni stipulate. Come già evidenziato in passato – ha precisato Aiello - la sottoscrizione delle convenzioni è avvenuta per 122 milioni di euro, su 155, sulla base di una mera promessa propagandistica di copertura finanziaria, senza, però, nessun impegno di spesa e senza provvedimento di copertura, perciò solo illegittima, nell’attesa della presunta approvazione del PAR-FAS che, invece, non è mai avvenuta. Non solo, peregrine e difficilmente percorribili si sono rivelate pure le trovate alternative messe in campo dalla precedente Giunta per rimediare all’errore, con la distribuzione dei diversi progetti su diverse fonti finanziarie alternative: POIN Turismo, POR 2000/2006, delibere CIPE su rientri finanziari. Pertanto – ha rimarcato l’assessore Aiello - la risposta dell’assessorato all’Urbanistica e della Giunta Scopelliti alle avventate iniziative della Giunta Loiero è stata una sola: tutelare i Comuni attraverso due importanti provvedimenti. Da un lato la sottoscrizione dell’atto integrativo dell’APQ previsto dalla delibera CIPE n. 1/2009 con i rientri finanziari, e la concretizzazione della copertura di 16 milioni di euro con utilizzo delle ‘risorse liberate’ del POR 2000/2006 con la previsione dello sblocco, in tempi brevi, della prima anticipazione finanziaria ai Comuni interessati; dall’altro la sospensione, con nota del 10.6.2010, delle procedure nei Comuni che non avevano provveduto a cantierare le opere, al fine di salvaguardare i Comuni stessi a seguito del rischio di indisponibilità delle risorse residue di circa 25 milioni di euro. Certamente – ha aggiunto l’assessore - rimane il problema per quei Comuni che, affidandosi incolpevolmente alla convenzione sottoscritta priva di copertura finanziaria e, quindi, a rischio di discrezionalità di attivazione della procedura di riconoscimento del debito fuori bilancio, hanno già da tempo cantierato i progetti e proceduto ad approvare più stati di avanzamento dei lavori, senza aver incassato alcunché da parte della Regione, ma che devono, comunque, onorare gli impegni assunti in conseguenza dell’esecuzione delle opere nelle more regolarmente appaltate. Pertanto, allo scopo di scongiurare ulteriori danni ai Comuni, il Presidente Scopelliti, ha attivato ogni opportuna e necessaria misura di sollecitazione al Ministro Fitto per la celere sottoscrizione dell’ APQ integrativo con il Ministero dello Sviluppo Economico per la copertura dei progetti cantierati con 66 milioni di euro sui cosiddetti rientri finanziari dell’economia FAS. Per quanto riguarda, invece, le ‘procedure sospese’ si sta lavorando per la riprogrammazione dei progetti FAS. Confermo, comunque, il mio impegno e quello del Presidente Scopelliti, per porre in essere quanto necessario, e quanto possibile, per rimediare agli errori dei predecessori, scongiurando, così, il pericolo del dissesto finanziario dei Comuni ingiustamente ed incautamente coinvolti in illegittimi procedure”. p.g.

venerdì 12 agosto 2011

Analisi di vulnerabilità sismica di edifici e opere strategiche e rilevanti LOMBARDIA



Definizione

Per vulnerabilità sismica si intende la valutazione della possibilità che persone, edifici o attività subiscano danni o modificazioni al verificarsi dell'evento sismico. Misura da una parte la perdita o la riduzione di efficienza, dall'altra la capacità residua a svolgere ed assicurare le funzioni che il sistema territoriale nel suo complesso esprime in condizioni normali. Ad esempio nel caso degli edifici la vulnerabilità dipende dai materiali, dalle caratteristiche costruttive e dallo stato di manutenzione ed esprime la loro resistenza al sisma.


Il censimento in Regione Lombardia

L'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003 "Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica", successivamente modificata e integrata con l'Ordinanza del P.C.M. n. 3316 del 2.10.2003, prevede la verifica sismica di edifici strategici e rilevanti secondo criteri di priorità da stabilirsi a cura dello Stato (Dipartimento della Protezione Civile) e delle Regioni.

L'articolo 2 della suddetta Ordinanza prevede una azione graduale nel tempo:
a) entro 6 mesi dall'entrata in vigore dell'Ordinanza (7/11/2003), il Dipartimento della Protezione Civile e le Regioni provvedono, per quanto di loro competenza ad elaborare, sulla base delle risorse finanziarie disponibili, il programma temporale di svolgimento delle verifiche degli edifici strategici e rilevanti che i proprietari devono effettuare (art. 2 comma 4);
b) entro 5 anni dall'entrata in vigore dell'Ordinanza (novembre 2008), l'avvio e la conclusione delle verifiche sugli edifici secondo i programmi definiti in precedenza, sulla base delle competenze statali e regionali (art 2 comma 3), con la previsione di programmare l'avvio delle verifiche con priorità nelle zone sismiche classifiche a maggior rischio sismico - zona 1 e zona 2 -, per poi passare a quelle a bassa sismicità – zona 3 e zona 4 -.

Il Dipartimento della Protezione Civile, secondo le proprie competenze, con D.P.C.M. n. 3685 del 21 ottobre 2003, ha provveduto a definire le tipologie degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali di competenza statale la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile e quelle che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso, inoltre fornisce le indicazioni per le verifiche tecniche da realizzare sugli edifici ed opere rientranti nelle suddette tipologie.

La Regione Lombardia, con il D.d.u.o. 21 novembre 2003 - n. 19904, ha provveduto ad approvare l’elenco delle tipologie degli edifici ed opere infrastrutturali di competenza regionale e il programma temporale delle verifiche.
Il monitoraggio degli edifici e delle opere rilevanti e strategiche viene effettuato mediante la compilazione da parte dei tecnici di una apposita scheda predisposta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti.

E’ stato predisposto un apposito applicativo che consente la gestione sia della componente alfanumerica (scheda di rilevamento) che di quella geometrica (georeferenziazione degli edifici) dei dati derivanti dall’analisi.

Con il D.d.u.o. 17 giugno 2011 - n.5516 è stato approvato il primo censimento completo dei 4176 edifici strategici e rilevanti nei 238 comuni in zona sismica 3.

Allegati

Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003O.P.C.M. n. 3274 del 20 marzo 2003 (8.1 MB) PDF
D.g.r. 7 novembre 2003 - n. 7/14964D.g.r. 7 novembre 2003 - n. 7/14964 (293 KB) PDF
D.d.u.o. 21 novembre 2003 - n. 19904D.d.u.o. 21 novembre 2003 - n. 19904 (68 KB) PDF
D.d.u.o. 17 giugno 2011 - n.5516D.d.u.o. 17 giugno 2011 - n.5516 (9.1 MB) PDF

UMBRIA: L.R. 2 febbraio 2010, n.6


Disciplina della promozione della qualità nella progettazione architettonica
           Pubblicata sul  B.U.R. Umbria n.7 del 10 febbraio 2010



1. La Regione in armonia con i principi dello Statuto regionale e in conformità con l’ordinamento comunitario
e con le norme statali vigenti in materia, riconosce alla progettazione architettonica, alla progettazione
del paesaggio e al disegno urbano, un ruolo fondamentale nel miglioramento della qualità dell’ambiente
di vita delle popolazioni e per la valorizzazione delle risorse storiche, culturali, ambientali e paesaggistiche
dei territori.

Art. 2

(Finalità)

1. La Regione con la promozione della progettazione di qualità ed il ricorso alle procedure concorsuali,
disciplinate dalla presente legge, intende perseguire:
a) l’affermazione del valore dell’architettura, della
forma urbana e del paesaggio, come fondamentale espressione della cultura e dell’identità delle comunità
insediate;
b) la diffusa e approfondita conoscenza, presso gli utenti e gli operatori di settore, dei valori dell’architettura,
degli ambienti urbani e rurali di qualità, siano essi di formazione storica o contemporanei;
c) l’incentivazione della ricerca di qualità nella pratica professionale, nel campo dell’architettura, del disegno
urbano e del paesaggio.

2. In particolare la presente legge si propone di:

a) ampliare la prassi del confronto tra idee e soluzioni
progettuali alternative nelle situazioni di partico ... Scarica

Riclassificazione sismica LAZIO

NUOVA CLASSIFICAZIONE SISMICA DELLA REGIONE LAZIO - DELIBERA DI GIUNTA REGIONALE n. 387 del 22.05.2009
(BUR Lazio n. 24 del 27.06.2009 - Supplemento Ordinario 106)

Il 22 Maggio 2009, con l'approvazione in Giunta Regionale della DGR n. 387 recante "Nuova Classificazione Sismica della Regione Lazio", la nostra Regione si pone all'avanguardia per la prevenzione del rischio sismico. Il Servizio Geologico Regionale dell'Area Difesa del Suolo, dopo un anno di studi ed indagini in collaborazione con l'ENEA, al quale ha commissionato la ricerca sismologica di base, ha presentato, tramite l'Assessore all'Ambiente, una moderna proposta di classificazione sismica.
Novità di rilievo è l'istituzione di sottozone sismiche, che creano l'occasione di poter differenziare in modo dettagliato la pericolosità sismica sul territorio regionale. La suddivisione in queste sottozone, infatti, permetterà di poter caratterizzare e gestire in modo più idoneo, moderno e preventivo i gradi di pericolosità sismica attraverso studi di Microzonazione Sismica in fase di predisposizione degli strumenti urbanistici, al fine di individuare le zone dove maggiori saranno gli effetti di sito dannosi per le strutture, per poter esercitare atti di prevenzione sia di tipo territoriale sia progettuale.
Dopo il Molise, il Veneto, la Toscana e la Liguria, anche la Regione Lazio ha riclassificato il proprio territorio sulla base dei nuovi criteri stabiliti dallo Stato emanati con l'OPCM 3519/06.
Entro 90 giorni dalla data di pubblicazione del BUR, la Regione emanerà gli indirizzi e criteri per gli studi di Microzonazione Sismica da effettuare da parte delle amministrazioni locali in fase preventiva agli strumenti urbanistici.
La nuova zonazione sismica, che sostituisce la precedente DGR 766/03, è entrata in vigore il 28.06.2009.

RETTIFICA ALL'ALLEGATO 1 DELLA DGR 387/09 - DELIBERA DI GIUNTA REGIONALE n. 835 del 03.11.2009

Il 3 Novembre 2009, con l'approvazione in Giunta Regionale della DGR n. 835 recante "Rettifica all'Allegato 1 della DGR n. 387 del 22 Maggio 2009", È stata modificata la zottozona sismica dei Comuni di Colonna, Monte Porzio Catone, Monte Compatri, Rocca Priora e San Cesareo, che per un mero errore di battitura al momento di redigere l'All. 1 della DGR 387/09 stati classificati con una sottozona diversa da quella emersa negli studi scientifico-sismologici eseguiti dall'Area Difesa del Suolo-ENEA. Le cinque UAS sopra indicate passano, quindi dalla Zona Sismica 2A alla Zona Sismica 2B. Il resto delle UAS rimangono invariate rispetto alla zonazione sismica indicata dalla DGR 387/09. La rettifica entrerà in vigore ufficialmente appena pubblicata sul BUR Lazio.


Si fornisce il progetto cartografico della nuova classificazione sismica della Regione Lazio che può essere aperto solo in lettura con il programma ArcReader 9.3 (programma download free -www.esri.com/software/arcgis/arcreader/download.html). 
Inoltre è disponibile il file nel formato kmz che può essere utilizzato con Google Earth.

Deliberazione n. 766 del 01.08.2003
Riclassificazione sismica del territorio della Regione Lazio in applicazione dell'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n° 3274 del 20 marzo 2003. Prime disposizioni.

Lazio: Piano Regionale di Tutela Delle Acque

Il Piano di Tutela delle Acque Regionale si pone l'obiettivo di perseguire il mantenimento dell'integrità della risorsa idrica, compatibilmente con gli usi della risorsa stessa e delle attività socio-economiche delle popolazioni del Lazio. Contiene, oltre agli interventi volti a garantire il raggiungimento e il mantenimento degli obiettivi del D.lgs 152/2006, le misure necessarie alla tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico.

Il Piano è stato adottato con Deliberazione di Giunta Regionale n. 266 del 2 maggio 2006 e approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 42 del 27 settembre 2007 (Supplemento ordinario al "Bollettino Ufficiale" n. 3 n. 34 del 10 dicembre 2007).

Va segnalato che il Piano, redatto ai sensi della precedente normativa, D.Lgs 152/1999 e s.m.i., in vigore al momento della raccolta, elaborazione e valutazione dei dati, sarà oggetto di successive revisioni, in coerenza con gli indirizzi generali e gli atti di coordinamento emanati dallo Stato e dalle Autorità di bacino distrettuali, e sulla base della verifica dell'efficacia delle misure adottate.

Il Piano di Tutela Regionale delle acque si articola in:

1.Norme di attuazione del Piano

2.Sintesi del piano, definizione degli interventi e normativa di rifermento

· Sintesi del Piano

· Definizione degli interventi di raccolta e trattamento degli effluenti

· Normativa di riferimento

3.Bacini idrografici e schede riassuntive per bacino

4.Geologia, Idrogeologia e Vulnerabilità del Territorio

· Geologia del territorio della Regione
· Idrogeologia e vulnerabilità degli Acquiferi
· Monitoraggio delle acque sotterranee

4.1 Idrogeologia e vulnerabilità degli acquiferi - Elaborati cartografici

5.Relazione Vegetazionale

· Stato vegetazionale dei bacini e protezione fornita dalla vegetazione

6.Pressione Antropica, Inquinamento Puntuale, Aree a specifica tutela

· Pressione antropica
· Inquinamento da fonte puntuale
· Aree a specifica tutela

7.Qualità dei Corpi Idrici

· Qualità dei corpi idrici

8.Tavole di piano

·Tavola n. 1: Carta dei bacini Idrografici del PRTA
·Tavola n. 2: Carta Geolitologica
·Tavola n. 2bis: Carta Idrogeologica
·Tavola n. 3: Carta della Vulnerabilità Intrinseca degli Acquiferi
·Tavola n. 4: Carta Sinottica della Protezione degli Acquiferi
·Tavola n. 5: Carta delle Aree sottoposte a Tutela
·Tavola n. 6: Carta dello Stato di Qualità
·Tavola n. 7: Carta degli Obiettivi di Qualità

9.Atlante dei Bacini Idrografici

·Tavole A : Morfologico - amministrativa.
·Tavole B : Acque a specifica destinazione e classi di qualità
·Tavole B1 : Reti di monitoraggio e zone di protezione
·Tavole C : Tavola sinottica della protezione degli acquiferi
·Tavole D : Fattori di pressione
·Tavole E1 : Tavola di piano: Tutela
·Tavole E2 : Tavola di piano: Stato di qualità
·Tavole E3 : Tavola di piano: Obiettivi di qualità

giovedì 11 agosto 2011

Opere edili

INDAGINI GEOGNOSTICHE E ANALISI DIAGNOSTICHE DELLE STRUTTURE
Sondaggi geognostici a rotazione
Misure inclinometriche e piezometriche
Prove penetrometriche
Analisi granulometriche
Prove di compressione triassiali e taglio
Controlli non distruttivi o semi distruttivi
Prove di carico non distruttive
Prove dinamiche

SCAVI E REINTERRI
Scavi per opere
Reinterri

DEMOLIZIONI-RIMOZIONI-TRASPORTI
Demolizioni
Rimozioni
Trasporti

OPERE PROVVISIONALI
Opere provvisionali

PALI E DIAFRAMMI
Pali Tiranti Diaframmi

CONGLOMERATI-ACCIAI-CASSEFORMI
Conglomerati
Acciai
Casseformi
Additivi per cemento armato

SOLAI-SOTTOFONDI-VESPAI-MASSETTI
Solai
Sottofondi e vespai
Massetti

TETTI E MANTI DI COPERTURA
Tetti e manti di copertura

OPERE MURARIE
Muratura di pietrame e mista Muratura in laterizio Muratura di blocchi di cemento Tamponature e tramezzature industriali

IMPERMEABILIZZAZIONI
Impermeabilizzazioni

OPERE DI PROTEZIONE TERMICA E ACUSTICA
Solai piani e inclinati Cappotto parete esterna e/o interna Muratura a cassetta

INTONACI
Intonaci

CONTROSOFFITTI
Controsoffitti

PAVIMENTI E RIVESTIMENTI
Pavimenti Rivestimenti

OPERE IN PIETRA DA TAGLIO
Opere in pietra da taglio

OPERE DA FALEGNAME E INFISSI IN PVC
Opere da falegname Infissi in PVC

OPERE IN FERRO E ALLUMINIO
Opere in ferro Opere da fabbro Opere in alluminio

FACCIATE CONTINUE E FACCIATE VENTILATE
Facciate continue e facciate ventilate

OPERE IN VETRO E VETROCEMENTO
Opere in vetro Strutture in vetrocemento

OPERE DA PITTORE
Pitture su pareti Pitture su legno Pitture su metalli Opere da tappezziere

CONSOLIDAMENTI
Murature, strutture in c. a.,volte, solai Strutture in legno Pareti in roccia

LAZIO Documentazione completa sulle opere edili (pdf 1.340,74KB)

A quale struttura regionale va inviato l'attestato di Certificazione Energetica degli edifici?

20/06/11 - Ai sensi dell'art.9 del DECRETO 26 giugno 2009 "Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici", pubblicato sulla G.U. n. 158 del 10 luglio 2009, l'attestato di certificazione energetica va trasmesso alla Regione Lazio - Direzione Regionale Piani e Programmi di Edilizia Residenziale, Terzo settore, Servizio civile e Tutela dei Consumatori, - Via Capitan Bavastro, 108 - 00154.

Buontempo: Con il Piano Casa puntiamo ai bisogni dei cittadini LAZIO

09/08/2011 - "Per la prima volta il cittadino si accorge che ci sono istituzioni che pensano ai loro bisogni". Lo ha detto l'assessore regionale alla Casa Teodoro Buontempo durante la conferenza stampa sul "Piano Casa". "Puntiamo ai problemi reali e ai bisogni della gente. Rispondiamo a diverse categorie con questa norma. L'idea del mutuo sociale 'costringerà' la Regione ad aprire un capitolo in entrata del proprio bilancio perché ci saranno attivi. Si abbatteranno i costi di edificazione, si costruirà sui terreni pubblici e si useranno le Ater per le progettazioni, per le direzioni dei cantieri e per i collaudi. Abbattendo questi costi un giovane può diventare proprietario di una abitazione e, per esempio, per una casa di 75 metri quadri in trent'anni si troverebbe a rimborsare non più di 300-350 euro al mese. Se quel giovane resta disoccupato non perde la casa e puo' passare da un regime di riscatto all'affitto ma quel mensile che paga non andrebbe comunque perso: andrà poi sempre al riscatto finale della casa, sul quale nessuno ci deve guadagnare. Daremo risposte a migliaia di giovani".

Dove si può consultare il calendario fiere, mostre ed esposizioni annuale in ambito regionale?


08/06/11 - Il Calendario ufficiale delle fiere, mostre ed esposizioni viene approvato, ai sensi della Legge Regionale 14/91 - art. 9 - comma 1. e viene pubblicato annualmente sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio (Burl) con allegato l'elenco di tutte le manifestazioni fieristiche con qualifica regionale, nazionale ed internazionale in programma nella Regione Lazio.

Per essere inseriti in tale calendario occorre aver presentato domanda di autorizzazione alla Regione Lazio - Assessorato Attività Produttive e Politiche dei Rifiuti - entro il 28 febbraio dell'anno immediatamente precedente a quello in cui si svolgerà l'evento. La domanda di autorizzazione può essere presentata dagli Enti organizzatori iscritti ad un apposito Albo regionale. La domanda di iscrizione all'Albo di cui sopra va presentata, ai sensi dell'art. 5 della Legge Regionale 14/91, entro il 15 gennaio dell'anno immediatamente precedente a quello di svolgimento dell'evento.

Per l'anno 2011, il Calendario fieristico regionale è stato approvato e pubblicato sul Burl
n. 10 del 14/03/2011, parte I (Allegato A, B e C) visionabile sul sito internet www.regione.lazio.it alla voce Bollettino Ufficiale.

Piano Regionale Attività Estrattive (PRAE) LAZIO

Il documento è un importate atto di programmazione settoriale, stabilito dalla legge regionale 6 dicembre 2004, n.17 e s.m.i. relativa alle "Norme per la coltivazione delle cave e torbiere della Regione Lazio" ed, in particolare, dall'art.9 “Piano regionale delle attività estrattive” che si riporta a seguire:
Il piano regionale delle attività estrattive, di seguito denominato PRAE, è l’atto di programmazione settoriale che stabilisce, nell’ambito della programmazione socio-economica e territoriale regionale, gli indirizzi e gli obiettivi di riferimento per l’attività di ricerca di materiali di cava e torbiera e di coltivazione di cava e torbiera, nonché per il recupero ambientale delle aree interessate.
Il PRAE, ai fini del corretto utilizzo delle risorse naturali compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e del territorio nelle sue componenti fisiche, biologiche, paesaggistiche e monumentali, in particolare, contiene:
il quadro tecnico ed economico del settore;
le previsioni della produzione complessiva dei materiali estrattivi riferite al periodo di vigenza del PRAE;
la stima del fabbisogno complessivo dei vari tipi di materiali estrattivi secondo ipotesi di medio e lungo periodo per graduare nel tempo l’utilizzazione delle aree interessate;
la stima del fabbisogno relativa ai materiali sostituibili attraverso il riutilizzo dei materiali derivanti da demolizioni, restauri, ristrutturazioni, sbancamenti e drenaggi, che comunque deve essere pari ad almeno il 10 per cento nel primo anno di vigenza del PRAE e tendere al perseguimento dell’obiettivo del 50 per cento nei successivi anni;
il censimento delle cave e torbiere in esercizio con la quantificazione dei materiali residui autorizzati e non ancora estratti;
il censimento delle cave e torbiere dismesse;
la individuazione degli ambiti territoriali gravati da vincoli ostativi all’attività estrattiva di natura ambientale, paesaggistica, culturale o relativi alla difesa del suolo, previsti dalla legislazione vigente, con l’indicazione di criteri e scale di compatibilità;
la rappresentazione di quanto indicato alle lettere e), f) e g) sulla base della carta tecnica regionale di cui al titolo II della legge regionale 18 dicembre 1978, n. 72 (Quadro regionale di riferimento territoriale e carta tecnica regionale) e successive modifiche;
i criteri di definizione ed individuazione dei poli estrattivi di rilevante interesse per l’economia, tenendo conto delle aree già interessate da attività estrattive;
le disposizioni tecniche per la progettazione e la coltivazione delle cave e torbiere e per il recupero ambientale delle aree interessate, con l’indicazione di linee guida per la localizzazione delle aree suscettibili di attività estrattiva;
i criteri di definizione delle distanze minime di rispetto per la coltivazione di cave e torbiere in prossimità dei centri abitati, in relazione alla tipologia dei materiali da estrarre.
Il PRAE può essere aggiornato ogni cinque anni.
Il PRAE, che assume efficacia giuridica di piano di settore ai sensi dell’articolo 12 della legge regionale 22 dicembre 1999, n. 38 (Norme sul governo del territorio) e successive modifiche, ed i relativi aggiornamenti sono approvati, previo parere della CRC, secondo le procedure previste dalla legge regionale 11 aprile 1986, n.17 (Norme sulle procedure della programmazione), in quanto compatibili.La documentazione citata è inoltre disponibile presso:
La sede dell'Autorità Procedente: Regione Lazio - Direzione Regionale Attività Produttive e Rifiuti - Via R. R. Garibaldi n. 7 - 00145 - Roma;
La sede dell'Autorità Competente: Regione Lazio - Direzione Regionale Ambiente - Area Valutazione Impatto Ambientale - Viale del Tintoretto 423 - 00142 - Roma;
Le sedi delle Province di: ROMA - FROSINONE - LATINA - RIETI - VITERBO.

L TESTO DEL PIANO [Nota Bene: per una corretta visualizzazione dei file è necessario copiare i tre font (file con estensione .ttf) contenuti nella cartella font.zip  all'interno della cartella c:\windows\fonts del proprio pc.]

Cave e miniere LAZIO

Le attività estrattive sono regolate dal Regio Decreto 1443/1927, il quale le distingue sulla base del materiale estratto in industrie estrattive di prima categoria (le miniere) e in industrie estrattive di seconda categoria (le cave).

Le miniere operano in regime di concessione mineraria ai sensi degli articoli 14 e seguenti del Regio Decreto 1443/1927. Le cave operano in regime di autorizzazione regionale rilasciata ai sensi della Legge Regionale 17/2004.

L'attività di cantiere per lo sfruttamento di tali giacimenti determinano peraltro innegabili impatti sull'ambiente e sul territorio interessato.

La normativa regionale, al fine di contemperare le esigenze di tutela dell'ambiente e di approvvigionamento di materiali di cava, ha introdotto nuovi strumenti di programmazione e pianificazione del settore finalizzati al soddisfacimento del fabbisogno regionale in armonia con gli indirizzi della programmazione socio-economica, ambientale, paesaggistica e territoriale.

La Legge Regionale 17/2004 privilegia l'ampliamento delle attività estrattive in corso rispetto all'apertura di nuove cave con criteri di razionalizzazione dello sfruttamento del giacimento per contenere il prelievo delle risorse non rinnovabili favorendo il recupero ambientale delle aree di escavazione dismesse e incentivando la ricerca e la sperimentazione di materiali alternativi nonché il riutilizzo dei materiali derivanti da demolizioni, restauri, ristrutturazioni, sbancamenti e drenaggi.

Con Delibera di Consiglio Regionale n.° 609/2010 pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio è stato definitivamente approvato il Piano Regionale delle Attività Estrattive che sulla base del censimento di tutti i siti estrattivi esistenti (in attività e dismessi) individua le linee di sviluppo delle attività future delegando alle provincie il compito di individuare le aree suscettibili di attività estrattive fino alla redazione di un Piano Provinciale di Settore.

Attualmente nel Lazio sono attive circa 300 cave e 10 miniere. Presso la Direzione Regionale Attività Produttive e Rifiuti opera la Commissione Regionale Consultiva per le Attività Estrattive istituita ai sensi dell'articolo 8 della Legge Regionale 17/2004 e i cui membri sono nominati con Decreto del Presidente della Giunta Regionale.MINIERE - La miniera è un bene del patrimonio indisponibile della Regione, sancito dall'articolo 826, comma 2, del Codice Civile, del quale l'Amministrazione abbia riconosciuto l'esistenza, la coltivabilità e l'utilizzazione industriale.
L'attività di ricerca e coltivazione dei minerali utilizzabili industrialmente è regolamentata dal Regio Decreto del 29 luglio 1927, n. 1443.
I minerali sono classificati in due categorie: miniere e cave.
Alla prima categoria (miniere) appartengono la ricerca e la coltivazione delle seguenti sostanze:
Minerali utilizzabili per l'estrazione di metalli, metalloidi e loro composti, anche se detti minerali siano impiegati direttamente;
Grafite, combustibili solidi, liquidi e gassosi, rocce asfaltiche e bituminose;
Fosfati, sali alcalini e magnesiaci, allumite, miche, feldspati, caolino e betonite, terre da sbainca, argille per porcellana e terraglia forte, terre con grado di refrattarietà superiore a 1630 gradi centigradi;
Pietre preziose, granati, corindone, bauxite, leucite, magnesite, fluorina, minerali di bario e di stronzio, talco, asbesto, marna di cemento, pietre litografiche;
Sostanze radioattive, acque minerali e termali, vapori e gas.Sia l'attività di Ricerca che quella di Coltivazione sono soggette ad uno specifico provvedimento amministrativo denominato nel primo caso "Permesso di Ricerca" e nel secondo "Concessione Mineraria".
L'attività di ricerca ha come finalità l'individuazione di giacimenti passibili di coltivazione tecnicamente ed economicamente attuabile.
Le miniere vengono date in concessione ad imprese private o singoli richiedenti.
La richiesta di concessione mineraria prescinde dalla disponibilità dei terreni interessati dai lavori estrattivi in quanto possono essere sottoposti alla procedura espropriativa.
Per quanto riguarda la tutela della salute e sicurezza di chi opera nell'ambito delle miniere il riferimento normativo è quello del DPR n. 128/1959, adeguato alle direttive CEE con il decreto legislativo n. 624/1996, e del DPR n. 81/2008.
Sono oggi attribuite alla Regione il controllo e la vigilanza sull'osservanza di queste norme.

Ponte sullo Stretto: approvato il progetto definitivo 2 AGOSTO 2011

Approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. Lo annuncia una nota dell’omonima società, precisando che l’approvazione riguarda anche i 40 chilometri di raccordi a terra, stradali e ferroviari. “Il Ponte è un’opera strategica che migliorerà il sistema dei trasporti e che darà impulso all’economia non solo di Sicilia e Calabria ma dell’intero Paese – ha commentato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli – proiettandolo nel contesto mediterraneo con più forza. Grazie ad essa sarà possibile, secondo stime caute ma molto attendibili, creare ricadute importanti per l’occupazione, circa 40.000 unità lavorative l’anno”.
Il progetto definitivo del Ponte, redatto dal Contraente generale Eurolink, comprende le opere d’integrazione col territorio, gli adeguamenti alle sopravvenute norme tecniche e le ottimizzazioni progettuali. Le opere di complementari comprendono:
- una variante ferroviaria in Sicilia, con lo spostamento della nuova Stazione di Messina da Maregrosso a Gazzi e il conseguente allungamento, per circa 3 km in galleria, dei collegamenti ferroviari;
- tre fermate ferroviarie sotterranee per un sistema metropolitano interregionale tra Messina e Reggio Calabria;
- lo spostamento a monte del tracciato autostradale lato Sicilia in corrispondenza degli impianti sportivi della città Universitaria in località Annunziata;
- la nuova Area Direzionale (lato Calabria) progettata dall’architetto Libeskind, destinata a ospitare strutture espositive, commerciali, congressuali e alberghiere.
L’investimento complessivo previsto nel piano economico finanziario sale da 6,3 a 8,5 miliardi, aumento dovuto all’adeguamento tecnico e alle varianti operate sul progetto. Il piano economico-finanziario approvato dal cda di Stretto di Messina conferma l’obiettivo di minimizzare i contributi statali e assicurare il più ampio coinvolgimento dei privati. In linea con il piano del 2009, si prevede di raccogliere sui mercati finanziari oltre 4 miliardi di euro.
Il piano di monitoraggio ambientale predisposto dalla società Stretto di Messina interessa un’area di 78 km quadrati, ovvero circa 20 volte superiore a quella interessata dai lavori, e copre 1.600 km quadrati di area marina. Si sviluppa attraverso una rete di circa 2000 stazioni (centraline monitoraggio dell’aria, pozzi monitoraggio acque, sonde inclinometriche per controllo geomorfologico del territorio, ecc.) dedicate al monitoraggio costante di 14 componenti ambientali. Secondo lo Studio di Incidenza, le ottimizzazioni del progetto definitivo e le misure di mitigazione e compensazione garantiscono la conservazione della biodiversità e la tutela degli habitat, nonché di specie animali e vegetali rari e a rischio.
Le prossime tappe verso la realizzazione del Ponte saranno il completamento lavori dell’opera propedeutica ferroviaria a Cannitello (dicembre 2011), l’approvazione del Cipe e il contestuale avvio della gara per il reperimento dei finanziamenti (febbraio 2012), la progettazione esecutiva e l’apertura dei cantieri principali (metà 2012). I lavori dovrebbero terminare alla fine del 2018.
Vincenzo Foti link originale

mercoledì 10 agosto 2011

Piano casa, i contenuti della legge 2011 Lazio

03/08/11 -
Norme generali
Il piano casa si applica a tutti gli edifici realizzati legittimamente (anche quelli per i quali il titolo edilizio sia stato rilasciato in sanatoria, compresi il caso della formazione del silenzio assenso) e a quelli non ultimati ma che abbiano ricevuto il titolo abilitativo edilizio.
La normativa, importante novità rispetto alla legge precedente, si applica anche nelle zone agricole e nelle zone più urbanizzate delle aree naturali protette. Sono esclusi gli insediamenti urbani storici come individuati dal Piano territoriale paesistico regionale.
Sono escluse, inoltre, le aree di rischio idrogeologico molto elevato, i casali e i complessi rurali realizzati in epoca anteriore al 1930, gli edifici costruiti nelle aree del demanio marittimo.
Per gli ampliamenti di edifici esistenti è prevista la possibilità di "monetizzare" il mancato rispetto degli standard urbanistici nel caso siano impossibili da realizzare le cosiddette opere di urbanizzazione secondaria necessarie. Tale possibilità viene invece esclusa per i cambi di destinazione d'uso. Le norme relative ad ampliamenti, demolizione e ricostruzione, cambi di destinazione d'uso resteranno in vigore per tre anni dalla data di pubblicazione della legge.

Ampliamento di edifici esistenti
Gli ampliamenti sono permessi in aderenza o adiacenza rispetto al fabbricato esistente, ma non in sopraelevazione. Possono comportare anche un incremento delle unità immobiliari e devono essere realizzati nel rispetto delle altezze e delle distanze previste dalla legislazione vigente. Devono essere realizzati nel rispetto delle normative sulla bioedilizia, qualora comportino l'uso di fonti di energia rinnovabile non inferiore a un kilowatt, l'incremento di cubatura arriva al 30 per cento. In caso di adeguamento dell'intero edificio alla normativa antisismica, le percentuali di ampliamento variano a seconda della localizzazione degli edifici stessi, con incrementi che possono arrivare al 35 per cento,.

a) residenziali
Rispetto al precedente piano casa, lLa possibilità di ampliare l'edificio non è più limitata alle sole abitazioni di dimensione inferiore ai mille metri cubi. L'incremento massimo è del 20 per cento, per un massimo di 70 metri quadrati di superficie (la cosiddetta Superficie utile lorda). Non ci sono più le limitazioni previste della legge precedente sulle aree agricole.
b) non residenziali
Lo stesso limite del 20 per cento è previsto per gli edifici non residenziali, per un massimo di 200 metri quadri per ogni edificio. Nel caso di edifici con destinazione ad attività produttive e artigianali il limite è del 25 per cento, per un massimo di 500 metri quadrati. Chi usufruisce dell'ampliamento dovrà mantenere la destinazione d'uso per almeno 10 anni.

Cambi di destinazione d'uso
E' consentito il cambio di destinazione d'uso, con intervento di ristrutturazione, sostituzione, demolizione e ricostruzione, completamento, per gli edifici non residenziali che siano dismessi. E' consentito l'ampliamento del 30 per cento rispetto alla superficie utile esistente. Con tali interventi, che non si potranno realizzare nelle zone omogenee D (industriali) con superficie superiori a dieci ettari e nelle zone omogenee E (zone destinate all'agricoltura), sarà possibile trasformare la destinazione d'uso in residenziale, fino a un massimo di 15 mila metri quadrati. Una quota fra il 30 e il 35 per cento (a seconda della superficie realizzata) dovrà essere destinata alla locazione a canone concordato (il cosiddetto housing sociale).
Sono previsti interventi anche nelle aree edificabili libere con destinazione non residenziale: potranno essere realizzate abitazioni, fino a una superficie massima di 10mila metri quadrati. Anche in questo caso il 30 per cento dovrà essere destinato all'housing sociale.

Demolizione e ricostruzione
Sono consentiti interventi di demolizione e ricostruzione in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici:
a) per edifici a destinazione residenziale per almeno il 50 per cento è previsto l'ampliamento fino al 35 per cento;
b) per edifici a destinazione prevalentemente non residenziale, ampliamento fino al 35 per cento, comunque non superiore a 350 metri quadrati, a condizione che nella ricostruzione si rispettino le destinazioni d'uso previste negli strumenti urbanistici;
c) per edifici plurifamiliari a destinazione residenziale superiori a 500 metri quadri in condizioni di degrado, ampliamento fino al 60 per cento, a condizione che venga mantenuto almeno il numero precedente di unità immobiliari in capo ai proprietari.
d) per gli edifici in zona agricola tale ampliamento non può superare il 20 per cento della cubatura esistente.

Interventi di recupero
In deroga agli strumenti urbanistici sono consentiti interventi di recupero a fini residenziali dei volumi accessori, pertinenziali (come ad esempio garage, locali di servizio) con tetti di volume differenti a seconda della destinazione d'uso degli edifici e della localizzazione degli stessi. Tali interventi sono cumulabili, a differenza degli altri, sono cumulabili con gli ampliamenti, nel caso in cui riguardino tipologie residenziali unifamiliari e plurifamiliari a schiera.

Programmi di riqualificazione urbana
Al fine di riqualificare porzioni di territorio caratterizzate da tessuti edilizi degradati, edifici isolati, ma anche territori di interesse naturalistico, ambientale e culturale, i Comuni adottano programmi integrati, che possono prevedere demolizioni e ricostruzioni con spostamento delle cubature in zone differenti. In questo caso è previsto un premio pari a un massimo del 75 per cento in più delle volumetrie demolite. Nel caso la delocalizzazione interessi zone costiere può essere previsto un premio di cubatura fino al 150 per cento.

Mutuo sociale e misure per l'edilizia residenziale pubblica
Per quanto riguarda l'edilizia residenziale pubblica, la principale novità rispetto alla legge precedente è costituita dal "mutuo sociale", ideato per consentire l'acquisto di case, in particolare degli alloggi Ater o degli alloggi di edilizia sovvenzionata costruiti appositamente. Tali mutui copriranno l'intero prezzo dell'immobile, avranno un tasso dell'1 per cento, rate non superiori al 20 per cento del reddito familiare del beneficiario. Il pagamento sarà sospeso in caso di disoccupazione o altro impedimento al pagamento del beneficiario.
Sono, inoltre, previste una serie di misure per permettere la costruzione di nuove case popolari individuando aree senza costi aggiuntivi (densificazioni dei piani di zona, cambi di destinazione d'uso di terreni di proprietà delle Ater).

Altre misure
Sono previste deroghe agli strumenti urbanistici per quanto riguarda la realizzazione di impianti sciistici e attività estrattive. E' prevista una procedura accelerata per quanto riguarda la realizzazione o il completamento di edifici o strutture di pubblico interesse (ospedali, scuole, università, porti, strutture alberghiere). La deroga agli strumenti urbanistici, in questi casi, è autorizzata dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta, previa intesa con il ministero dei Beni culturali. Il Consiglio regionale si esprime entro 120 giorni. Nelle aree naturali protette è consentita la realizzazione di impianti e attrezzature sportive finalizzati alla valorizzazione del paesaggio. Per una serie di strumenti urbanistici attuativi, inoltre, viene introdotta la possibilità di un'approvazione diretta da parte delle giunte comunali, qualora i consigli non li approvino entro 90 giorni. Prevista, poi, una procedura abbreviata per la definizione dei procedimenti di sanatoria edilizia ancora pendenti.
E' istituito, infine, l'osservatorio regionale del territorio, con il compito di monitorare le trasformazioni edilizie in atto e di proporre interventi in merito alla pianificazione.

martedì 9 agosto 2011

Giro di vite sugli abusi edilizi




Regione. In vigore da settembre la nuova legge - Abusi edilizi, più prevenzione e garanzie forti. Nel 2007 Lazio quarto per illeciti legati al ciclo del cemento. Giro di vite sugli abusi edilizi. Più prevenzione, poteri sostitutivi e un fondo per le demolizioni.


Il Lazio dichiara guerra all'abusivismo edilizio. La legge regionale 15/2008 («Vigilanza sull'attività urbanistico edilizia» pubblicata sul Burl n.31 del 21 agosto scorso) che entrerà in vigore da settembre segna infatti un punto di svolta nella tutela del territorio laziale.


Da tempo le cifre dichiaravano la necessità di uno strumento normativo per contrastare l'abusivismo. Gli ultimi dati pubblicati dalla Regione, riferiti al 2006, riportano 6.511 illeciti, con il territorio romano e la provincia di Latina a fare la parte del leone (rispettivamente 4.352 e 1.009). Cifre che pongono il Lazio al quarto posto - dopo Campania, Calabria e Puglia - a livello nazionale per numero di infrazioni nel ciclo del cemento (dagli appalti allo smaltimento dei materiali, passando per le edificazioni abusive): solo nel 2007 sono state 661, secondo l'ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente.


La stessa Legambiente ha contato 6mila costruzioni non registrate nel territorio della capitale. Ville, piscine, alberghi che non risultano sulle mappe catastali.


Illegalità diffusa contro cui la Regione ha da oggi nuovi poteri: potrà infatti esercitare il potere sostitutivo nei confronti di quei Comuni che, accertato l'abuso, si rendano inadempienti delle opere di demolizione. Ma sarà già dalla fase di prevenzione e vigilanza che cambieranno le regole del gioco.


Finora i dati raccolti dalla Regione venivano desunti dagli elenchi che i segretari comunali, trasmettono mensilmente sulla base dei rapporti delle forze dell'ordine. «La nuova legge invece - dice l'assessore all'urbanistica, Esterino Montino - dà alla Regione la possibilità di effettuare indagini sul territorio qualora denunce dei cittadini o rilievi aerei e satellitari facciano sospettare violazioni delle norme urbanistiche». Per meglio monitorare il fenomeno verrà inoltre creata una banca dati sull'abusivismo.


Accertato l'illecito bisogna intervenire. Finora il problema erano i soldi: «I costi di demolizione sono a carico del responsabile dell'abuso - spiega Montino - ma, in caso di inerzia, è il Comune a dover anticipare le somme necessarie».


Spese consistenti che non sempre i Comuni sono in grado di sostenere. Per questo la nuova legge istituisce il fondo regionale a rotazione che finanzia le attività di demolizione attraverso anticipazioni ai Comuni, a interessi zero, sui costi degli interventi per abbattere le opere abusive e ripristinare lo stato dei luoghi. «La Giunta regionale - aggiunge l'assessore - definisce le modalità di gestione del fondo, i criteri e le priorità per ripartire le risorse».


Ora la Regione ha le armi legislative per farsi garante della tutela del territorio e a Legambiente Lazio, dopo il successo ottenuto con l'abbattimento dell'ecomostro dell'isola dei Ciurli, sperano si proceda con altre "demolizioni eccellenti". Prime fra tutte. quelle di edifici costruiti in aree protette, le più tartassate da un abusivismo che si intreccia con la speculazione lì dove, in attesa di condoni o di pronunciamenti del Tar, si spera in un aumento del valore dell'immobile.


«Siamo di fronte a un abusivismo di lusso - dice Mauro Veronesi, responsabile territorio di Legambiente Lazio - che non ha nulla di quel carattere di necessità tipico dell'abusivismo popolare di una volta». Ne sono il simbolo i parchi di Vejo (dove nel 2007 sono già stati abbattuti 62 appartamenti abusivi) e dell'Appia Antica (anche questi in parte demoliti), martoriati da edifici irregolari.


Centrale è la prevenzione. «Una demolizione - spiega Veronesi - può costare 8 o 9 mila euro al metro quadro. E' una spesa che si potrebbe evitare: bisogna agire sopratutto sulle lottizzazioni abusive, per poter intervenire prima che su quei terreni sorgano degli edifici».
COSTRUZIONI FANTASMA - Nel territorio della capitale Legambiente ha contato 6mila manufatti non censiti: ville, piscine e alberghi assenti dalle mappe catastali 


Sotto la lente
661 - Violazioni. Tante sono state nel 2007 le infrazioni nel ciclo del cemento registrate nel Lazio da Legambiente 
4.352 - Gli abusi. Sono le violazioni edilizie nell'area romana censite dalla Regione, oltre 6.500 in tutto il Lazio 
8-9mila € - Il costo della demolizione. La spesa al metro quadro per abbattere le costruzioni abusive, a carico del responsabile dell'illecito 






di Maurita Cardone

da Il Sole 24ore Roma del 27.08.08

Quale sono le procedure per richiedere un Condono Edilizio ambientale?

18/07/11 - Il condono ambientale, è ordinato dalla legge 15 dicembre 2004, n. 308. L’art. 1, comma 36,1-ter, della predetta legge ha previsto un accertamento di compatibilità paesaggistica “ordinario” non soggetto a limiti di tempo per le seguenti fattispecie che si riportano testualmente: a) per i lavori realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero di quelli legittimamente realizzati; b) per l’impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica; c) per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria ai sensi dell’articolo 3 del DPR 6 giugno 2001, n. 380 Inoltre l’articolo 167 del Dlgs 42/2004, stabilisce ai commi 4 e 5 la facoltà per gli interessati di richiede l’accertamento di compatibilità paesaggistica per le medesime fattispecie indicate dall’articolo 1, comma 36 della citata legge n. 308/2004 e sopra testualmente riprodotte;

Domenico Merlani, presidente di Unindustria Viterbo e della sezione provinciale dell’Ance commenta il nuovo Piano casa del Lazio


“Il via libera al Piano Casa rimette in moto il comparto delle costruzioni, volano necessario per la ripresa dell’economia regionale”. È quanto dichiara Domenico Merlani, presidente di Unindustria Viterbo e della sezione provinciale dell’Ance in seguito all’approvazione da parte del Consiglio della Regione Lazio del testo di modifica del “Piano Casa”, particolarmente atteso da tutto il settore edile e non solo.

"Nel corso della campagna elettorale regionale – spiega Merlani – avevamo chiesto di modificare la prima versione del Piano Casa, in quanto non aveva prodotto i risultati sperati. Successivamente durante gli Stati generali delle Costruzioni a Viterbo, che videro compatte associazioni di categoria e organizzazioni sindacali, sollecitammo interventi coraggiosi per uscire dall’immobilismo ed evitare il collasso dell’intero settore. Posizioni ribadite in questi mesi anche agli esponenti regionali, provinciali e comunali portando il nostro contributo propositivo. Credo che finalmente quelle risposte che da tempo attendavamo siano giunte”.

"L’aspetto più importante della nuova legge – afferma il presidente di Confindustria Viterbo – riguarda lo snellimento e la semplificazione delle procedure urbanistiche che dovrebbe eliminare gli enormi ritardi causati dall’iter, burocratico e politico, di tutte le iniziative. È ad esempio importante notare come i piani urbanistici conformi allo strumento generale potranno essere approvati direttamente dalle Giunte Comunali". Entrando nel dettaglio del testo del provvedimento si possono cogliere importanti facilitazioni per il cambio di destinazione d’uso degli immobili, una misura che viene incontro alle esigenze del mercato evitando di consumare altre aree per nuove costruzioni laddove sono presenti edifici non utilizzati o in via di dismissione. Tra l’altro la concessione di tale agevolazione è legata alla destinazione di una quota dell’intervento all’ housing sociale, per fare fronte all’emergenza abitativa delle categorie sociali più deboli.
Allo stesso principio di risparmio del territorio è ispirata la misura che consente la demolizione e ricostruzione di edifici con la possibilità di aumento volumetrico per rendere economicamente praticabile l’intervento. Per alcuni interventi specifici previsti dalla nuova legge come ad esempio gli ampliamenti, i cambi d’uso e le demolizioni e ricostruzioni si dovrà però aspettare il 31 gennaio 2012 per poter inoltrare le domande ai Comun. “In definitiva possiamo dire – conclude Merlani – che finalmente ora ci sono le condizioni per operare nel settore delle costruzioni, sia da parte delle imprese sia dei singoli privati”.

lunedì 8 agosto 2011

CASE FANTASMA”: SIGLATO UN ACCORDO TRA L’AGENZIA DEL TERRITORIO E IL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI INGEGNERI

Il Direttore dell’Agenzia del Territorio, Gabriella Alemanno, e il Presidente del
Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Giovanni Rolando, hanno firmato un
Protocollo d’intesa  che disciplina le  modalità di collaborazione tra  l’Agenzia  e il
Consiglio per lo svolgimento di attività a supporto della regolarizzazione degli immobili
mai dichiarati in Catasto, i cosiddetti fabbricati fantasma.
L’accordo  di collaborazione prevede che  gli ingegneri, in alcune province selezionate
congiuntamente, collaborino con l’Agenzia nelle attività propedeutiche all’attribuzione
della rendita presunta. In particolare effettueranno  dei sopralluoghi analoghi a quelli
svolti dai dipendenti dell’Agenzia del  Territorio compilando una  scheda tecnica
contenente gli elementi utili alla determinazione della suddetta rendita.
Il  Consiglio ha assicurato la collaborazione a titolo gratuito, nell’interesse generale
delle Istituzioni coinvolte e della collettività.
«L’Agenzia del Territorio continua l’ampliamento delle sue collaborazioni con gli ordini
professionali per accelerare  i tempi del processo di  regolarizzazione delle case
fantasma» ha dichiarato il  Direttore dell’Agenzia del Territorio, Gabriella
Alemanno.  «Queste collaborazioni  non solo  ci  consentono di raggiungere
speditamente gli obiettivi che ci siamo preposti, ma favoriscono un importante e
proficuo scambio di conoscenze tra i vari organismi, consolidando i rapporti in vista di
altre collaborazioni future».
“L’accordo in oggetto – ha sottolineato il Presidente del CNI Giovanni Rolando – è
in linea con il ruolo istituzionale di consulenti delle  Pubbliche Amministrazioni del
Consiglio Nazionale e  degli  Ordini Provinciali degli  Ingegneri. Sicuramente avrà una
ricaduta positiva nei confronti della  collettività, anche alla luce della  gratuità delle
prestazioni che verranno svolte dai colleghi ingegneri che volontariamente aderiranno
alla convenzione. Il Consiglio Nazionale si farà ovviamente parte attiva per diffondere
agli Ordini Provinciali  i  contenuti dell’accordo in modo da favorire una  rapida
operatività dello stesso”.

Manuale Operativo delle Stime Immobiliari


Il MOSI - Manuale Operativo delle Stime Immobiliari - è il "libro delle regole" dell'Agenzia del Territorio in materia estimativa.

Destinato al Personale dell'Agenzia impegnato nelle attività di stima per le Pubbliche Amministrazioni, il Manuale, che istituzionalizza i processi e specifica le linee attuative da seguire nelle attività estimative, costituisce un valido ausilio per chiunque operi nel settore delle valutazioni immobiliari.

I primi capitoli del volume definiscono e descrivono i prodotti e i relativi processi, i criteri di riferimento per il calcolo delle consistenze nonché la relazione di stima. Questa prima parte del manuale, inoltre, individua i criteri utili per la scelta del procedimento estimativo ai fini della determinazione dei valori di mercato degli immobili. 

I capitoli successivi illustrano i diversi procedimenti di stima, descrivendone dettagliatamente le singole fasi.

Il volume, edito dalla casa editrice FrancoAngeli, sarà disponibile in libreria dal mese di settembre 2011 al prezzo di 39,00 euro.

Gli immobili in Italia 2011


La terza edizione del volume Gli immobili in Italia, realizzato dal Dipartimento delle Finanze e dall’Agenzia del Territorio, fotografa la situazione patrimoniale dei cittadini e delle imprese italiane.

I risultati conseguiti forniscono un quadro dettagliato del tessuto fiscale ed economico del Paese e rappresentano il primo passo verso la costruzione di una banca dati del patrimonio immobiliare fruibile, in prospettiva, ad ogni livello di governo del territorio.

Lo studio si articola in sei capitoli 
  1. Lo stock immobiliare in italia: analisi degli utilizzi
  2. Flussi reddituali e ricchezza immobiliare in Italia
  3. Analisi territoriale del valore del patrimonio abitativo
  4. Distribuzione della proprietà e del reddito dei proprietari
  5. Flussi immobiliari e canoni di locazione
  6. Nota metodologica: la costituzione della banca dati integrata
    della proprietà immobiliare 

domenica 7 agosto 2011

Lazio: 05/08/2011 Piano Casa, la nuova legge



I principali contenuti della nuova legge in attesa di pubblicazione.


Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato definitivamente il provvedimento recante disposizioni di attuazione del Piano Casa. In attesa della pubblicazione del testo ufficiale sul Bollettino regionale, di seguito sono presentati i dettagli forniti dall'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio.

Norme generali
Il provvedimento si applica a tutti gli edifici realizzati legittimamente (anche quelli per i quali il titolo edilizio sia stato rilasciato in sanatoria, compresi il caso della formazione del silenzio assenso) e a quelli non ultimati ma che abbiano ricevuto il titolo abilitativo edilizio.
Rispetto alla legge precedente, le nuove disposizioni si applicano anche nelle zone agricole e nelle zone più urbanizzate delle aree naturali protette.
Sono esclusi dal campo di attuazione gli insediamenti urbani storici come individuati dal Piano territoriale paesistico regionale e le aree di rischio idrogeologico molto elevato, i casali e i complessi rurali realizzati in epoca anteriore al 1930, gli edifici costruiti nelle aree del demanio marittimo.
Per gli ampliamenti di edifici esistenti è prevista la possibilità di «monetizzare» il mancato rispetto degli standard urbanistici nel caso siano impossibili da realizzare le cosiddette opere di urbanizzazione secondaria necessarie. Tale possibilità viene invece esclusa per i cambi di destinazione d'uso.
Le norme relative ad ampliamenti, demolizione e ricostruzione, cambi di destinazione d'uso resteranno in vigore per tre anni.

Ampliamento di edifici esistenti
Gli ampliamenti sono permessi in aderenza o adiacenza rispetto al fabbricato esistente, ma non in sopraelevazione, e possono comportare anche un incremento delle unità immobiliari, nel rispetto delle altezze e delle distanze previste dalla legislazione vigente.
Devono inoltre essere realizzati nel rispetto delle normative sulla bioedilizia, e qualora comportino l'uso difonti di energia rinnovabile non inferiore ad 1 kW, l'incremento di cubatura arriva al 30%. In caso di adeguamento dell'intero edificio alla normativa antisismica, le percentuali di ampliamento variano a seconda della localizzazione degli edifici stessi, con incrementi fino al 35%.

edifici residenziali
Rispetto al precedente piano casa, la possibilità di ampliare l'edificio non è più limitata alle sole abitazioni di dimensione inferiore ai mille metri cubi. L'incremento massimo è del 20%, per un massimo di 70 mq di superficie (la cosiddetta Superficie utile lorda). Non ci sono più le limitazioni previste della legge precedente sulle aree agricole.
edifici non residenziali
Lo stesso limite del 20% è previsto per gli edifici non residenziali, per un massimo di 200 mq per ogni edificio. Nel caso di edifici con destinazione ad attività produttive e artigianali il limite è del 25%, per un massimo di 500 mq. Chi usufruisce dell'ampliamento dovrà mantenere la destinazione d'uso per almeno 10 anni.
Cambi di destinazione d'uso
E' consentito il cambio di destinazione d'uso, con intervento di ristrutturazione, sostituzione, demolizione e ricostruzione, completamento, per gli edifici non residenziali che siano dismessi. E' consentito l'ampliamento del 30% rispetto alla superficie utile esistente. Con tali interventi, che non si potranno realizzare nelle zone omogenee D (industriali) con superficie superiori a 10 ha e nelle zone omogenee E (zone destinate all'agricoltura), sarà possibile trasformare la destinazione d'uso in residenziale, fino a un massimo di 15.000 mq. Una quota fra il 30 e il 35% (a seconda della superficie realizzata) dovrà essere destinata alla locazione a canone concordato (il cosiddetto housing sociale).
Sono previsti interventi anche nelle aree edificabili libere con destinazione non residenziale: potranno essere realizzate abitazioni, fino a una superficie massima di 10.000 mq. Anche in questo caso il 30% dovrà essere destinato all'housing sociale.

Demolizione e ricostruzione
Sono consentiti interventi di demolizione e ricostruzione in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici con le seguenti modalità:
per edifici a destinazione residenziale per almeno il 50% è previsto l'ampliamento fino al 35%;
per edifici a destinazione prevalentemente non residenziale, ampliamento fino al 35%, comunque non superiore a 350 mq, a condizione che nella ricostruzione si rispettino le destinazioni d'uso previste negli strumenti urbanistici;
per edifici plurifamiliari a destinazione residenziale superiori a 500 mq in condizioni di degrado, ampliamento fino al 60%, a condizione che venga mantenuto almeno il numero precedente di unità immobiliari in capo ai proprietari.
per edifici in zona agricola l'ampliamento non può superare il 20% della cubatura esistente.
Interventi di recupero
In deroga agli strumenti urbanistici sono consentiti interventi di recupero a fini residenziali dei volumi accessori, pertinenziali (come ad esempio garage, locali di servizio) con tetti di volume differenti a seconda della destinazione d'uso degli edifici e della localizzazione degli stessi. Tali interventi sono cumulabili, a differenza degli altri, con gli ampliamenti, nel caso in cui riguardino tipologie residenziali unifamiliari e plurifamiliari a schiera.

Programmi di riqualificazione urbana
Al fine di riqualificare porzioni di territorio caratterizzate da tessuti edilizi degradati, edifici isolati, ma anche territori di interesse naturalistico, ambientale e culturale, i Comuni adottano programmi integrati, che possono prevedere demolizioni e ricostruzioni con spostamento delle cubature in zone differenti. In questo caso è previsto un premio pari a un massimo del 75% in più delle volumetrie demolite. Nel caso la delocalizzazione interessi zone costiere può essere previsto un premio di cubatura fino al 150%.

Mutuo sociale e misure per l'edilizia residenziale pubblica
Per quanto riguarda l'edilizia residenziale pubblica, la principale novità rispetto alla legge precedente è costituita dal «mutuo sociale», ideato per consentire l'acquisto di case, in particolare degli alloggi Ater o degli alloggi di edilizia sovvenzionata costruiti appositamente. Tali mutui copriranno l'intero prezzo dell'immobile, avranno un tasso dell'1%, con rate non superiori al 20% del reddito familiare del beneficiario. Il pagamento sarà sospeso in caso di disoccupazione o altro impedimento al pagamento del beneficiario.
Sono, inoltre, previste una serie di misure per permettere la costruzione di nuove case popolari individuando aree senza costi aggiuntivi (densificazioni dei piani di zona, cambi di destinazione d'uso di terreni di proprietà delle Ater).

Altre misure
Sono previste deroghe agli strumenti urbanistici per quanto riguarda la realizzazione di impianti sciistici e attività estrattive. E' prevista una procedura accelerata per quanto riguarda la realizzazione o il completamento di edifici o strutture di pubblico interesse (ospedali, scuole, università, porti, strutture alberghiere). La deroga agli strumenti urbanistici, in questi casi, è autorizzata dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta, previa intesa con il ministero dei Beni culturali. Il Consiglio regionale si esprime entro 120 giorni.
Nelle aree naturali protette è consentita la realizzazione di impianti e attrezzature sportive finalizzati alla valorizzazione del paesaggio. Per una serie di strumenti urbanistici attuativi, inoltre, viene introdotta la possibilità di un'approvazione diretta da parte delle giunte comunali, qualora i consigli non li approvino entro 90 giorni. Prevista, poi, una procedura abbreviata per la definizione dei procedimenti di sanatoria edilizia ancora pendenti.
E' istituito, infine, l'osservatorio regionale del territorio, con il compito di monitorare le trasformazioni edilizie in atto e di proporre interventi in merito alla pianificazione.

PROFESSIONI: ORDINI; ARCHITETTI (CONSIGLIO NAZIONALE): "DA RESPINGERE L'IDEA DI ABOLIRE ART. 33 DELLA COSTITUZIONE.

Roma, 29 luglio 2011. "Respingiamo nel modo più fermo il metodo e il merito con cui un esponente della maggioranza parlamentare - il senatore Raffaele Lauro - crede di poter affrontare il tema della riforma delle professioni: mai nessuno aveva anche solo osato pensare di abolire l'articolo 33 della Costituzione cancellando con un sol tratto di penna Ordini professionali ed Esame di Stato per l'abilitazione professionale".

Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

"Rileviamo inoltre - continua - come appaiano del tutto fantasiose ed infondate le argomentazioni circa il costo in termini di PIL degli Ordini: numeri del tutto inventati e buttati a caso solo per dare una parvenza di credibilità ad una iniziativa semplicemente ridicola; gli oltre due milioni di professionisti italiani ed i 150mila architetti meriterebbero un rispetto ed una attenzione ben diverse".

"Chiediamo ai Ministri Sacconi e Nitto Palma di prendere apertamente e pubblicamente le distanze da questa iniziativa: se non lo facessero il sospetto che il senatore Lauro sia un mero esecutore di volontà altrui prenderebbe corpo e forma. Fa riflettere - infatti - che, mentre meno di 48 ore fa il Ministro del Lavoro tentava di ricucire un rapporto con i rappresentanti dei professionisti italiani, un parlamentare di maggioranza, peraltro privo di specifiche competenze nella materia, intervenga in modo totalmente sconclusionato su di un argomento così delicato e importante come la riforma delle professioni".

"Una cosa - conclude il Consiglio Nazionale - è discutere della modernizzazione del Paese e, con questa, dell'aggiornamento delle professioni e delle loro strutture organizzative ed istituzionali, altro è lasciarsi andare a parole in libertà delle quali nessuno di noi ha bisogno".

APPALTI: ARCHITETTI (CONSIGLIO NAZIONALE): "CONCORSO SIA PROCEDURA PRIVILEGIATA"


Comunicato Stampa


"Per effetto del Decreto sviluppo - a causa dell'abbassamento a 1,5 mil euro della soglia per la procedure ristretta, importo che riguarda la stragrande maggioranza degli appalti - concreto il rischio di 'attenzioni' della criminalità organizzata" 

Roma, 20 luglio 2011. Rafforzare e stimolare il ruolo del concorso, quale procedura privilegiata per l'affidamento degli incarichi di progettazione; bandire concorsi ai quali poter partecipare esclusivamente per via telematica, con procedure semplici e veloci; assicurare la continuità dell'attività progettuale nell'arco dell'intero processo di attuazione dell'opera, da quello ideativo a quello realizzativo, al fine di garantire la qualità del risultato finale. 

Sono queste alcune delle modifiche da apportare al Codice dei contratti secondo Rino La Mendola, vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, intervenuto al Senato ad un incontro su "Riflessioni sulla disciplina nazionale degli appalti pubblici".

Nel corso del suo intervento La Mendola ha sottolineato la necessità che nel Codice sia assicurata la separazione tra il servizio di progettazione e l'appalto di lavori, limitando il ricorso all'appalto integrato ai soli casi di evidente specificità e complessità tecnologica e quella di puntare al criterio dell'Offerta economicamente più Vvntaggiosa solo nei casi in cui il concorso non sia adeguato, in relazione all'oggetto dei lavori.

Per quanto riguarda le commissioni giudicatrici per La Mendola occorre "garantire maggiore trasparenza, sia nei concorsi che nelle gare con l'offerta economicamente vantaggiosa, puntando su commissioni miste, composte da funzionari della stazione appaltante e da liberi professionisti, selezionati a mezzo di pubblico sorteggio, in seno ad appositi elenchi di esperti nella materia oggetto dell'affidamento".

La Mendola ha infine rimarcato che "mentre per l'affidamento di servizi di architettura si rileva una notevole attenzione del Legislatore al rispetto dei principi di trasparenza, pari opportunità e non discriminazione, non si può dire lo stesso per quanto concerne gli appalti. Infatti, per effetto del Decreto sviluppo, le amministrazioni potranno affidare appalti con procedure negoziate sino ad un milione di euro e con procedure ristrette sino ad 1,5 milioni di euro. Considerato che gran parte degli appalti in Italia sono di importo inferiori a tali soglie, ciò significa che, nel nostro Paese, le aste pubbliche si ridurranno notevolmente a favore di semplici procedure ristrette, che potrebbero compromettere la trasparenza ed attirare sugli appalti le attenzioni della criminalità organizzata."

A questo proposito la Conferenza degli Ordini degli architetti ha già redatto ed approvato una bozza di bandi tipo per l'affidamento dei servizi di architettura e ingegneria sopra e sotto la soglia comunitaria. Bozza che sarà trasmessa al Ministero delle Infrastrutture ed all'Autorità di vigilanza, quale contributo degli architetti, per la definizione, nelle sedi istituzionali, dei bandi tipo, in adempimento a quanto prescrive l'art.4 del decreto sviluppo recentemente approvato dalle Camere.

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News edilizia&energia

Risparmio energetico: pubblicate le UNI/TS 11300 sulle prestazioni energetiche degli edifici
fonte UNI
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Tutta la documentazione di approfondimento, compresi i decreti ministeriali attuativi delle Finanziarie 2007 e 2008 con le istruzioni dettagliate per fruire degli incentivi. Le risposte - elaborate a seguito di un attento esame delle Finanziarie e dei decreti attuativi - rappresentano la valutazione degli esperti ENEA
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