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venerdì 17 luglio 2009

Regione LAZIO, varato piano casa dalla giunta


ROMA (17 luglio) - La giunta regionale vara il piano casa, ora la parola passa prima alle commissioni poi al consiglio per l’approvazione definitiva. Va a mettere in pratica quanto sottoscritto nel patto fra Regioni e Governo e punta a dare un impulso all’economia e in particolare al settore dell’edilizia. Muovendosi in diverse direzioni: offrirà la possibilità ai cittadini di ampliare del 20 per cento le proprie abitazioni (in alcuni casi); ma anche del 35 per cento se si demolisce e si ricostruisce secondo i principi della bioarchitettura e del risparmio energetico; se la demolizione avviene in zone di grande valore ambientale, come parchi e coste, il premio di cubatura per la ricostruzione in un’altra area sale al 50 per cento, anche al 60 se si realizza un albergo. Infine, il piano casa ha un altro versante importante, quello dell’housing sociale, con l’obiettivo di realizzare 30 mila nuovi alloggi.



Contro la crisi. Prima di entrare nello specifico dei 23 punti della proposta di legge, ecco come il presidente della Regione, Piero Marrazzo, che ieri ha presentato il piano insieme a Esterino Montino (Urbanistica) e Mario Di Carlo (Casa) ha parlato di questo provvedimento: «Rivendichiamo politicamente questa legge, è un provvedimento manifesto di una linea politica. Avrà una forte logica anticongiunturale contro la crisi e vuole disegnare il futuro del territorio, sia per quanto riguarda il diritto dei cittadini all'abitazione che le richieste delle imprese. Questo piano dà forza e vigore ad un settore economico chiedendogli al contempo di essere innovativo, dalla bioedilizia alle fonti sostenibili, fino all'housing sociale. È un testo su cui chiederò alla maggioranza di costruire una forte compattezza per farlo approvare nel minor tempo possibile in Consiglio regionale e rispettare i termini che il governo ci ha chiesto».

Gli ampliamenti. Cosa prevede il piano? E’ ipotizzato un premio di cubatura del 20 per cento per immobili monofamiliari e plurifamiliari se non si trovano in aree vincolate e nei centri storici, per un massimo di 200 metri cubi (ma solo in orizzontale). Per quanto riguarda gli edifici non residenziali (artigianato e piccola industria) l’ampliamento potrà essere del 10 per cento.

Demolire e ricostruire. In caso di palazzi degradati, l’edificio deve essere abbattuto almeno dell’80 per cento, con la possibilità di costruirlo con una cubatura maggiore del 35 per cento. La percentuale sale al 50 per cento se l’operazione libera aree di valore naturalistico, come le coste o i parchi. Ha aggiunto il vicepresidente Esterino Montino: «Per riqualificare le periferie che presentano tessuti edilizi disorganici o incumpiuti il piano prevede fino al 40 per cento in più della volumetria demolita. Abbiamo puntato sulla città costruita e non sulle aree nuove per ridensificarla e recuperarla. Ma anche per dotarla di infrastrutture e servizi. In sintesi: la legge insiste non su aree di agro romano nuove o su aree agricole, ma interviene essenzialmente sulla città costruita da completare».
continua su messaggero.it

LEGGE 7 luglio 2009, n. 88 - devono essere riscritti i Decreti correlati con l’inquinamento acustico


Legge comunitaria 2008 - Linee guida interpretative ANIT
A seguito delle ultime novità legislative ANIT ripropone alcune linee guida interpretative dell’Art. 11 della Legge 7 luglio 2009 n. 88 (Legge Comunitaria 2008).
Il giorno 14 luglio 2009 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la LEGGE 7 luglio 2009, n. 88 “Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2008”. La Legge, secondo quanto indicato sul sito della Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore mercoledì 29 luglio.
All’art. 11 (Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di inquinamento acustico) viene indicata la necessità di riscrivere i Decreti correlati con l’inquinamento acustico e vengono riportate alcune indicazioni inerenti l’applicazione del DPCM 5-12-1997.
In particolare il comma 5 recita:


In attesa del riordino della materia, la disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, non trova applicazione nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi sorti successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.
Tale comma potrà generare confusione nel settore dell’isolamento acustico degli edifici. ANIT quindi propone alcune prime considerazioni per interpretare l’articolo.
1. L’art. 11 NON abroga il DPCM 5-12-1997. Il Decreto resta in vigore e quindi gli edifici devono ancora essere costruiti rispettando i limiti in esso definiti. In particolare i Comuni devono comunque richiedere il rispetto dei limiti di legge (restano quindi validi calcoli previsionali ed eventuali prove in opera richieste nei regolamenti comunali). Il comma 5 infatti considera solo i rapporti tra privati, non tra costruttori e pubblica amministrazione.
2. La legge non è retroattiva. Il comma 5 considera solo i rapporti, tra privati e costruttori/venditori, “sorti” dopo l’entrata in vigore della Legge. (Si evidenzia che il termine “sorti” deve essere ragionevolmente riferito ai “rapporti” e non può essere collegato agli “alloggi”).
3. Sembrerebbe che i privati cittadini non possono più intentare cause in Tribunale contro i costruttori che non rispettano i limiti di legge. Di fatto però il costruttore che inizia a realizzare oggi un immobile senza preoccuparsi di rispettare alcun limite rischia molto. Sia per quanto riportato al punto 1, sia perché potrebbe entrare in vigore un “nuovo DPCM” prima della fine dei lavori. In particolare l’art. 11 della Legge Comunitaria richiede di emanare i nuovi Decreti entro 6 mesi dall’entrata in vigore della Legge stessa.

giovedì 16 luglio 2009

Certificazione energetica: previsti solo certificatori indipendenti

Debutto ufficiale anche per i certificatori. E soprattutto non più commistioni tra progettisti degli immobili e certificatori delle prestazioni energetiche. In prima linea, senza bisogno di corsi di abilitazione, ci saranno i progettisti iscritti agli ordini e collegi professionali, dipendenti pubblici full time (per conto del proprio ente), liberi professionisti, società di ingegneria e studi associati. La formazione sarà necessaria invece per i tecnici con diploma: l’abilitazione per la certificazione arriverà solo dopo il superamento di un corso ad hoc.

Il decreto dello Sviluppo economico 26 giugno 2009 , con le Linee guida sulla certificazione energetica sdogana infatti le anticipazioni sui soggetti abilitati al rilascio dei certificati contenute nell’articolo 18, comma 6 del Dlgs 115/2008. Con l’entrata in vigore delle Linee guida, pubblicate sulla «Gazzetta» del 10 luglio, infatti, le Regioni che ancora non hanno una normativa in materia, potranno guardare a quelle disposizioni per la regolamentazione dei soggetti certificatori. Anche prima della pubblicazione del Dpr in attuazione dell’articolo 4, comma 1, lettera c) del Dlgs 192/05 relativo alle figure professionali della certificazione. Un provvedimento che, con più di tre anni di ritardo, dovrebbe ricevere il via libera da Palazzo Chigi nelle prossime settimane.
Decreto ministrero Sviluppo economico 26 giugno 2009 - Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici. – Pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 158 del 10-7-2009

Fonte: Edilizia & Territorio, n. 27 13-18 luglio 2009

Estratto dell’Allegato III al D.lgs 115/2008:
Soggetti abilitati alla certificazione energetica degli edifici
Sono abilitati ai fini dell’attività di certificazione energetica, e quindi riconosciuti come soggetti certificatori i tecnici abilitati, così come definiti al punto 2.
Si definisce tecnico abilitato un tecnico operante sia in veste di dipendente di enti ed organismi pubblici o di società di servizi pubbliche o private (comprese le società di ingegneria) che di professionista libero od associato, iscritto ai relativi ordini e collegi professionali, ed abilitato all’esercizio della professione relativa alla progettazione di edifici ed impianti, asserviti agli edifici stessi, nell’ambito delle competenze ad esso attribuite dalla legislazione vigente. Il tecnico abilitato opera quindi all’interno delle proprie competenze. Ove il tecnico non sia competente nei campi sopra citati (o nel caso che alcuni di essi esulino dal proprio ambito di competenza), egli deve operare in collaborazione con altro tecnico abilitato in modo che il gruppo costituito copra tutti gli ambiti professionali su cui è richiesta la competenza. Ai soli fini della certificazione energetica, sono tecnici abilitati anche i soggetti in possesso di titoli di studio tecnico scientifici, individuati in ambito territoriale da regioni e province autonome, e abilitati dalle predette amministrazioni a seguito di specifici corsi di formazione per la certificazione energetica degli edifici con superamento di esami finali. I predetti corsi ed esami sono svolti direttamente da regioni e province autonome o autorizzati dalle stesse amministrazioni.
Ai fini di assicurare indipendenza ed imparzialità di giudizio dei soggetti certificatori di cui al punto 1, i tecnici abilitati, all’atto di sottoscrizione dell’attestato di certificazione energetica, dichiarano:
nel caso di certificazione di edifici di nuova costruzione, l’assenza di conflitto di interessi, tra l’altro espressa attraverso il non coinvolgimento diretto o indiretto nel processo di progettazione e realizzazione dell’edificio da certificare o con i produttori dei materiali e dei componenti in esso incorporati, nonché rispetto ai vantaggi che possano derivarne al richiedente;
nel caso di certificazione di edifici esistenti, l’assenza di conflitto di interessi, ovvero di non coinvolgimento diretto o indiretto con i produttori dei materiali e dei componenti in esso incorporati, nonché rispetto ai vantaggi che possano derivarne al richiedente.
Qualora il tecnico abilitato sia dipendente od operi per conto di enti pubblici ovvero di organismi di diritto pubblico operanti nel settore dell’energia e dell’edilizia, il requisito di indipendenza di cui al punto 3 è da intendersi superato dalle stesse finalità istituzionali di perseguimento di obiettivi di interesse pubblico proprie di tali enti ed organismi.
Per gli edifici già dotati di attestato di certificazione energetica, sottoposti ad adeguamenti impiantistici, compresa la sostituzione del generatore di calore, l’eventuale aggiornamento dell’attestato di certificazione, di cui all’articolo 6, comma 5, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modificazioni, può essere predisposto anche da un tecnico abilitato dell’impresa di costruzione e/o installatrice incaricata dei predetti adeguamenti.

Metodologie per la determinazione della prestazione energetica degli edifici


Nell'allegato A del DM 26 giugno 2009 (Linee guida per la certificazione energetica), soo riportati i 2 metodi di calcolo da adottare per determinare la prestazione energetica dell'edificio.
Il primo metodo viene chiamato: “Metodo calcolato di progetto”, e si attua nei nuovi edifici o in quelli esistenti con una ristrutturazione completa meglio specificata alla lettera a dell'art.3 del dec. lgs. 192/2005 "a) una applicazione integrale a tutto l’edificio nel caso di:
1) ristrutturazione integrale degli elementi edilizi costituenti l’involucro di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 metri quadrati;
2) demolizione e ricostruzione in manutenzione straordinaria di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 metri quadrati;"
In pratica prevede la valutazione della prestazione energetica a partire dai dati di ingresso del progetto energetico dell’edificio come costruito e dei sistemi impiantistici a servizio dell’edificio come realizzati.
Il secondo chiamato: “Metodo di calcolo da rilievo sull’edificio o standard” che prevede la valutazione della prestazione energetica a partire dai dati di ingresso ricavati da indagini svolte direttamente sull’edificio esistente. In questo caso le modalità di approccio possono essere:
i. mediante procedure di rilievo, anche strumentali, sull’edificio e/o sui dispositivi impiantistici effettuate secondo le normative tecniche di riferimento, previste dagli organismi normativi nazionali, europei e internazionali, o, in mancanza di tali norme dalla letteratura tecnico-scientifica;
ii. per analogia costruttiva con altri edifici e sistemi impiantistici coevi, integrata da banche dati o abachi nazionali, regionali o locali;
iii. sulla base dei principali dati climatici, tipologici, geometrici ed impiantistici.
metodi riportati ai punti ii e iii, rispondono ai requisiti di semplificazione, finalizzati a minimizzare gli oneri a carico dei richiedenti, conformemente alla disposizioni del comma 9, dell’articolo 6, del decreto legislativo 192/05.

Per il calcolo degli indici di prestazione energetica dell’edificio per la climatizzazione invernale (EPi) e per la produzione dell’acqua calda sanitaria (EPacs), attuativo del “Metodo calcolato di progetto o di calcolo standardizzato” di cui al punto 1 del paragrafo 4, si fa riferimento alle metodologie di calcolo definite ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo, e precisamente alle norme della serie UNI/TS 11300 e loro successive modificazione e integrazioni. Di seguito si riportano le norme a oggi disponibili:
a) UNI/TS 11300 – 1 Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 1: Determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale;
b) UNI/TS 11300 – 2 Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 2: Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria.

Per eseguire i calcoli si fa riferimento a software commerciali i quali devono aver richiesto il riscontro dei calcoli all'ente proposto al rilascio (ENEA), oppure si farà riferimento ai calcoli predisposti sempre dall'Enea e che saranno pubblicati a breve sul suo sito.
Il corrispondente foglio di calcolo, che costituisce il riferimento applicativo delle predette norme, e significativi esempi numerici, sono reperibili sul sito internet del CTI a partire dall’entrata in vigore del presente provvedimento.
Questa procedura è applicabile a tutte le tipologie edilizie degli edifici nuovi ed esistenti indipendentemente dalla loro dimensione.


Metodi di calcolo da rilievo sull’edificio.

In merito alla metodologia di cui al punto 2ii del paragrafo 4, per il calcolo degli indici di prestazione energetica dell’edificio per la climatizzazione invernale (EPi) e per la produzione dell’acqua calda sanitaria (EPacs), si fa riferimento al metodo di calcolo DOCET, predisposto da CNR ed ENEA, sulla base delle norme tecniche di cui al paragrafo 5.1, il cui software applicativo è disponibile sui siti internet del CNR e dell’ENEA.
Questa procedura è applicabile agli edifici residenziali esistenti con superficie utile fino a 3000 m2.
In merito alla metodologia di cui al punto 2iii del paragrafo 4, per il calcolo dell’indice di prestazione energetica dell’edificio per la climatizzazione invernale (EPi) si utilizza come riferimento il metodo semplificato di cui all’allegato 2, mentre per il calcolo dell’indice energetico per la produzione dell’acqua calda sanitaria (EPacs) alle norme UNI/TS 11300 per la parte semplificata relativa agli edifici esistenti;
Questa procedura è applicabile agli edifici residenziali esistenti con superficie utile fino a 1000 m2.
Mentre per quanto riguarda il punto i, per il calcolo degli indici di prestazione energetica dell’edificio per la climatizzazione invernale (EPi) e per la produzione dell’acqua calda sanitaria (EPacs), si fa riferimento alle norme tecniche di cui al paragrafo 5.1 e alle relative semplificazioni previste per gli edifici esistenti. Infatti le predette norme prevedono, per gli edifici esistenti, modalità di determinazione dei dati descrittivi dell’edificio e degli impianti sotto forma di abachi e tabelle in relazione, ad esempio, alle tipologie e all’anno di costruzione.
(Tali tabelle e abachi sono compresi nelle norme Uni/Ts, sperando che L'Enea le renda pubbliche insieme ai relativi esempi di calcolo)

mercoledì 15 luglio 2009

Autodichiarazione del proprietario DM 26.06.2009, Linee guida certificazione energetica

Dall'allegato A punto 9 Autodichiarazione del proprietario
Per gli edifici di superficie utile inferiore o uguale a 1000 m2 e ai soli fini di cui al comma 1bis, dell’articolo 6, del decreto legislativo,( 1-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano agli edifici che non ricadono nel campo di applicazione del comma 1 con la seguente gradualità temporale e con onere a carico del venditore o, con riferimento al comma 4, del locatore:
a) a decorrere dal 1° luglio 2007, Omissis
b) a decorrere dal 1° luglio 2008, Omissis
c) a decorrere dal 1° luglio 2009 alle singole unità immobiliari, nel caso di trasferimento a titolo oneroso.)
mantenendo la garanzia di una corretta informazione dell’acquirente, il proprietario dell’edificio, consapevole della scadente qualità
energetica dell’immobile, può scegliere di ottemperare agli obblighi di legge attraverso una sua dichiarazione in cui afferma che:
- l’edificio è di classe energetica G;
- i costi per la gestione energetica dell’edificio sono molto alti;

Entro quindici giorni dalla data del rilascio di detta dichiarazione, il proprietario ne trasmette copia alla Regione o Provincia autonoma competente per territorio.

Con questa eccellente risoluzione alla dotazione del certificato energetico i proprietari di vecchi edifici potranno bypassare i calcoli rilasciati dall'analisi energetica eseguiti da un tecnico che magari potrebbe constatare invece che il fabbricato o l'alloggio, o in generale l'unità immobiliare risulti di classe superiore e con adeguati interventi edilizi potrebbe mettere a conoscenza il futuro acquirente delle possibilità di risparmiare sui consumi ed eseguire i lavori di efficienza energetica.
E' però anche vero che edifici di vecchia realizzazione e con scarsa manutenzione negli anni difficilmente si discosterebbero da una fascia energetica bassa quindi con alti costi energetici per il raggiungimento del confort abitativo.

Definizione unità immobiliare nel Decreto sulle Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici

Singole unità immobiliari, ai fini del presente decreto si intende l’insieme di uno o più locali preordinato come autonomo appartamento e destinato ad alloggio nell’ambito di un edificio, di qualsiasi tipologia edilizia, comprendente almeno due unità immobiliari. E’ assimilata alla singola unità immobiliare l’unità commerciale o artigianale o direzionale appartenente ad un edificio con le predette caratteristiche.

Resto del post

DPR 2 aprile 2009 n. 59 Sul rendimentio energetico in edilizia


Il 25 giugno scorso è entrato definitivamente in vigore il
DPR 2 aprile 2009, n. 59, "Regolamento di attuazione
dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo
19 agosto 2005, n. 192, concernente attuazione
della direttiva 002/91/CE sul rendimento energetico in
edilizia",pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 132 del 10
giugno. Si tratta di uno dei tre decreti attuativi, da tempo
attesi, per il completamento del Dlgs 192/2005.
Restano ancora da emanare il DPR di cui alla lettera c)
dell’articolo 4 comma 1 che dovrà definire i criteri di accreditamento
del certificatore e il decreto interministeriale
con le Linee guida nazionali per la certificazione energetica.
Le principali novità introdotte dal DPR 59/09
riguardano:

- Art. 3 – comma 1: adozione delle norme UNI/TS
11300 parte 1 e 2, ai fini delle verifiche delle prestazioni
energetiche previste dal Dlgs 192/05;
- Art. 4 – comma 1: per gli edifici di nuova costruzione e
nei casi di ristrutturazione complessiva, è sufficiente
procedere alla verifica dell'Ep limite, mentre non è più
richiesta la verifica delle trasmittanze delle singole
strutture (ex Dlgs 192- Allegato I – comma 1 lettera
c) né la verifica del rendimento medio stagionale
dell'impianto termico (ex Dlgs 192- Allegato I comma
1 lettera b);
- Art. 4 –comma 3: per gli edifici di nuova costruzione e
nei casi di ristrutturazione di edifici esistenti, viene introdotto
l'obbligo della verifica della prestazione energetica
per il raffrescamento estivo (relativa alla sola
parte involucro).
I limiti da rispettare, espressi come rapporto tra il
fabbisogno annuo di energia termica per il raffrescamento
dell'edificio e la superficie utile, per gli edifici
residenziali, o il volume per gli edifici con altre destinazioni
d'uso, sono pari a:
Edifici residenziali:
40 kWh/m2 anno nelle zone climatiche A e B;
30 kWh/m2 anno nelle zone climatiche C, D, E, e F;
Altri edifici:
14 kWh/m3 anno nelle zone climatiche A e B;
10 kWh/m3 anno nelle zone climatiche C, D, E, e F.
- Art. 4 – comma 12: ai fini della determinazione dell'energia
primaria (e dunque ai fini della verifica dell'Ep
limite) gli impianti alimentati a biomassa, sono equiparati
agli impianti alimentati da fonte rinnovabile, purché:
• abbiano un rendimento utile nominale minimo
conforme alla classe 3 della UNI EN 303-5;
• rispettino i limiti di emissione di cui all'allegato
IX alla parte quinta del decreto legislativo 3 aprile
2006 n. 152;
• utilizzino le biomasse di cui all'Allegato X alla
parte quinta del medesimo decreto.
Il successivo comma 13 introduce, opportunamente,
l'obbligo di verificare che, nel caso di impianti alimentati a
biomasse, le trasmittanze delle strutture che compongono
l'involucro rispettino i limiti di cui all'Allegato C del
Dlgs 192/05.
- Art. 4 – comma 15: sono introdotti requisiti più restrittivi,
nel caso di nuove costruzioni o ristrutturazioni
di immobili pubblici o ad uso pubblico;
Art. 4 – comma 18: per gli edifici di nuova costruzione
e nelle ristrutturazioni, ai fini di limitare la temperatura
interna estiva, è introdotta la verifica della trasmittanza
periodica delle strutture opache orizzontali e
verticali.
Tale parametro consente di valutare la capacità delle
strutture di contenere l'oscillazione termica estiva tenendo
correttamente in considerazione non solo l'inerzia
termica ma anche il livello di isolamento.
- Art. 6: nel rispetto della clausola di cedevolezza di cui
all'art. 17 del Dlgs 192/05, è precisato che quanto riportato
nel decreto si applica alle regioni e alle province
autonome che non abbiano ancora adottato
propri provvedimenti per il recepimento della direttiva
2002/91/CE.
Per le regioni che hanno invece provveduto a legiferare
in materia, il comma 3 prevede l'adozione di misure atte
a favorire un graduale ravvicinamento dei provvedimenti
regionali con le norme statali.
- Art. 7: sono confermate le disposizioni del D.Lgs.
115/2008 in merito alla validazione degli strumenti di
calcolo. attraverso una verifica e dichiarazione resa
dal CTI o dall'UNI.
Per maggiori informazioni rivolgersi a: arch. Anna Martino
martino@cti2000.it. Fonte: CTI informa

lunedì 13 luglio 2009

decreto sulla certificazione energetica degli edifici con gli allegati

E' stato firmato il decreto sulla certificazione energetica degli edifici che entrerà in vigore nei prossimi giorni con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

-Rendere trasparente la qualità energetica degli immobili - ha affermato il Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola - è un ulteriore passo avanti per garantire l’efficienza e il risparmio energetico e una maggiore sicurezza per i cittadini che acquistano una casa. L’obiettivo è quello di promuovere adeguati livelli di qualità dei servizi di certificazione, assicurarne l’utilizzo e la diffusione omogenea sull’intero territorio nazionale.

-I cittadini - ha concluso il Ministro Scajola - avranno così la possibilità di capire com'è stato realizzato l’alloggio che stanno acquistando dal punto di vista dell'isolamento, della coibentazione e degli impianti energetici, in che modo esso possa contribuire agli obiettivi di efficienza e risparmio energetico.

Il decreto, emanato in attuazione della Direttiva europea del 2002, definisce le linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici e gli strumenti di raccordo, concertazione, cooperazione tra lo Stato e le Regioni, alcune delle quali hanno già definito proprie procedure di certificazione, che si integrano alla normativa nazionale, nel rispetto delle peculiarità di ciascuna Regione. Il provvedimento segue il decreto del Presidente della Repubblica del 2 aprile scorso (n. 59), che fissa i requisiti energetici minimi per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni di quelli esistenti. Con queste nuove procedure, i cittadini che vendono la propria abitazione, potranno rispondere in modo più appropriato e con oneri assai contenuti all’obbligo di informare l’acquirente della qualità energetica dell’abitazione ceduta. Un altro regolamento definirà infine nelle prossime settimane le figure dei certificatori energetici (ingegneri, architetti, professionisti) abilitati al rilascio delle certificazioni.

Sette classi, dalla A alla G, più l’eccellenza della A+, per indicare nero su bianco i consumi di appartamenti, villette ed edifici commerciali in termini di kWh/annui al metro quadrato per la climatizzazione invernale e la produzione di acqua calda, con un piccolo accenno al raffrescamento estivo. Al via metodi di calcolo semplificati per gli edifici esistenti con dimensioni inferiori ai 3.000 mq, mentre sarà possibile certificare in serie gli appartamenti con le medesime caratteristiche. Via libera anche all’autocertificazione del proprietario in caso di classe G.
Scarica il decreto in pdf
ALLEGATO A
(articolo 3, comma 1)
Linee guida nazionali per la certificazione energetica
degli edifici

domenica 12 luglio 2009

Documento allegato al rogito? NO grazie!


Una legge di semplificazione, la 133/2008, ha cancellato dal decreto sul rendimento energetico l'obbligo di allegare al rogito di compravendita la certificazione, facendo venire meno anche le sanzioni relative (nullità dell'atto). In sostanza, dal 1° luglio 2009 resta obbligatorio che il venditore disponga dell'attestato energetico, ma nulla si dice della sua consegna all'acquirente. Scomparsa del tutto, invece, l'imposizione di fare la certificazione energetica in caso di locazione e allegarla al contratto.

Laddove le norme regionali non dicano diversamente, la mancanza di controlli da parte dei notai (che possono comunque rogitare) e l'inesistenza di sanzioni porterà molti cittadini ad aggirare le leggi, senza rischiare nulla. Quindi, in questi casi, anche la certificazione energetica condominiale non attirerà più di tanto. Tuttavia le norme di alcune regioni (si veda la tabella in pagina) continuano a pretendere che la certificazione sia allegata ai rogiti di compravendita nonché ai contratti di locazione, a scadenze diverse. In Piemonte l'obbligo per gli affitti è scattato dal 1° luglio 2009. In Lombardia e in Emilia Romagna, invece, partirà dal 1° luglio 2010. Date ancora da determinare per Toscana e Valle d'Aosta. Non è finita: in Piemonte, in Lombardia e in Toscana sono previste anche sanzioni amministrative per i venditori e gli affittuari di immobili. Poiché i notai che lavorano in queste regioni (soprattutto in Lombardia) hanno avuto indicazioni dall'Ordine di pretendere le certificazioni, l'obbligo in caso di compravendite è assicurato anche quando mancano sanzioni. Per le locazioni, invece, occorrerebbe un ente addetto ai controlli, ma non si sa quale possa essere (di certo non l'ufficio del Registro, che ha funzioni solo fiscali). Quindi svicolare è più facile. Il tutto finché non interverrà la Commissione europea, emanando sanzioni a carico dell'Italia per inosservanza della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia, come pare che stia succedendo. Fonte: ilsole24ore.it

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Risparmio energetico: pubblicate le UNI/TS 11300 sulle prestazioni energetiche degli edifici
fonte UNI
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Tutta la documentazione di approfondimento, compresi i decreti ministeriali attuativi delle Finanziarie 2007 e 2008 con le istruzioni dettagliate per fruire degli incentivi. Le risposte - elaborate a seguito di un attento esame delle Finanziarie e dei decreti attuativi - rappresentano la valutazione degli esperti ENEA
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